La pittura di Nazzarena Poli Maramotti sonda in maniera fluida, sensuale e viscerale il limite tra la figurazione e il gesto pittorico, le cui rispettive forze si rincorrono sulla tela mettendo l’osservatore in una condizione di incertezza e sospensione di giudizio. L’artista scompone il soggetto in grandi, sintetiche pennellate e aree di colore, agendo in maniera tale da sottrarre dettagli ed elementi che conducono troppo direttamente alla realtà. In questo modo Poli Maramotti fa parlare la pittura silenziando l’invadenza del mondo e risolvendo la questione della mimesi in chiave libera, aperta e polisemica. Ecco così degli alberi e degli arbusti sconfinare in zone cromatiche, una rosa diventare una macchia omogenea di colore che la rende irriconoscibile diventando pura pittura. Roma è un paesaggio caratterizzato dalla presenza dell’acqua, quasi un ritaglio di una vista più ampia di elementi naturali, che si sviluppa con una costruzione simmetrica ed una limitata palette di colori. La vegetazione è resa in maniera concisa, i riflessi sullo specchio d’acqua sono aerei ed ondivaghi, come un ricordo annebbiato nella memoria che tarda a manifestarsi nel nostro pensiero.

Nazzarena Poli Maramotti è nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1987. Vive e lavora tra Norimberga e Reggio Emilia.

C’è una parola che incarna meglio di ogni altra la pittura di Alessandro Roma: è la parola vertigine. Roma viene da una ricerca che negli anni lo ha portato a raffinare sempre di più una percezione del mondo liberata dal senso di gravità, di peso, proprio delle cose. La leggerezza via via conquistata lo ha portato anche a sperimentare supporti nuovi, liberati dalla rigidità del telaio, come accade per Forms in transition, l’opera portata a Casa Testori e che è stata esposta alla personale al Mic di Faenza.
È l’aria che determina le forme e che fa muovere il disegno sulla tela, come il vento fa con le foglie. In questo suo percorso Roma intercetta anche il senso di caducità, senza alterare il profilo sereno della sua pittura: usando la candeggina scolora parte della tela dipinta, e in questo modo lascia un alone quasi sindonico. È un’opera che interloquisce con il presente con discrezione: si offre come una tenda che protegge lo sguardo dalla vista delle rovine.

Alessandro Roma è nato a Milano nel 1977. Vive e lavora a Bruxelles.

La pittura per Nicola Samorì è un sofisticato rituale di recupero e scomposizione di immagini del passato. Il senso di questa operazione è sempre quello di portare allo scoperto quel nervo che è stato anestetizzato dalla patina del tempo. In mostra Samorì presenta due opere realizzate su onice, materiale a cui si lega la memoria di preziosi manufatti del passato. Le immagini dipinte sulla pietra sono una ripresa di un’Assunzione di Tiziano, conservata nel Duomo di Verona, e di un Sogno di Giacobbe di Ribera, conservato invece al Prado.
Samorì usa i difetti dell’onice, caricandoli di una funzione strategica nella composizione, in particolare nell’Assunzione in cui il foro della parte superiore (creatosi naturalmente nel processo di evoluzione della pietra) coincide con lo spazio in cui avrebbe dovuto esserci la figura di Maria. Il buco è una cavità che inghiotte il cuore dell’opera, riaccendendo di tensione e di inquietudine un’immagine per la quale si avevano solo sguardi scontati. In questo modo la pittura riscopre una sua vocazione destabilizzante: riflettendo sulla propria transitorietà si offre come interlocutrice preziosa e affidabile per gli sguardi feriti del nostro tempo.

Nicola Samorì è nato a Forlì nel 1977. Vive e lavora a Bagnacavallo (RA).

l lavoro di Alessandro Scarabello sviluppa in maniera poliedrica alcuni stimoli figurativi, che sono andati negli anni progressivamente a diluirsi, a favore di una sensibilità più surreale e ad un approccio talvolta gestuale, cui non sono estranee delle istanze meta-pittoriche. Nella costruzione dell’immagine l’artista agisce frequentemente per mascheramento/sottrazione degli elementi visivi: nelle sue tele è ricorrente sia la presenza umana, appena delineata con una pittura sintetica, che situazioni ambientali nelle quali, grazie alla costruzione della scena, se ne avverte psicologicamente la mancanza. Scarabello opera infatti rimuovendo alcuni dettagli che svolgono un fondamentale ruolo descrittivo o narrativo, in modo da conferire alla scena un senso di sospensione e tensione emotiva.
Le opere della serie Phoenix mostrano situazioni indecifrabili, come un tavolo apparecchiato in attesa di essere utilizzato, un pezzo di pavimento su cui si legge l’ombra di un oggetto incomprensibile, una figura misteriosa che si nasconde dietro ad un poligono. Non c’è tra gli elementi visivi alcuna logica razionale, e spetta all’osservatore tentare di sciogliere o ricomporre l’enigma. Solo se possibile.

