Serata omaggio per Emanuele Banterle

A te come te
di Giovanni Testori

“lettura scenica” da un’idea di Gabriele Allevi e Luca Doninelli
voce: Ermanno Montanari; canto: Michela Marangoni e Laura Redaelli; regia: Marco Martinelli

co-produzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro, deSidera Festival in collaborazione con Bergamo Candidata Capitale Europea della Cultura 2019; Spettacolo 12 luglio ore 21.30; Novate Milanese, Casa Testori

Il grande scrittore Giovanni Testori (Novate 1923- Milano 1993) non ha mai fatto distinzioni tra la propria produzione drammaturgica, quella critica, quella poetica o narrativa e la pubblicistica. Il carattere fondamentale della sua parola è sempre lo stesso: è, la sua, una parola-grido, una parola destinata fin dall’inizio ad essere incarnata da una voce, da un corpo, da una carne. E non è un caso che tutta la sua opera sia finita sulle tavole del teatro, luogo nudo, essenziale, povero e insieme sacro, dove la parola si identifica con la materia stessa, e viene lanciata sugli spettatori come si lancia una richiesta di aiuto, o di pietà .

A vent’anni dalla morte e novanta dalla nascita, la grande attrice Ermanna Montanari, coadiuvata da Marco Martinelli (suo drammaturgo e regista oltre che marito) infrange con questo spettacolo un altro tabù, portando in scena il Testori giornalista con una scelta di suoi memorabili interventi sull’attualità . Storie drammatiche, vicende spesso disperate che l’occhio pietoso e insieme lucidissimo dello scrittore illumina, cogliendo, in fondo alla tragedia, i segni di una Speranza che nemmeno l’ingiustizia più atroce riesce a spegnere del tutto.

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La mostra è ora pronta a partire per nuove tappe in italia

La mostra organizzata dall’Associazione Giovanni Testori in collaborazione con Casa Testori Associazione Culturale che ha messo alla prova Casa Testori con un progetto innovativo e mai tentato in Italia. La grande casa dell’intellettuale è stata infatti divisa in quattro spazi definiti, affidati a quattro giovani studiose chiamate a trasformare la propria tesi di laurea o dottorato in una mostra.

É nata così 4 curatrici per 4 maestri, un format innovativo in cui Casa Testori Associazione Culturale, il suo staff e il suo comitato scientifico mettono a disposizione la propria esperienza perché quattro studi destinati a rimanere in un cassetto o comunque confinati in ambiti specialistici, possano trovare la meritata visibilità pubblica.

per info tecniche sulla mostra:
info@casatestori.it

 

Un viaggio biografico tra documenti inediti, libri, fotografie e video.
Un percorso con oltre 100 dipinti e disegni di Giovanni Testori, dal 1944 al 1992.

Nell’anno di celebrazioni testoriane per i 20 anni dalla scomparsa di Giovanni Testori (1923-1993), diverse sono state le iniziative sorte spontaneamente sul territorio lombardo, tra le quali una mostra a Bergamo, un’altra alla Pinacoteca di Brera di Milano e una serie di iniziative presso le biblioteche di pubblica lettura milanesi.
Da queste iniziative non potevano naturalmente rimanere escluse Casa Testori, la casa natale dello scrittore a Novate Milanese, e l’Associazione Giovanni Testori, che insieme hanno dato vita ad un allestimento testoriano dell’intera casa che raccontava la vita e l’opera dello scrittore attraverso pannelli, documenti, libri, giornali, fotografie e video inediti, oltre ad un intero piano dedicato alla sua attività di pittore, con oltre 100 quadri e disegni
È nato così Absolut Testori, un viaggio affascinante alla scoperta di un grande intellettuale del Novecento, tra pittura, letteratura, giornalismo e teatro.

PIAN TERRENO

Il percorso si apriva su una stanza dedicata al contesto in cui nacque e si formò Testori – la fabbrica di Novate, l’energia umana e vitale delle periferie, le prime battaglie artistiche durante la guerra – raccontate attraverso ricostruzioni grafiche e un’inedita serie di fotografie sulla nascita dell’azienda di famiglia, dai primi telai ai capannoni di Novate. Stanza dopo stanza, dal tessuto famigliare degli anni Quaranta si dipanava la vita dello scrittore, con numerose sorprese che accoglievano il visitatore, dagli scritti degli anni Cinquanta, “I segreti di Milano”, agli spettacoli teatrali, passando attraverso la sua attività di critico d’arte e quattro stanze video con la proiezione integrale di tre spettacoli teatrali e una raccolta d’interviste. La conclusione era affidata all’ultimo ritratto fatto allo scrittore, esposto insieme a un servizio fotografico realizzato durante la seduta di posa e alle poesie di Testori offerte al pittore come ringraziamento.

