Stanza 8

«Come decidere a che punto cominciano e dove finiscono, in queste icone al tempo stesse domestiche e rituali – in queste istantanee scattate sullo sfondo d’una duplicità  memoriale nella quale sembrano confluire la solennità  enigmatica dei sacrifici biblici e il frettoloso, rabbioso pragmatismo di Françoise, la cuoca della Recerche, alle prese con una “bestiaccia” che non si decide a morire – il dominio del raccapriccio e quello della pietà , la provincia del desiderio e quella del rifiuto, il comprensorio della condanna e quello del perdono? Che sia impossibile rispondere non è, credo, che la conferma di una complessità che molto prima era stato impossibile non intuire e nella quale precipitano, integrandosi a morte, anche la maestria del segno e l’impronta dei maestri – così fraterni, così fatali, questi, da diventare, in un certo senso, addirittura anonimi, da non essere più identificabili, che ne so, come Courbet o come Bacon, ma soltanto e alla rinfusa, appunto, come “maestri”

In una continua sperimentazione tecnica, con queste opere Testori mette alla prova l’acquerello, qui usato secco fino allo spasimo, tanto da renderlo irriconoscibile. Il reperimento degli animali da ritrarre, ove non possibile in una macelleria, si lega a macabri aneddoti famigliari, fatti di gattacci neri uccisi per l’occorrenza con la carabina e recapitati in un sacco a domicilio, in tempo per far svenire ignare portiere, colpevoli di eccessiva curiosità.

Stanza 9

La pena,
mio Cristo,
mio re,
la pena di Te
nel disfarsi di rose
sull’onda che calma
s’ostende!
La pena di Chi
mi pretende
ed esige totale,
imparziale,
spogliato
d’ogni altra attrazione
che non sia la fusione
con lei,
la Tua fame,
con chi non ha pane, con chi non ha spazio
né tempo
per dare respiro
al suo cuore,
con chi non ha amore,
ma strazio,
catene,
dolore!

Giovanni TestoriOssa mea, 1983

Al 1981 risale l’avvio di un ciclo di venti pastelli dedicati al tema della Croce. I primi otto, di formato leggermente inferiore agli altri, sono databili con certezza al 1981, i restanti potrebbero essere stati realizzati in un momento di poco successivo. Testori, con un piccolo disegno a penna, indica anche una possibile disposizione dei disegni, non è noto se per una mostra o per un volume.

Stanza 10

Alla fine degli anni Ottanta, Testori viene coinvolto nel dibattito cittadino per la realizzazione del nuovo cimitero di Novate. Risalgono a questo momento alcuni piccoli disegni di sapore apocalittico che preannunciano il tenore drammatico dei suoi ultimi anni di vita, segnati dalla malattia. Tra il 1989 e il 1993, Testori entra ed esce dagli ospedali, ma questo non allenta di certo la sua vena creativa che, semmai, riceve dalla fatica ancor più energia. È così che, in quegli anni, Testori dà vita a numerosi scritti, spesso solo abbozzati, ma ripresi in mano fino agli ultimi giorni. Nasce in questo contesto una delle sue opere più importanti, pubblicata postuma: I Tre Lai.

Nel giugno del 1991, durante un ricovero all’Ospedale San Raffaele, i manoscritti registrano l’elaborazione di una nuova raccolta di racconti, intitolata Infera Mediolani e, per l’occasione, ricompaiono tra le pagine manoscritte iscrizioni decorate e bellissimi disegni. Torna così il tema caro a Testori fin dagli anni Sessanta: del gennaio 1992 è un bellissimo tramonto realizzato a piena pagina, mentre era convalescente a Varese e a un altro dei ricoveri al San Raffaele, probabilmente nel 1993, risale un ciclo di otto piccoli tramonti, realizzati su cartoncino. Qui l’impetuoso mare di colore, la forzatura delle forme, la ricchezza del disegno e il tassellarsi della materia, si concentrano in poche linee che, solcando il bianco, s’accendono per alleggerirsi.

