Stanza 18

«L’enigma della bellezza lo scopro nella natura.
Vorrei fissare il mistero e la grazia dei fiori sulla tela.
Mi piacerebbe trasmettere l’aroma di un gelsomino, di una rosa e di una violetta.
Inseguo forme e colori che appartengono alle ali delle farfalle e alle piume degli uccelli.
Il ramo di un albero in fiore diventa un piccolo universo smaltato in cui esprimere sogni e desideri.
»
Fulvia Mendini

«I lavori di Fulvia Mendini sono sempre caratterizzati da un linguaggio lineare e sintetico altamente decorativo, in cui si avvertono influssi del grafic design, dell’illustrazione e della tradizione artigianale dell’Arts and Crafts. I fiori, gli insetti e gli uccelli che compaiono nelle sue opere funzionano come i lemmi di un vocabolario visivo originale, nel quale si fondono echi della cultura artistica orientale e occidentale. L’artista utilizza questi segni come moduli per comporre delicati arazzi floreali, che evocano sia le luminose strutture circolari dei rosoni delle chiese cristiane, sia le impertinenti architetture di sabbia e riso dei mandala tibetani.»
Ivan Quaroni

 

L’ARTISTA

Fulvia Mendini è nata nel 1966 a Milano dove vive e lavora. Dopo aver studiato illustrazione e grafica all’Istituto Europeo di Design ha iniziato una ricerca pittorica e decorativa personale, approfondendo in particolare il mondo della natura e del ritratto. Ha esposto le sue opere al Grand Palais di Parigi, all’Expo International di Taejon in Corea, alla Triennale di Milano e in molte altre gallerie italiane ed europee. Nel 2009 ha partecipato alla Biennale di Praga. Ha realizzato delle ceramiche a Vietri, e per Yoox ha disegnato una collezione di borse. È presente nella collezione permanente al Byblos Art Hotel di Verona con alcuni dipinti e sue opere musive sono installate nelle stazioni della nuova metropolitana di Napoli.

Stanza 19

«Ho sempre dipinto ritratti. È da quando ero giovane, da quando avevo sedici anni circa. Sono ossessionato dalle “facce”. Sono ossessionato dalle parti emergenti e dalle rientranze, dai colori e dalle ombre… E dai movimenti. Un piccolo tic, una deformazione, un movimento rapido e a scatti degli occhi; solo l’atto qualcuno che legge era motivo per me di osservare questi movimenti animali. Il movimento di un volto è come un documentario di squali, gli stessi movimenti a scatti, semplicemente più contenuti. E poi i movimenti delle narici, soprattutto quando uno aveva il raffreddore, meglio di qualsiasi museo. Il naso rosso vermiglione di un raffreddato è sempre stato motivo di eccitazione e tutt’oggi rimane uno dei miei colori preferiti. L’unica cosa che non mi è mai piaciuto osservare è una persona piangere… Mi innervosisce, rende tutto meno interessante, più falso. Mi piacciono i volti che nascondono un segreto… Mi piacciono le cose che non si possono catturare.»
Paolo Maggis

«Nessuno prende più la pittura per quello che è stata per secoli: rappresentazione di temi particolari che diventano più o meno universali grazie alla maggiore o minore efficacia del linguaggio adottato.
Maggis è uno dei pochi che la intende e la usa in questo modo, e prima ancora che guardando le sue tele lo si capisce dall’olimpica serenità  che mostra nell’illustrarle a qualche visitatore: il soggetto è questo, l’ho dipinto perché mi piaceva l’immagine che ho trovato altrove o perché mi emozionava di per sé, l’ho dipinto in questo modo perché mi pareva più vicino al carattere di quel che stavo dipingendo… E così via.
»
Marco Meneguzzo