PRIMO PIANO

Iniziava dal grande scalone il secondo percorso, interamente dedicato all’attività pittorica dello scrittore: moltissime opere mai esposte prima raccontavano la passione di Testori per una compromissione diretta con la pittura fatta di grandi dimensioni ed un uso spropositato di segno e materia pittorica. Dal ciclo ad affresco delle Quattro stagioni, di cui venivano presentati anche gli inediti cartoni preparatori, alle opere più rappresentative di un’attività che lo ha visto protagonista della pittura milanese degli anni Quaranta e presente con proprie personali in importanti gallerie italiane, dirette da Mario Tazzoli, il consulente privilegiato degli Agnelli e da Alexander Iolas, il celebre mercante di Andy Warhol, nonché alla storica Galleria del Naviglio o al Centre Pompidou di Parigi. Di una produzione caratterizzata da una grande sperimentazione formale e mutamento di tecniche – dall’affresco al disegno, dall’olio all’acrilico, dall’acquerello al pastello – in ogni stanza il visitatore poteva scoprire così un nuovo ciclo, la storia di una mostra o lo stretto legame tra scrittura e pittura, visibile negli splendidi manoscritti delle sue opere, costellati di bellissimi disegni.

Stanza 1

Negli anni Quaranta Giovanni Testori (1923-1993), prima ancora che come scrittore, è noto ai più come un pittore e critico realista, solidale con l’esperienza della scuola milanese uscita da “Corrente”, compagno di strada di Morlotti, Cassinari e Guttuso. Anche i suoi interventi come critico militante sono dettati dalla necessità di trovare, innanzitutto per sé, una strada percorribile nel realismo italiano, capace di andare oltre la folgorazione picassiana, dopo averla attraversata.

Le quattro stagioni 
Dopo la partecipazione ad alcune mostre e premi, Testori realizza, nel 1947, un ciclo di quattro affreschi dedicati alle stagioni, per la sala da pranzo della casa del fratello Giuseppe a Novate, di cui si conservano anche i cartoni usati per lo spolvero, la tecnica di riporto del disegno sull’intonaco fresco.

Le Vele di San Carlo
Nel 1948, grazie all’amicizia con padre David Maria Turoldo, Testori ottiene il permesso di realizzare quattro affreschi, rappresentanti i simboli degli evangelisti, nelle vele della cupola presbiterale della chiesa di San Carlo al Corso. Ma il 10 settembre dello stesso anno, il Priore dei Padri Serviti responsabili della Chiesa invita una “Commissione mista, delle Belle Arti e dell’Arte Sacra” per un giudizio sugli affreschi, che personalmente non apprezza.
La Commissione dichiara che, nonostante gli affreschi avessero “dei pregi artistici” sono in contrasto con l’ambiente della Basilica. Testori fa subito le sue rimostranze sostenendo che difenderà la sua opera “a mezzo dei giornali cittadini”. Malgrado qualche voce si sia alzata in sua difesa, i più sono concordi sull’incongruenza dell’intervento e, il 23 giugno 1949, la cronaca del convento registra che gli affreschi sono stati coperti con vernice ad olio.

L’epilogo
La delusione di Testori è forte tanto da alimentare un’insoddisfazione crescente per la propria ricerca pittorica. Per Testori, evidentemente, poco valgono la realizzazione della straordinaria e innovativa Crocifissione (1949), qui posta in cima allo scalone, e l’allestimento della sua prima personale alla Galleria San Fedele di Milano (1950).
Di lì a poco, si arriva al drammatico epilogo: un grande rogo nel cortile della casa di Via Santa Marta, dove Testori aveva il suo studio. Un incendio distruttore con il quale dar fuoco a tutti i dipinti realizzati fino a quel momento e ancora presso di lui.
Con questo gesto Testori abbandona la pittura, buttandosi a capofitto nella scrittura, come critico
d’arte nel segno di Roberto Longhi e come narratore de I segreti di Milano.

