LA MOSTRA

In seguito al restauro condotto dalla Bottega Gritti, che ci ha restituito una sorprendente visione “autentica” delle due sculture, per gli studiosi si sono aperti invece nuovi problemi, e con i problemi nuove ipotesi su cui andare a far luce.
Certamente non si poteva preventivare opportunità migliore di questa per festeggiare i 50 anni dall’uscita di quel fondamentale libro di Giovanni Testori che aveva di fatto svelato all’attenzione di un pubblico vasto la grandezza di Gaudenzio Ferrari e il fascino del Sacro Monte di Varallo. Oggi quel libro è tornato in una nuova edizione, curata da Giovanni Agosti, e pubblicata dallo stesso editore di allora, Feltrinelli: ed è altro motivo per cui festeggiare. Il titolo del libro è diventato quasi il claim del Sacro Monte varallino: “Il gran teatro montano”.
Un libro straordinario, che Giovanni volle mettere nella bara del padre Edoardo, figura fondamentale per lo scrittore, a cui fu dedicata una mostra nella stanza “Testori” al primo piano, a 50 anni dalla scomparsa.
Un frammento del “gran teatro” ha lasciato il suo secolare palcoscenico, per conquistare, ne siamo sicuri, nuove platee. Dunque, Casa Testori ha ospitato il Gran teatro montano, con la scena, toccante e insieme impressionante, del Cristo della Passione trascinato da un Manigoldo. Due corpi veri, reali, in dialettica tra loro. Una scultura che ha nei suoi geni l’espansione verso l’azione scenica. Un frammento di teatro molto contagioso, che ha spinto tanti visitatori ad andare a scoprire, o a riscoprire, Varallo, ovvero l’“ottava meraviglia del mondo”, com’è l’ha definito il premio oscar Toni Servillo.

LE TAPPE

Castello Sforzesco
16 Marzo – 3 Aprile 2016

Al centro della sala XVII del Museo Civico milanese, dedicate alla scultura, l’esposizione delle due statue ha permesso una visione a tutto tondo eccezionale, grazie a un confronto puntuale con alcune statue lì conservate, capaci di mettere in evidenza affinità e differenze con la scultura gaudenziana del Sacro Monte: dalla testa attribuita a Gaudenzio Ferrari, alla Maddalena di Giovanni Angelo Del Maino, acquisita dal Comune di Milano e presentata per l’occasione.

Casa Testori
9 Aprile – 8 Maggio 2016

MVSA, Museo Valtellinese di Storia e Arte
14 Maggio – 6 Giugno 2016

EVENTI COLLATERALI

Presentazione del restauro delle due sculture
Castello Sforzesco, Sala Bertarelli
4 Aprile 2016

Presentazione al pubblico dei risultati degli interventi di restauro a cui sono state sottoposte le due statue, avvenuta alla presenza della direttrice dell’Ente Sacri Monti Elena De Filippis e dei restauratori Eugenio e Luciano Gritti. La presentazione è stata l’occasione per numerosi studiosi per vedere dal vivo le due sculture e intervenire nel dibattito attributivo sul Manigoldo, visibile nella cromia originale.

Presentazione della nuova edizione de “Il gran teatro montano”
Biblioteca Comunale di Villa Venino, Novate Milanese

16 Aprile 2016 Presentazione della nuova edizione del libro curato da Giovanni Agosti, alla presenza dell’autore, del direttore di Casa Testori Davide Dall’Ombra, della direttrice dell’Ente Sacri Monti Elena De Filippis e del direttore editoriale di Feltrinelli Alberto Rollo.

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Tre giovani artiste, Sofia BersanelliGiulia Riva ed Elisabetta Polelli, hanno lavorato con la macchina fotografica attorno alle sculture del Sacro Monte esposte a Casa Testori (Arriva il gran teatro montano, Casa Testori, 9 Aprile – 8 Maggio 2016).
Sono state guidate da Angelo Barone, a sua volta artista, fotografo e docente. La sfida era quella di capire in che modo artisti delle nuove generazioni intercettano e rivisitano le forme del nostro passato; quale dialogo si crea tra loro e un monumento affascinante, ma a volte percepito “lontano”, come il Sacro Monte di Varallo. Le tre giovani artiste hanno interpretato con molta libertà e creatività quei capolavori, realizzando ciascuna dei sorprendenti percorsi per immagini.