Alessandro Scarabello è nato a Roma nel 1979. Vive e lavora a Bruxelles.

«Il mio lavoro parte sempre da una distruzione», dice di sé Caterina Silva. La sua ricerca si muove in direzione di una pittura che conserva sempre una valenza performativa. La scelta del supporto instabile diventa quindi come un prolungamento del gesto che ha fatto essere l’opera: le forme si agitano, dentro un’immagine che non trova assestamento. La pittura di Caterina Silva sembra generarsi sul tessuto per un processo di emersione, che cresce su se stesso, e che l’artista suscita solo con la forza di irradiazione delle sue visioni. Portrait of landscape è un titolo che suggerisce un’idea di oggettività, di resoconto visivo di un contesto nei suoi termini reali. L’oggettività però è da intendersi come qualcosa che va oltre il piano della fedeltà esteriore e in questo senso va inteso il lavoro di “distruzione” evocato dall’artista. È un lavoro di scandaglio fatto nel sottosuolo, che lascia affiorare sul piano della pittura la realtà che sta sotto la realtà, con il suo portato di incertezza e di turbamento.

Caterina Silva è nata a Roma nel 1983. Vive e lavora a Londra.

La pittura di Velišcek non è mai in debito di sincerità. È pittura dichiarativa, che trova energia nell’esporsi sul mondo, nell’elaborare sguardi che si mettono di traverso rispetto al pensiero dominante. La sua forza e il suo fascino stanno in questa esplicitezza che lo porta ogni volta a essere diretto, negli amori come nelle antipatie. È un artista che per natura è sempre portato a graffiare il presente o ad affrontarlo cavalcando la verità di personaggi fuori moda. In questo caso Velišcek ha lavorato attorno ad una delle presenze che stanno segnando il nostro tempo, quella del presidente americano Donald Trump. Di Trump ha colto il tratto somatico più emblematico, quello che fissa la sua identità: la capigliatura. Quel dettaglio, replicato nella sua arrogante improbabilità, assume la forza non più di un simbolo, ma di una zavorra che grava sul tempo che viviamo. C’è ironia nella reiterazione quasi fumettistica dell’opera di Velišcek, ma anche una coscienza dolorosa e poetica di un destino che forse vorremmo fosse diverso.

Aleksander Velišcek è nato a Šempeter pri Goric (SLO) nel 1982. Vive e lavora tra Milano e Nova Gorica (SLO).

Il Calendario 2019 di Casa Testori è dedicato all’artista più amato da Giovanni Testori: Gaudenzio Ferrari.

Per 12 mesi ci faranno compagnia le straordinarie immagini di Mauro Magliani, uno dei maestri della fotografia di opere d’arte, scattate in occasione della mostra che si è tenuta tra Varallo, Vercelli e Novara quest’estate.
In accordo con gli organizzatori della mostra, Casa Testori ha avuto la concessione per l’uso di queste immagini che entrano nel dettaglio svelando particolari sorprendenti dell’opera di Gaudenzio.
Quest’anno il Calendario si presenta in una doppia versione:
il tradizionale da muro formato grande (29.7 x 42  cm) e quello nuovo da tavolo (14.8 x 21 cm).

La tiratura è limitata. Prenotatelo nel bookshop online di Casa Testori

Costo:
12 euro (A3). Per 10 copie 100 euro (A3).
10 euro (A5). Per 10 copie 80 euro (A5).

Calendari disponibili dal 26 novembre.

2018-2019

Webinar sul tema dell’arte contemporanea, promosso da Diesse in collaborazione con Tokalon e con la curatela scientifica di Casa Testori.
Il corso, fruibile in presenza o in diretta o in differita streaming, è stato riconosciuto dal MIUR come aggiornamento dei docenti per un totale di 22 ore.