L’ARTISTA

Paolo Maggis è nato a Milano nel 1978. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera e dal 2005 al 2008 ha vissuto a Berlino. Attualmente vive e lavora tra Barcellona e Milano. Terminati gli studi ha elaborato un linguaggio pittorico molto personale. Generalmente le sue composizioni partono da istantanee fotografiche di coetanei, parenti o bambini colti nella loro quotidianità e rielaborate attraverso una pittura con forte carattere espressionista. Ha esposto in numerose gallerie italiane ed estere, in particolare: nel 2004 alla Galerie Binz & Krämer e alla Beaker Gallery di Tampa in Florida. Nel 2005 ha tenuto la mostra Dieci di te al Museo della Permanente di Milano e per due anni consecutivi, 2006 e 2007, ha esposto alla Galeria Metropolitana di Barcellona. Nel 2008 ha partecipato all’Olympic Fine Arts di Pechino e ha esposto Tohuwabohu alla Gesellshaft der Freunde Junger Kunst a Baden in Germania.

Stanza 20

«Quando sono stato invitato a partecipare a questa mostra è stato per me immediato quello che avrei realizzato: una stanza. La stanza porta con sé il concetto di tempo e mi è subito piaciuto pensare che qualunque stanza mi avessero assegnato, sarebbe stata una stanza dove in passato qualche bambino sicuramente vi aveva giocato, trascorrendo momenti felici. Non è per me importante verificarne la verità, per me è così… Nell’interno della stanza ho voluto dipingere le pareti con colori che per me esprimono gioia di vivere; dove c’è un bambino c’è sempre la felicità. Ecco, vorrei che chi entrasse nella stanza dei giochi potesse provare, anche per un solo istante, un momento di gioia. Se questo dovesse accadere avrei raggiunto il mio obbiettivo.»
Marco Casentini

«Lo affascina l’uso del colore nell’architettura, il concetto di geometria architettonica, in cui è una sorta di essenzializzazione, attraverso la quale i blocchi che compongono gli edifici sono da lui tradotti in rettangoli di colore. È un processo di smantellamento degli orpelli, delle inutili sovrastrutture, che non fanno che complicare le cose, che appesantire lo scheletro dell’opera. L’operazione di riduzione ai minimi dello spazio architettonico, che ha in sé un portato morale, da intendersi ovviamente in senso ampio, porta ad una sorta di sospensione del tempo, di sapore metafisico. Sospensione che comporta ad un silenzio intrinseco e che si pone di volta in volta in rapporto con i colori forti della contemporaneità, dando vita ad un equilibrato ossimoro di natura linguistica e speculativaAngela Madesani

L’ARTISTA

Marco Casentini è nato a La Spezia nel 1961. Vive a Los Angeles. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 1983 ha tenuto la sua prima personale presso la Galleria Nanu di Lucerna. Ha compiuto numerosi viaggi in Europa e in America. Nel 1997 ha realizzato il suo primo wall painting al MAPP, Museo d’Arte Paolo Pini di Milano. Al 1998 risale la sua prima mostra negli Stati Uniti, presso la Ruth Bachofner Gallery di Santa Monica, dove ritorna nel 2002, nel 2003 e nel 2005. Contemporaneamente ha collaborato con le gallerie Brian Gros Fine Arte di San Francisco, Scott White Contemporary Art di La Jolla e Klein Art Works di Chicago. Nel 2004 ha partecipato alla mostra Paint on Metal al Tucson Museum of Modern and Contemporary Art in Arizona e nello stesso anno ha esposto al Museum für Konkrete Kunst di Ingolstadt in Germania. Nel 2005 ha ricevuto il premio della fondazione Pollock-Krasner di New York. Nel 2008 il Museum für Konkrete Kunst di Ingolstadt e il Torrance Art Museum in California hanno ospitato una sua personale. È stato invitato ad esporre al Bakersfield Museum of Art di Bakersfield in California nel 2010.