I prodotti di questo laboratorio sono stati esposti a Casa Testori. In occasione della presentazione, Angelo Barone e le artiste hanno dialogato la direttrice dell’Ente Sacri Monti Elena De Filippis.

fogliati

«Finito il servizio di leva, lavorai presso un carrozziere con l’intento di apprendere a modellare la lamiera. Fu allora che le mie idee iniziarono a chiarirsi; ciò che volevo era sostituire il materiale che impiegavo per dipingere, i pigmenti, e sostituirlo con altro, un mezzo tecnologico», così Piero Fogliati raccontava la svolta che l’aveva reso pienamente artista. La pittura a cui si era dedicato era orizzonte per lui insufficiente. Cercava altro. «Ho sognato di creare le cose più belle. Come realizzare un’utopia funzionale, come decorare i cieli e come configurare le città». Fogliati è morto venerdì 25 nella sua Torino, circondato solo dai suoi famigliari. Lo ricordiamo per quella sua presenza furtiva e geniale all’edizione di Giorni Felici del 2011. Aveva occupato una stanza a piano terra con elementari tubi che come creature striscianti gorgogliavano suoni, creature ibride tra tecnologie idrauliche ed esseri zoomorfi. «Il mio lavoro», spiegava, «nasce dall’esplorazione dei fenomeni scientifici per la realizzazione di risultati estetici e utilizzo la tecnologia con questo unico fine».

La storia di Fogliati è anche una storia di grande libertà, di indipendenza dalle regole stringenti del sistema. È rimasto sempre collaterale all’arte povera, geloso dello spazio di agibilità che era riuscito a conquistarsi. «Per ottenere questa autonomia», ha raccontato, «trovai una soluzione efficiente; divenni gestore di un distributore di benzina AGIP, lavoro che condussi per molti anni. Questa soluzione mi consentì di avere il mio “laboratorio”, dove lavoro tuttora. In seguito, non più giovane, mi sono dedicato all’insegnamento dell’arte presso la scuola di un carcere minorile. Il mio laboratorio è piccolo ma ben equipaggiato; è qui che, per necessità, ho appreso ad essere ordinato e preciso».

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Vincenzo Castella

Le città sono preda di una schizofrenia: all’assenza e al soffocamento del verde, si risponde con un’idolatria della natura. Sul piano di realtà tra botanica e tessuto urbano c’è un rapporto di conflitto in cui il primo è sempre in posizione di forza. C’è poi un piano illusorio compensativo, in cui la natura recupera spazio, nella forma improbabile di una religione miscredente. È una sorta di bonsai mentale e a volte anche un po’ snobistico, che anestetizza il conflitto, riducendo l’ambito della relazione a una piccola sfera privata e privilegiata.Con Urban Space Garden, Vincenzo Castella, Daniele Marzorati, Lorenzo Morri, Giulia Pellegrini hanno fatto un’operazione opposta. Tra Urban Space e Garden non ci sono illusorie congiunzioni, ma c’è un tratto spezzato. La grande immagine di Castella stampata su tessuto e quindi esposta al vibrare dell’aria, come potrebbero esserlo le fronde di un albero, restituiva una veduta dall’alto di Soccavo, sobborgo occidentale di Napoli. In una griglia di urbanizzazione senza respiro si scorgeva un ciuffo imperioso di alberi, stretto dall’anello di uno svincolo. È un dettaglio che può sfuggire ma che rendeva invece l’imponenza del conflitto e quella capacità di resistenza estrema che la botanica dimostra rispetto alla città. Non è un’immagine di denuncia, ma un’immagine che accetta il conflitto e che si propone quello che Castella definisce usando la categoria di “conspectus”: un guardare oltre; che è l’opposto di “prospectus”, lo sguardo frontale, quello da un punto di vista che già “giudica” e distingue. “Conspectus” invece è sguardo che si inoltra. È sguardo che addentrandosi in immagini come #01 Milano 2012, guadagnava un livello di comprensione inatteso: la città cova piccole Giungle.