Un viaggio biografico tra documenti inediti, libri, fotografie e video
Un percorso con oltre 100 dipinti e disegni di Giovanni Testori, dal 1944 al 1992

Inaugurazione: sabato 23 marzo 2013, ore 16 – Casa Testori, Novate Milanese

INGRESSO LIBERO

PROROGRATA FINO AL 26 MAGGIO
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Nell’anno di celebrazioni testoriane per i 20 anni dalla morte dello scrittore, l’Associazione Testori svolge un ruolo di coordinatore tra le molte iniziative che spontaneamente nascono sul territorio lombardo e si sta facendo promotrice in proprio di alcune di esse (una mostra a Bergamo, una alla Pinacoteca di Brera, una serie di iniziative presso le biblioteche di pubblica lettura milanesi…).

Da questo anno speciale d’iniziative non poteva naturalmente rimanere esclusa Casa Testori, la casa natale dello scrittore a Novate Milanese e l’Associazione Giovanni Testori, in collaborazione con l’Associazione Casa Testori, ha dato vita ad un allestimento testoriano dell’intera casa, che racconti la vita e l’opera dello scrittore con pannelli, documenti, libri, giornali, fotografie e video inediti, nonché un intero piano dedicato alla sua attività di pittore, con oltre 100 quadri e disegni. Nasce così “Absolut Testori” un viaggio affascinante alla scoperta di un grande intellettuale del Novecento, tra pittura, letteratura, giornalismo e teatro.

Pian terreno

Il percorso si apre su una stanza dedicata al contesto in cui nasce e si forma Testori – la fabbrica di Novate, l’energia umana e vitale delle periferie, le prime battaglie artistiche durante la guerra – raccontate attraverso ricostruzioni grafiche e un’inedita serie di fotografie sulla nascita dell’azienda di famiglia, dai primi telai ai capannoni di Novate. Stanza dopo stanza, dal tessuto famigliare degli anni Quaranta si dipana la vita dello scrittore, con numerose sorprese che accoglieranno il visitatore, dagli scritti degli anni Cinquanta, “I segreti di Milano”, agli spettacoli teatrali, passando attraverso la sua attività di critico d’arte e quattro stanze video con la proiezione integrale di tre spettacoli teatrali e una raccolta d’interviste. La conclusione è affidata all’ultimo ritratto fatto allo scrittore, esposto insieme a un servizio fotografico realizzato durante la seduta di posa e alle poesie di Testori offerte al pittore come ringraziamento.

Primo piano

Inizia dal grande scalone il secondo percorso, interamente dedicato all’attività pittorica dello scrittore: moltissime opere mai esposte prima raccontano la passione di Testori per una compromissione diretta con la pittura fatta di grandi dimensioni ed un uso spropositato di segno e materia pittorica. Dal ciclo ad affresco delle Quattro stagioni, di cui vengono presentati anche gli inediti cartoni preparatori, alle opere più rappresentative di un’attività che lo ha visto protagonista della pittura milanese degli anni Quaranta e presente con proprie personali in importanti gallerie italiane, dirette da Mario Tazzoli, il consulente privilegiato degli Agnelli e da Alexander Iolas, il celebre mercante di Andy Warhol, nonché alla storica Galleria del Naviglio o al Centre Pompidou di Parigi. Di una produzione caratterizzata da una grande sperimentazione formale e mutamento di tecniche – dall’affresco al disegno, dall’olio all’acrilico, dall’acquerello al pastello – a ogni stanza il visitatore scopre così un nuovo ciclo, la storia di una mostra o lo stretto legame tra scrittura e pittura, visibile negli splendidi manoscritti delle sue opere, costellati di bellissimi disegni.


Absolut Testori

Il nuovo allestimento di Casa Testori, Largo Angelo Testori 13 – Novate Milanese (MI)

Dal 24 marzo al 19 maggio 2013 – Inaugurazione 23 marzo, ore 16
Orari: martedì-venerdì 10-18; sabato 15-20;
domenica 10-19.
Chiusa tutti i lunedì, 31 marzo e 11 maggio.