Stanza 21

«Scultura per me significa creare una posizione, stando nelle circostanze storiche, ma anche esperienza e pensiero soggettivo. Una posizione che oscilla tra immaginazione classica e romantica. Da una parte l’attrazione per l’idea, l’astrazione, la verità, il nulla, la struttura… E dall’altra l’esperienza diretta, la soggettività, la fisicità, la sensualità. Scultura come presenzia (presenza), ciò che è, ciò che esiste. Presenza, un presente, che include e allude ad un passato ed un futuro, ma anche ad un senza tempo, un non-tempo.»
Christiane Beer

«Le sue opere, spesso composte da un alfabeto di barre – quasi tasti di un pianoforte – hanno una precisione matematica, non derivata però da calcoli a tavolino delle proporzioni, ma sgorgata da una sua interna e inconsapevole geometria mentale che, spesso, diventa però ricerca spasmodica di un angolo perfetto. La scelta di campo di Christiane è quella del minimalismo, al quale non fa concessioni, neppure quando si inventa un bianco mare verticale, e le onde sono mezze barre entro barre più lunghe. E il colore è sempre quello della materia grezza, almeno per ora.»
Francesca Pini

L’ARTISTA

Christiane Beer è nata a Plauen in Sassonia nel 1965. Ha studiato a Stoccarda e a Milano seguendo i corsi di Giuseppe Spagnulo. Attualmente vive e lavora tra Milano e Monaco. Nel 1994 ha esposto alla Galleria Sophien – Edition di Berlino, nel 1995 alla Galleria Mitten di Wasserburg, nel 1998 alla Galleria Gedolk di Stoccarda, nel 2000 alla Galleria Grossetti di Milano e nel 2009 alla Galleria Arte Silva di Seregno. Due delle sue ultime installazioni sono state scelte per dialogare con alcuni spazi pubblici della città di Milano: Horizont-Variationen è stata installata nel 2008 nello spazio d’arte dell’Università Bocconi e Ort (luogo) è stata esposta, nell’aprile del 2009, nella piazza antistante la chiesa di San Carlo al Corso e successivamente acquistata dal conte Panza di Biumo, per essere collocata nel giardino della villa varesina.

Stanza 22

«La mia stanza, la numero 22, è ispirata all’Ara Pacis del Campo Marzio Augusteo; stavo dipingendo dei quadri con dei fiori e rivedendo quei meravigliosi bassorilievi, che circondavano l’altare, ho pensato di utilizzarli per un mio lavoro, trasformare così i miei coriandoli in cento piastrelle e farle girare tutt’intorno alle pareti della camera. In questo e nel precedente lavoro, Time is on my side da Obraz, ho usato la luce al neon, proprio perché soffusa e non diretta, così da avvolgere e trasportare le persone in un’altra dimensione, in un mondo parallelo, il mio… La luce è poi diventata da rosa e azzurra a gialla perché corrisponde in modo simbolico al sole, alla felicità, rappresenta l’affetto disinibito, l’apertura, il mutamento e la distensione.»
Michela Pomaro

«Michela Pomaro mostra una grande capacità nell’immergere d’improvviso la nostra immaginazione in una sorta di caldo e sulfureo lago termale colorato. Lei stessa illustra i suoi lavori come se fossero espressione di un legame tra il presente e la memoria. Come se la magia del colore custodisse la magia del tempo. Una successione di sfumature che aumentano la percezione dell’immateriale, la sensibilità di colui che è disposto a fermarsi per osservarli. In questo modo riesce, se non a creare, a evocare un’immobilità virtuale del pensiero, che cerca di riflettere sulle sensazioni del passato con lo sguardo inevitabilmente fermo, quasi immobilizzato, sul presente. “Segni e non sogni” diceva delle sue opere Osvaldo Licini nel tentativo di sottolineare la frattura tra la ratio e la poiesis, il razionale e il poetico. A ben guardare, gli spazi cromatici della Pomaro creano una dimensione puramente irreale
Paolo Manazza

L’ARTISTA

Michela Pomaro è nata a Biella nel 1971. Vive e lavora a Milano. Ha da sempre usato un linguaggio astratto e ultimamente si è dedicata allo studio della relazione tra luce e colore. Ha cominciato a esporre nel 2002. Nel 2004 ha tenuto Fuoco ed Acqua allo Spazio Gelsomerlino a Biella, nel 2005 Notti senza fine alla Galleria Via dei Mercati di Vercelli e nel 2006 Color of a Villa Schneider a Biella. Da poco si è conclusa la mostra Time is on my side, allestita presso la Galleria Obraz di Milano. La mostra è stata l’occasione per stampare un curioso catalogo-oggetto che contiene una Suite di poesie di Aurelio Picca: Coriandoli.