Stanza 2

Sebbene la coerenza non fu una dote coltivata da Testori, è un dato che il distacco dai pennelli fu definitivo per molti anni. Dalla Crocifissione del 1949, se si escludono i rari disegni che compaiono nei quaderni manoscritti, Testori sembra infatti non provare più interesse per la pittura e il disegno per circa quindici anni.
Ma alla metà degli anni Sessanta, proprio dalla scrittura, rinasce impetuosa la sua passione per il disegno, che lo porterà  a realizzare alcuni drammatici “ritratti” di rose in disfacimento e, dal 1967, una serie di acquerelli e grandi disegni dedicati al tema del tramonto segneranno il ritorno del colore.
Quella del 1949 si dimostrò solo una lunga battuta d’arresto e la vicenda pittorica di Testori, lontana ormai dal drammatico epilogo di via Santa Marta, ricominciò impetuosa e torrentizia per non arrestarsi più, fino alla fine.

Stanza 3

«Nel nostro caso la testa del Battista è diventato l’oggetto, il simbolo, il mondo dell’infinito dolore e della più disperata disperazione. Testori si è assunta la parte, accanto a quella dei carnefici, di strappare la testa del Battista con tutti i suoi fili, con la carne e soprattutto il sangue. In effetti, il disegnatore è riuscito così bene in quest’opera di dissezione e di immedesimazione da lasciare lo spettatore nelle mani dell’artista che diventa creatore, sia pure creatore nella morte. Ma l’album di questi disegni ha anche una forza divinatoria, nel senso che prelude a quella che sarà dopo il 1968 l’evoluzione di Testori, la sua straziante discesa agli Inferi. Lungo tutti questi anni Testori ha in qualche modo sfidato il suo e nostro Dio, nel tentativo di ripetere la storia stessa della Creazione: si è fatto attore e vittima, si è fatto padrone e servo. Ma procedendo sempre insieme, in fondo senza separazioni di parti e di ruoli: da quella testa sacrificata ha saputo estrarre il moto della vita, quel doppio registro dell’attesa e della sconfitta che il poeta Testori pratica con lucidità ma anche con molta oscurità
Carlo Bo, 1987

Nel 1968, durante la stesura del dramma teatrale Erodiade, Testori disegna con la stilografica un gran numero di Teste del Battista straziate da uncini e deformazioni: nove occupano alcune pagine del quaderno manoscritto, lasciandosi incorniciare dal testo, altre 72, realizzate su quaderni analoghi, vanno a costituire una serie numerata.
L’anno dopo, passando dalle teste umane a quelle animali, riprenderà a dipingere a olio. Il ciclo delle 72 teste venne presentato al Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1987, in occasione della messa in scena dello spettacolo.

Stanza 4

«I giovani atleti nudi dipinti da Testori […], attraverso una lunga storia di incroci, di mutazioni, di arricchimenti cromosomici, discendono dal Bacchino malato o dal Narciso del Caravaggio, mettendosi accanto ai giovani saltimbanchi di Picasso epoca rosa e blu e con affinità spirituali più fonde accanto ai clowns ed ai forains, alle cavallerizze ed alle prostitute di Rouault, alla loro quasi animalesca volontà di lotta e capacità di resistere, di incassare i colpi […]. La bellezza di questa pittura non può essere colta per interno se non si avverte ch’essa rappresenta un atto di salvazione e dà forma ad un atto di fede nella vita delle cose amate, cose appunto, ed ad un atto di partecipazione alla loro ineliminabile malinconia.
Questi giovani atleti nudi rappresentano lo stato d’innocenza dei ragazzi di vita del 
Dio di Roserio, del Fabbricone, delle storie del Ponte della Ghisolfa, cioè le figure in cui si chiudono, quasi in attesa di nascere, se un gesto di verità  e di amore li libera dal limo. Nella Grecia dei tempi d’oro gli artisti compivano lo stesso miracolo, ma senza lasciare un posto all’uomo. I giovani atleti nudi prendevano la forma degli eroi e degli dèi. Una forma che per Testori è soltanto speranza, anzi malinconia e fame. I suoi giovani restano sulla terra, questa terra, in mezzo a noi. Sono nervi e muscoli, carne che può gareggiare e può amare ed essere amata, e cedere alla fatica, e cadere smemorata nel sonno. Morire ogni giorno
Luigi Carluccio, 1971

Nel 1971 Testori espone a Torino, nella Galleria Galatea di Mario Tazzoli, il gallerista a cui
spetta la prima mostra di Francis Bacon in Italia e mercante di fiducia della famiglia Agnelli.