Settimana a “Supermilano”: dal 13 al 21 aprile, apertura straordinaria tutti i giorni 10-22

Info: tel. 02/36.58.68.77 – mail info@associazionetestori.it

È sempre più ricca la rassegna stampa della mostra su Pasolini. Vi segnaliamo l’articolo di Luca Fiore uscito su uno dei più seguiti quotidiani online Il sussidiario.net Questa settimana un lungo servizio sulla mostra verrà  pubblicato dal settimanale Tempi, mentre il mensile Tracce di maggio pubblica un’intervista a Giovanni Agosti che spiega i criteri con cui è stata pensata la mostra. Infine segnaliamo le recensioni di Davide Rondoni su Avvenire e di Fulvio Panzeri sulla Provincia di Como. Ada Masoero ha recensito la mostra sul Sole 24 ore. Infine qui potete riascoltare il servizio di Radio Tre dedicato alla mostra, in diretta per la trasmissione Piazza Verdi.

Dopo l’anteprima di Vincenzo Trione sull’inserto domenicale del Corriere della Sera, sullo stesso quotidiano Francesca Bonazzoli ha raccontato la mostra ai lettori, sottolineando come la particolarità  di questa sede espositiva sia quella di riuscire a inventare soluzioni sorprendenti e coinvolgenti. “Affinità  elettive” è il titolo dell’articolo. “Solo uno spazio singolare come la casa natale di Giovanni Testori a Novate poteva trasformare una mostra su Pasolini in una drammatizzazione teatrale”, scrive la Bonazzoli. “L’arte, la carne e il diavolo. Pasolini (quasi) come Testori” è il titolo dell’articolo di Roberto Cicala per Repubblica. Scrive Cicala: “Il mistero è infine in un disegno-testamento con un profilo ripetuto ossessivamente da quest’«autore che non crede ma è fedele all’arte». È ciò che interessa Testori: il dramma dell’uomo Pasolini che, per «l’assenza dell’Altro», della fede, cerca sempre «qualcuno di irraggiungibile», anche al lido di Ostia, ma «in quegli occhi, in quelle labbra non fa altro che avvicinare ulteriormente la fine»”. “Gli autoritratti di Pasolini quando sognava di diventare pittore” è invece il titolo dell’articolo di Roberto Borghi uscito su Il Giornale. Invece “Pasolini ospite scomodo in Casa Testori” è il titolo della pagina che Il Giorno ha dedicato alla mostra con un lungo e attento articolo di Gian Marco Walch.

Oltre alla ricchezza della rassegna stampa vi segnaliamo il servizio per il Tg3, andato in onda prima nell’edizione lombarda e poi anche su quella nazionale, a cura di Cristina Sanna Passino 

 

A cinquant’anni dalla scomparsa di Mariuccia, grazie alla generosità della famiglia, viene indetto il Premio Mariuccia Testori Paracchi, destinato a sostenere l’attività di un giovane artista emergente.

Luca DoninelliRicordi come nacque la tua passione per l’arte, per la letteratura?
Giovanni TestoriAvevo una cugina che dipingeva. La mia famiglia e quella del fratello di mio padre abitavano nella stessa casa, in due appartamenti separati ma comunicanti. Mi regalava sempre, fin da quando ero bambino, libri e libretti dedicati ai pittori (prima, però, strappava le immagini troppo ardite, come le Veneri e altre cose del genere).Questa cugina era maggiore di me di circa dodici anni e io andavo ogni giorno a trovarla, nel salottino dove lavorava, e in silenzio seguivo le fasi del suo lavoro: dai primi schizzi a penna ai disegni fatti a carboncino e da questi all’esecuzione finale, quando i colori schizzavano dai tubetti. Ero stupito tanto dalla materia quanto dalla volontà di costruire che c’era in lei. Faceva nature morte, paesaggi, e anche alcuni bellissimi ritratti.