Prima edizione di Giorni Felici: 22 artisti, alcuni grandi nomi e molti giovani, hanno esposto le proprie opere ciascuno in una delle diverse stanze della casa. Prendendo spunto proprio dalla concezione testoriana dell’accoglienza e della valorizzazione dei giovani artisti, Associazione Giovanni Testori ha voluto che la creatività , espressa in tutte le sue forme, prendesse possesso della casa. Il titolo, Giorni Felici, si riferisce ad un periodo particolarmente sereno della vita di Testori, in cui egli realizzò alcuni acquerelli di tramonti, esposti nel salone principale della casa.
L’evento è stato inoltre l’occasione per presentare ufficialmente il sito www.archiviotestori.it, completo catalogo on line delle sue opere pittoriche, realizzato da Associazione Giovanni Testori Onlus. La casa ha preso vita e l’energia scaturita da un contesto così originale ha fatto accendere i riflettori della stampa. I maggiori quotidiani nazionali (Repubblica, Corriere della Sera, Il Giornale, La Stampa…), quelli locali e molte pagine web, hanno dedicato ampio spazio alla promozione e recensione dell’evento. Secondo la classifica di Repubblica, Giorni Felici 2009 è stata la terza mostra più visitata in Lombardia nel mese di giugno 2009, con un numero superiore ai 3.000 visitatori.

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Casa Testori
18 Giugno 2008

L’Associazione Giovanni Testori ha organizzato un pomeriggio di festeggiamenti nel giardino di Casa Testori in occasione della dedicazione di una rosa a Giovanni Testori da parte della grande azienda florovivaistica tedesca Kordes.

L’immagine della rosa, infatti, è stata una delle più ricorrenti nella produzione testoriana: soggetto più volte rappresentato nei suoi quadri e presente in molte delle sue poesie.
Per festeggiare l’avvenimento sono stati invitati alcuni artisti particolarmente legati a Testori: Hermann Albert, Enzo Cucchi, Rainer Fetting, Klaus Mehrkens, Giovanni Frangi e Alessandro Verdi. Questi artisti hanno reso omaggio al critico realizzando alcune opere sul tema, esposte nel grande salone della casa insieme ad alcuni disegni di Testori. 
Durante il pomeriggio gli attori Anna Nogara e Andrea Carbelli hanno celebrato Testori recitando, proprio dal balcone della sua camera, alcuni dei suoi brani più belli dedicati alla rosa.

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Dal 10 maggio al 2 giugno 2003
A dieci anni dalla scomparsa di Testori, la sua casa natale, nel centro di Novate Milanese, è stata riaperta per accogliere la prima mostra del ciclo “Testori a …” curata da Associazione Giovanni Testori.

Con questo ciclo di mostre si è celebrata, e si continua a celebrare, la figura di Testori attraverso il suo rapporto con un luoghi particolari (Testori a Bergamo, Testori a Varese, Testori a Brescia, Testori a Ivrea, Testori a Varallo, Testori a Novara, Testori a Lecco).

Nel caso della mostra Testori a Novateoltre alla presentazione della figura complessiva dell’artista attraverso una prima sezione di pannelli, è stato esposto un nucleo di opere pittoriche (dipinti e disegni) da lui realizzate nell’intero arco della sua vita. Un’ultima importante sezione è stata dedicata alla ricostruzione della sua ricchissima collezione di dipinti antichi e moderni.

Testori infatti fu inquieto anche nelle sue passioni per gli artisti e, sui muri novatesi, negli anni si sono succeduti capolavori dei pittori lombardi del ’500 e ’600, opere di Gèricault e Courbet, di Ceruti e Fra Galgario. Sino a lasciare spazio libero ai pittori contemporanei: da Paolo Vallorz e Willy Varlin, agli infiammati protagonisti del nuovo espressionismo berlinese.

 

 

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