Stanza 5

«È accaduto a Testori quello che era già accaduto a Victor Hugo, scrivere e disegnare nello stesso tempo. Più precisamente, far nascere insieme parola e disegno, in un giuoco intenso e drammatico di segni diversi ma tutti volti a rendere visibile il volto stesso della poesia.»
Carlo Bo, 1987

Il rapporto tra scrittura e disegno fu per Testori sempre strettissimo e, sfogliando i quaderni manoscritti, si scopre che gli spazi bianchi delle pagine “ospitarono” la vena espressiva di Testori in un periodo in cui, almeno tra il 1958 e il 1964, non sfociava in veri e propri dipinti o importanti disegni autonomi. Dopo alcuni disegni a piena pagina che compaiono nel quaderno della Gilda del Mac Mahon, fu la stesura del poema I Trionfi a spingere lo scrittore a dar vita a numerosi grandi disegni, spesso a tema floreale. In alcune pagine la dimensione del disegno e l’attenzione riservata ai particolari dei fiori, evidentemente ritratti dal vero, sembrano quasi invertire i ruoli, trasformando i quaderni in erbari commentati.
Ma il disegno è il crocevia anche dell’attività teatrale e, addirittura cinematografica di Testori. Un ciclo di dieci disegni testimonia il lavoro dello scrittore che, nel 1970, per la sceneggiatura di un film mai realizzato e dedicato all’Amleto, volle disegnare i costumi, con precise indicazioni dei colori e dei materiali. Il disegno si dimostra insomma al cuore della produzione creativa di Testori, qualunque strada espressiva sia destina a prendere.

Stanza 6

«Credo che pochi artisti italiani portino nella propria figura le stimmate dell’“artista moderno”, come Giovanni Testori. Il suo bisogno fatale di andare oltre, sempre più avanti e lontano, dove nessuno possa sostare con lui: il suo disperato desiderio di conoscere il peccato, la dannazione, il rimorso e il delirio; e la fredda volontà di costruirsi, giorno per giorno, ora per ora, libro per libro, un destino tragico, cosa più moderno di questo? Davanti a una volontà come la sua, ognuno di noi si domanda fino a quando potranno resistere, senza cedere o spezzarsi. Per conto mio, debbo confessare una ammirata avversione. Anche se è ingenuo scriverlo, vorrei che tante energie scatenate a infrangere ogni limite si raccogliessero dentro i limiti che ci sono concessi. Ma cosa cerca, Testori, dietro la forma? Sebbene mi sembri quasi empio parlarne, egli cerca Dio, il cui vero nome sfugge all’arte, come ad ogni filosofia; e il peccato assoluto, il male senza rimedio, che sono ugualmente irrappresentabili con le parole e i loro colori umani
Pietro Citati, 1974

Nel 1974 Testori espone alla Galleria Iolas di Milano, diretta da Alexander Iolas, il grande mercante internazionale di origine greca. Dall’olio passa all’acrilico: in una serie di dipinti quasi monocromi, la materia si fa meno frastagliata. Le grandi figure femminili, sul punto di lasciarsi inghiottire dal fondo bianco, sprigionano la loro forza nella vitalità del sangue.

Stanza 7

«Oggi Gèricault continua a essere per Testori un punto di partenza. La sua lezione e il suo ricordo sopravvivono all’idea del frammento anatomico abbandonato a se stesso, muto intreccio di gambe e braccia tagliate. Ma Testori ha fatto un passo più in là, non ha più bisogno di macelleria. Non c’è più bisogno di tagliare, di mozzare gambe e braccia per poi annodarle in un fiocco, in una natura morta a luce notturna. Basta dipingere un sesso, per ottenere lo stesso effetto di mutilazione. Basta il frammento anatomico e genitale in sé. […] La superficie si crepa lasciando aperti degli spazi, dei vuoti simili a crateri di luce. E in questi spazi la luce non irrompe, ma scoppia. […] La luce è risucchiata dal nulla, è solo un intervento di tenebra. È il buio che la produce. Così prendono corpo, insieme alla loro luminosità, forme che non sono forme ma ectoplasmi, fantasmi di capezzoli, seni, vulve, glutei, improvvisamente materializzati quanto pronti a ritornare precipitosamente sui loro passi, a dissolversi nel buio di un pozzo. Immagini assurdamente plastiche, assurdamente carnose, perché non c’è nessuna distinzione fra la loro forma e lo sfolgorio della loro effimera e attonita luce
Cesare Garboli, 1975

Nel 1975 Testori espone alla storica Galleria del Naviglio di Milano una serie di grandi carte realizzate a grafite, con soggetti anatomici e sensuali fiori carnosi.

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