Entrando in Casa Testori, l’ingresso e la grande scala dividevano i due appartamenti: a sinistra, sopra e sotto, viveva la famiglia di Edoardo e della moglie Lina, genitori dello scrittore Giovanni Testori, di Piera, Giuseppe, Marisa, Lucia e Gabriella; a destra viveva lo zio Giacomo con la moglie Giuseppina Rusconi e i figli Angela (Angiùla), Angelo e Mariuccia, la cugina di cui parla Testori in questa intervista del 1992. Mariuccia Testori (1911-1962) si dedicò presto alla pittura e al disegno, arrivando a partecipare ad alcune esposizioni collettive alla Permanente di Milano negli anni Trenta; la sua produzione è ristretta a pochi anni, tra il 1935 e il 1942. Mariuccia, che si era sposata con Piero Paracchi, dopo la nascita della seconda figlia, Anna (1941), si era dedicata alla famiglia. In seguito ebbe altri tre figli: Giacomo, Marta e Letizia. Testori rimase riconoscente tutta la vita verso l’amata cugina, così importante per la sua precoce fascinazione per il colore e la pittura, ma anche testimone di una totale dedizione all’alveo famigliare, così importante per la storia di questa casa, e per lo scrittore.

Il premio è stato vinto da Aleksander Velišček, scarica qui il comunicato.

Quarta edizione, Giorni Felici a Casa Testori. Dopo tre anni di successi, con oltre 3500 visitatori a edizione, i 20 artisti chiamati ad allestire le 20 stanze della casa sono stati scelti da altrettanti artisti. È stata rispettata naturalmente l’idea di affiancare artisti che non hanno bisogno di presentazioni con tanti giovani. Si è potuto assistere a interessanti dinamiche rovesciate: giovani invitati dai loro maestri o grandi nomi voluti da artisti giovani che si sono messi nella loro scia, com’è il caso di Mario Schifano, chiamato da Andrea Mastrovito, a cui è stato destinato il salone della casa. Schifano era presente con le foto dipinte, tra le quali spiccano anche gli scatti a Giovanni Testori, del 1993. Giorni Felici ha reso omaggio al grande architetto Angelo Mangiarotti, appena scomparso, e “invitato” da Alessandro Mendini.
Il cast degli artisti presenti in mostra è particolarmente internazionale: artisti provenienti da Giappone, Finlandia, Germania, Slovenia, Olanda e Serbia.
Inoltre, Giorni Felici 2012 ha previsto anche l’assegnazione del premio Mariuccia Paracchi al miglior artista under 35.

Stanza 1
Invitata da Leonora Hamill

Mi ritrovo a sperimentare e a ricercare anche attraverso la scultura la Forma e la Materia.
Ho un’affinità epidermica con materiali come le lamiere e i barili, materiali grezzi, pesanti e poco malleabili. Oggi, anche in scultura, scelgo il ferro. Il perché di questa scelta sta nel semplice fatto che lavoro con l’intento di tirar fuori da un elemento considerato “pesante” la sua leggerezza. La potenza emozionale che riesce a trasmettere nel solo osservarlo, attraverso la stessa ruggine e le sfumature che da essa ne derivano, crea una sorta di dipendenza… È una continua scoperta.
Con le sculture ho voluto lavorare su spessori e profondità, giocando con gli equilibri e la dinamicità delle forme, dello stesso materiale, con semplici sovrapposizioni, utilizzando elementi molto lineari. Ho voluto lavorare su aspetti più nascosti della materia stessa, come la leggerezza e la linearità. Con la riduzione delle dimensioni delle sculture, con un gioco di profondità e chiaroscuri e di tagli orizzontali ho cercato di trovare la luce. Una luce che dà quel senso di leggerezza ad una scultura che di per sé è fisicamente “pesante”. Proprio saldando delle lamine, finemente tagliate, a una distanza calcolata riesco a ritrovare e a far filtrare la luce. Una luce che affiora attraverso la materia e che dà un senso a chi la scorge anche di “scoperta”.
Spesso, lavorare su un progetto già da me prestabilito, fa in modo che io sia guidata da una forma verso un’altra in modo istintivo ma affatto casuale. E così che alla fine realizzo un’opera (in questo caso scultorea) che parte da un’idea e finisce con il comprendere un insieme di miei atteggiamenti e sensazioni che poi cerco di trasmettere al mio interlocutore.
Il prodotto finale risulta ai più un oggetto comunque imponente quanto elegante nonostante la scelta del materiale, il ferro, del colore, la ruggine, dell’imperfezione propria della materia e dei punti di saldatura lasciati in alcune opere evidenti sottolineano il lavoro manuale.