Daniele Marzorati

I lavori si muovevano tra il linguaggio fotografico, quello pittorico e il disegno. Attraverso un continuo rimando riscrivevano parti del visibile, studiando relazioni e differenze semantiche per una progressiva conoscenza della realtà.
Waste Land indagava, in 108 disegni a grafite, i luoghi milanesi sgomberati dai campi rom dal 2007 al 2013, a partire dai documenti ufficiali del comune di Milano sui quali si trova la descrizione di ogni sgombero.
Sezioni faceva riferimento alle foreste demaniali della Sardegna e ha utilizzato il montaggio diretto delle scene, durante la ripresa, all’interno del negativo. Attraverso la frammentazione del negativo — di 20 x 25 cm — le associazioni visive erano indissolubili e la pittura a olio interveniva per trasporre parti di alcuni negativi, ingrandite e riportate alla dimensione della matrice del negativo d’origine.


Lorenzo Morri

Il video Un Semplice Autoritratto Naturalistico nasce dagli scarti di un cortometraggio girato nella zona dei Monti Sibillini, nelle Marche, volendo fare un gioco di parole riferendosi ad una tecnica della pittura usando un altro mezzo di rappresentazione artistica.
Come il video, anche le tre opere a parete, dal titolo Pelle del serpente, simulavano la natura attraverso la stampa su tessuto.


Giulia Pellegrini

Si tratta di due installazioni e un video aventi come soggetto elementi naturali. Attraverso lo studio etimologico di una parola, l’analisi di un testo letterario e di un film del 1979, è stata creata una narrazione in grado di portare alla luce le problematiche dell’uomo contemporaneo.
In Sub Rosa, rose e parole si fondevano all’interno di una stanza. L’espressione sub rosa deriva dall’usanza di appendere il fiore al soffitto delle locande per rammentare agli avventori l’obbligo morale di non divulgare discorsi tenuti “sotto la rosa”.
In Colloquio tra Monos e Una erano presenti una pianta e uno specchio. L’uso del metalinguaggio, prendendo come riferimento uno dei racconti dello scrittore Edgar Allan Poe, permetteva di spiegare l’essenza della crisi della modernità: il distaccamento dell’uomo dalla natura e lo smodato desiderio di conoscenza che culminano nella filosofia dell’astrazione e della generalità. Quest’ultima non vede più il singolo individuo, con la sua concreta realtà esistenziale, ma solo i grandi movimenti della storia e delle idee.
In Oltre il giardino, video il cui nome e audio sono tratti dal film del 1979 che ha come protagonista un giardiniere, veniva rappresentato un limite e, al tempo stesso, veniva demarcata una soglia: il limite oltre il quale il singolo e le sue capacità non hanno più un’utilità; la soglia da cui quelle stesse capacità divenute inutili possono assumere altri significati.

 

 

Casa Testori e Parco Nord Milano, in collaborazione con il Comune di Novate Milanese e il Comune di Cormano, hanno inaugurato l’installazione permanente Fake History di Francesco Fossati con cui l’artista ha vinto il Concorso Artistico Premio Parco della Balossa, promosso all’interno del progetto Botanica

 

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La presentazione di Fake History si inseriva in un momento di festa e di riscoperta dell’identità del Parco della Balossa. Pertanto, l’inaugurazione ha previsto una biciclettata (con partenza da Casa Testori a Novate Milanese oppure da Piazza Scurati a Cormano) avente lo scopo di far conoscere il parco ai partecipanti, culminando il percorso in prossimità dell’opera di Fossati e della Cascina Balossa, dove per l’occasione erano stati sistemati stand gastronomici e organizzate attività ludiche. Parallelamente, presso Casa Testori si poteva assistere alla proiezione di un video realizzato dall’artista con testimonianze inedite sulla storia del parco.