IL PROGRAMMA

La prima mostra di fotografia alla Gallery 291 del 1905
La galleria newyorkese che portò Cézanne, Matisse e Picasso in America
4 dicembre 2018
Giuseppe Frangi, Giornalista, curatore e blogger

Picasso e la mostra a Palazzo Reale di Milano del 1953
Guernica nella Sala delle Cariatidi: tra mito artistico e personale
15 gennaio 2019
Davide Dall’Ombra, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Lea Vergine e l’altra metà dell’avanguardia del 1980
La consapevolezza di un critico e il cambiamento della società
12 febbraio 2019
Chiara Gatti, Storica dell’arte, curatrice e giornalista

La mostra Sensation del 1997 e gli Young British Artists
Damien Hirst, Tracey Emin e Charles Saatchi: dalla pubblicità al mercato
12 marzo 2019
Luca Fiore, Giornalista, curatore e blogger

Le Biennali di Szeemann del 1999 e 2001
L’apertura dei linguaggi e dei mezzi espressivi
9 aprile 2019
Marco Bazzini, Presidente ISIA Design Firenze

Il corso, strutturato secondo i requisiti indicati dal Piano per la Formazione dei Docenti 2016-2019, ha richiesto anche la produzione di elaborati da realizzarsi durante lo svolgimento del corso stesso e la fruizione di materiali video online a scelta tra quelli indicati, per un totale di 22 ore di corso. Gli elaborati sono consistiti in un paper (min4.000/max6.000 battute spazi inclusi) e un indice ragionato di almeno due moduli di lezione (contenuti, testi, autori, metodologia e tempistiche) sulle tematiche svolte.
Ciascun docente partecipante che ha frequentato almeno il 75% delle ore complessive ha ricevuto un attestato di partecipazione pari a una Unità Formativa (20 ore).

Domenica 18, ore 16
Teatro dell’Arte di Milano (Viale Emilio Alemagna, 14)

Piccola Liturgia Errante è un progetto ambizioso, la prima drammaturgia realizzata dall’Atelier dell’Errore totalmente autarchica e “urgentemente autentica”. Nato nel 2002 dall’artista Luca Santiago Mora, l’Atelier dell’Errore è un laboratorio di arti visive ideato per il servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’AUSL di Reggio Emilia e, dal 2013 per quello dell’A.O. Papa Giovanni XXIII di Bergamo. In questi sedici anni, si è rivelato validocomplemento all’attività clinica, ma anche vera e propria “opera d’arte relazionale”. Dopo diverse partecipazioni internazionali legate all’arte contemporanea, nell’aprile 2017 l’Atelier è chiamato dal Teatro delle Albe e dalla redazione di Doppiozero a presentare il proprio lavoro nell’ambito del festival Enter ed è così che nasce Piccola Liturgia Errante.
Una sorta di reading-video-performance in veste liturgica in cui gli straordinari protagonisti danno vita, attraverso letture, oracoli, profezie e drammatizzazioni dal Vangelo dell’Atelier dell’Errore, a un’esperienza davvero unica e irripetibile.

Ingresso libero prenotazione obbligatoria: biglietteria.teatro@triennale.org

Sabato 17 novembre, ore 18
Spazio MiFac (via santa Marta 18)
Tra Roserio e Milano. La bicicletta di Giovanni Testori
Con Luca Doninelli e Roberto Perrone. Modera Giuseppe Frangi

A oltre 60 anni dalla sua pubblicazione è appena uscita, nella versione originale, la riedizione del primo romanzo di Giovanni Testori, il dio di Roserio, che si avvale della prefazione di Fabrizio Gifuni. A discutere della straordinaria attualità del grande scrittore milanese sono il suo allievo più importante, lo scrittore Luca Doninelli, autore di Una gratitudine senza debiti (La nave di teseo), dedicato proprio alla sua amicizia con Testori, Roberto Perrone, giornalista sportivo e scrittore anche lui (La seconda vita di Annibale Canessa, L’estate degli inganni, entrambi Rizzoli)


Domenica 18 novembre, ore 12,30
Scatola Magica del Piccolo Teatro Strehler
“Ritratti miei di me. I Testori a Teatro i”
Con Maurizio Porro, Federica Fracassi, Francesca Garolla, e Renzo Martinelli. Modera Giuseppe Frangi

Ritratti miei di me, pubblicato da Casa Testori e curato da Giuseppe Frangi con un’introduzione di Maurizio Porro, è il libro raccoglie i materiali del percorso testoriano realizzato da Teatro i tra 2016 e 2018, tra spettacoli, incontri e approfondimenti. All’interno del volume troviamo le trascrizioni degli incontri con artisti e intellettuali che hanno condiviso con Testori parti del proprio cammino artistico e che hanno illuminato il pubblico di Teatro i sull’attualità della sua produzione letteraria. Il libro sarà presentato da Maurizio Porro e dai tre direttori artistici di Teatro i (Renzo Martinelli, regista, Francesca Garolla, dramaturg, e Federica Fracassi, attrice).

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