 

Mary Pola è nata nel 1975 a Tempio Pausania (OT). Vive e lavora a Foligno.

 

Stanza 2
Invitato da Julia Krahn

Per il mio ingresso nella casa di Giovanni Testori ho voluto portare due sole opere, che parlano di me e di lui. Questo Eroe appartiene a un ciclo a cui sto lavorando negli ultimi anni e che parte dal libro di Heinrich Wolfflin, Come fotografare le sculture. L’intento è quello di lavorare con le carte ridipinte sulla statuaria classica; grazie al medium della fotografia, la statua diventa un dipinto e questo mi permette di avvicinarla. Spesso la collocazione museale non rende giustizia all’opera, me la rende sfuggente, m’impedisce quella visione d’insieme che è necessaria per vederla veramente. La pittura cerca di rispondere a questo bisogno, riassumendo in sé tutti i punti di vista necessari e liberando la forza che l’opera vorrebbe esprimere.

Per la seconda immagine ho pensato a Testori, al suo essere un poeta tragico, ed è la prima volta che lavoro in modo serio, sereno e pensoso sul teschio umano. Diversamente da come avviene di solito, non sono partito dalla pagina di un libro, ma ho fatto scattare una foto ad hoc che avesse la composizione, la forza e l’ombra che avevo in mente. È un lavoro che mi riporta indietro, alla mia formazione, quando dipingevo architetture caratterizzate da bucature scure, da questi rapporti tra buio e luce. Guardavo all’amato Bellotto e alle sue ombre, dove le immagini emergono potenti grazie a zone assenti, a cavità. In questo caso si tratta di un cranio umano e, come per i bucrani di animali, a dominare è il mio rapporto privilegiato con il nero. Come nella scrittura, i colori si riducono al minimo, perché quelli che dominano sono i colori dell’assenza: le sfumature del grigio, i colori lunari che portano fin quasi al monocromo, alla grisaille. La tavola è un supporto che non uso mai, ma che mi riporta anche questa ai miei primi lavori, quando dipingevo sulle masoniti rovesciate e sui legni trovati. E poi lavoro sempre sui temi del tempo e della memoria, per questo amo i materiali che hanno avuto una loro storia e che ne portano la traccia.

 

Luca Pignatelli è nato nel 1962 a Milano, dove vive e lavora.

Stanza 3
Invitato da Massimo Kaufmann

“Images of broken light,
which dance before me like a million eyes,
that call me on and on across the universe”

Il mio lavoro è istintivo, ed è emotivo. Non so mai cosa esce fuori. Io voglio essere sorpreso. Voglio che l’immagine mi superi e che io stesso mi trovi a domandarmi da dove viene e che cosa sia. Fare un quadro è come fare una lunga passeggiata, senza sapere dove arrivo e scegliendo sempre vie sconosciute, perdendomi spesso negli angoli bui della mia mente e ritrovandomi un attimo dopo illuminato dalle luci nervose delle macchine frettolose. Si procede fino ad un punto, punto in cui mi accorgo che il lavoro funziona. Quel punto è sempre misterioso e raggiungerlo è fonte di enorme soddisfazione. Un passo dopo anch’io sono spettatore (mai oggettivo), trovo spesso in un quadro le diverse emozioni vissute. La pittura è un’esperienza emotiva. Il quadro è una concentrazione di energia, spesso incontrollabile.Il titolo è preso dalla canzone Across the Universe dei Beatles, anche se l’idea mi è venuta ascoltando la bellissima cover fatta dai Laibach. La canzone viene definita “cosmic ballad”. Mi piace l’idea che un’emozione possa essere personale, universale e anche cosmica. Mi piacciono le opere d’arte che hanno questa tendenza, anche se solo nella testa dell’artista. Anche quando rappresentiamo i frammenti è importante ricordare sempre che tutte le cose nell’universo sono collegate. Nikola Tesla diceva: “Tutto ciò che vive è legato a un rapporto profondo e meraviglioso: l’uomo e le stelle, l’ameba e il sole, il nostro cuore e la circolazione di un numero infinito dei mondi”.

Branko Jankovic è nato a Belgrado nel 1978. Vive e lavora a Milano.

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