L’OPERA

L’opera di Francesco Fossati, Fake History, si compone di due targhe commemorative in marmo di Carrara, sulle quali sono incisi “testi di fantasia” che raccontano due avvenimenti, inventati ma plausibili, che uniscono idealmente la storia del Parco Agricolo con quella di due personaggi della cultura del secolo scorso. I soggetti delle storie sono stati concepiti dall’autore a seguito di una serie di incontri e interviste ad alcuni abitanti del territorio che, in maniera diversa, per questioni professionali o sentimentali, hanno legato le loro vite a quella della “Balossa”.
L’opera, che non vuole manifestarsi come tale, ma preferiva mimetizzarsi all’interno del contesto, vuole essere da stimolo nei confronti dello spettatore che si trovava a dover discernere tra realtà e finzione. Il dubbio, pertanto, diventa un motore per indagare la storia di un luogo, per scoprire una dinamica culturale in atto che fonda le sue basi su un passato immaginato e immaginifico allo stesso tempo. L’ironia che sottende i testi incisi nel marmo è strumento atto a generare consapevolezza nello sguardo dello spettatore riguardo all’ambiguità di ciò che osservava e conduceva a riflettere sulla reale natura di questo intervento.
La forza evocativa di queste opere è un elemento che contraddistingue l’intero progetto, nel quale non venivano mostrate delle immagini, ma piuttosto veniva stimolata l’immaginazione di ogni fruitore al fine di generare una propria visione, l’immagine di un ricordo di un avvenimento mai accaduto.
Il progetto ideato da Fossati per il Parco della Balossa è un’estensione dell’omonimo Fake History, iniziato nell’estate 2015 a Carrara nell’ambito del primo Festival di Scultura Contemporanea e premiato da una giuria composta, tra gli altri, da Michelangelo Pistoletto, Giacinto Di Pietrantonio, Laura Cherubini e tutt’oggi esposto nelle vie del centro storico della città. L’opera si è in seguito ampliata, sotto il nome di False Friend, posizionando nuove targhe nel napoletano presso Cantina Montone (Montoro) e a Monaco di Baviera in Germania.

 

L’ARTISTA

Francesco Fossati (1985), è artista visivo e membro della redazione della rivista E IL TOPO. Ha realizzato mostre personali e collettive in importanti sedi istituzionali come PAN | Palazzo Arti Napoli, MAC di Lissone, Kaiserliche Hofburg a Innsbruck, Museo di Castel Sant’Elmo a Napoli, GAMeC a Bergamo, Careof a Milano, Museo della Permanente di Milano, Casa del Mantegna a Mantova, Museo Tornielli ad Ameno, Museo Centrale Montemartini a Roma, Isola Art Center a Milano, Contemporary Art Museum a Mendoza in Argentina e Museo Carlo Zauli a Faenza.

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Serie di iniziative realizzate da Casa Testori in occasione della mostra Botanica. Dall’arte alla natura (10 ottobre 2015 – 14 febbraio 2016).

LABORATORIO DI BOTANICA
Con Associazione Amici della Biblioteca Villa Venino e Scuola IIS Pareto di Milano

I ragazzi di 12 classi elementari di Novate Milanesedei due plessi cittadini sono stati guidati dagli alunni del Pareto in un laboratorio di riconoscimento delle piante, delle quali sono stati raccontati la storia e il processo vegetale.

LABORATORI DIDATTICI
Con ITCS Erasmo da Rotterdam di Bollate e Museo di Storia Naturale di Milano

Dopo il coinvolgimento nella realizzazione della grafica di Giorni Felici 2014, prosegue la collaborazione tra Casa Testori e i ragazzi dell’ITCS Erasmo da Rotterdam, questa volta nella produzione dei cartellini permanenti che identificano le piante in giardino. 
Tale azione è stata possibile grazie ad una mappatura realizzata in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Milano.

PREMIO DELLA BALOSSA

Un premio per un giovane artista contemporaneo affinché proponga un progetto d’arte partecipativo, capace di coinvolgere i cittadini di Novate e Cormano e in grado di favorire il riconoscimento e l’identificazione di un parco agricolo così importante per la tradizione del nostro territorio.

VISITE GUIDATE PER LE SCUOLE

Visite guidate organizzate appositamente per le scuole di tutte le fasce di età, dall’asilo al liceo.

GRUPPO FACEBOOK “VOLONTARI PER LA CULTURA MILANO N/O”

Gruppo nato con l’intento di creare una rete di volontari impegnati nella valorizzazione dei beni culturali e ambientali presenti nel territorio a Nord Ovest di Milano.

4 PROFESSORI PER 4 BENI

Quattro incontri di alta formazione per fare un regalo ai volontari impegnati nella valorizzazione dei più importanti gioielli del Nord Ovest di Milano.
Ma anche quattro appuntamenti rivolti a tutti: perché questi beni sono patrimonio di ciascuno. E volontari culturali, si diventa.

GOOGLE STREET VIEW PER I BENI

Rendere visitabili con Google tre luoghi di cultura significativi del territorio: un progetto pilota che permette di mettere a disposizione di tutti i proprietari e gestori dei luoghi di cultura sul territorio la professionalità e l’esperienza necessarie per aprire la propria bellezza al visitatore virtuale, invogliandolo a trasformarsi in visitatore fisico.

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Cosa fai il sabato e la domenica con i tuoi bambini? Sei appassionato d’arte o semplicemente curioso? Vieni a scoprire le proposte di Casa Testori dedicate alle famiglie.
L’approccio stimolante da noi adottato prevede una serie di iniziative – visite guidate, laboratori didattici e incontri tematici – ideati ad hoc per ogni esposizione.

Sei un insegnante? Desideri introdurre i tuoi alunni al linguaggio e ai protagonisti dell’arte?
Il nostro dipartimento di didattica ti accompagnerà  alla scoperta dell’arte attraverso visite guidate pensate per ogni fascia di età , ordine e grado.

Per visite guidate alle scuole, laboratori didattici
francescaponzini@casatestori.it
02 36589697

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Alle porte di Milano, Novate Milanese nasconde un piccolo gioiello immerso nel verde. La casa natale del celebre poeta, drammaturgo, scrittore e artista Giovanni Testori è stata costruita nei primi del Novecento e ampliata negli anni Trenta con l’ala del salone e della veranda. Casa Testori ospita con frequenza mostre che riempiono di vita le sue venti stanze, offrendo agli ospiti un’affascinante e moderna proposta artistica.

Spazio disponibile: giardino, salone, veranda.

Per info:
info@casatestori.it
02 36589697

 

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La grande casa di Novate fu costruita dai fratelli Testori Giacomo ed Edoardo, padre di Giovanni. I due avevano fondato la F.lli Testori Filtri e Feltri a Sormano e agli inizi del secolo avevano spostato l’attività  a Novate dove tutt’oggi la fabbrica di famiglia continua ad operare. Tra il 1908 e il 1909 Giacomo fece costruire la casa dove, finita la guerra, andò a vivere anche il fratello Edoardo e la moglie Lina Paracchi. Dal loro matrimonio nacque nel 1923 Giovanni, terzo di sei fratelli. Attorno al 1933 l’espandersi delle famiglie spinse Edoardo e Giacomo ad ampliare la villa facendo costruire la zona del salone, della veranda e delle camere al primo piano. Giovanni Testori visse in questa casa tutti i suoi giorni ad eccezione di una breve parentesi milanese tra il 1962 e il 1971.

Grazie allo spostamento degli uffici al piano superiore e l’Archivio Giovanni Testori sarà finalmente visibile e consultabile, difronte all’opera di Andrea Mastrovito dedicata alla famiglia Testori. La grande sala adiacente, inoltre, diventa uno spazio espositivo dedicato in modo permanente all’opera di Giovanni Testori, in cui si alterneranno esposizioni tematiche, artistiche o documentarie.

Questo nuovo spazio dedicato a Giovanni Testori e al suo Archivio, risponde così alla necessità  di rendere esplicito e riconoscibile la presenza del padrone di casa, vero motore di tutte le iniziative che si svolgono nel resto di Casa Testori e sempre all’origine della nostra storia e iniziativa culturale.

Diventerà anche il luogo dove verrano raccolte ed esposte le opere donateci e acquisite di Giovanni Testori.

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