Ci avrete già fatto caso, altrove. Le sculture di Giulia Querin hanno fatto capolino nello spazio, perché si muovono senza vincoli: a terra, sulle pareti, su altri oggetti. Si allungano con ombre cangianti sulle superfici, con l’obiettivo di far indugiare su ciò a cui si aggrappano, ciò che indicano: può essere il pavimento, la parete, il nulla. Si fanno guardare e fanno guardare. Sono fuochi fatui che, con le loro estremità contrapposte e con il loro movimento ondivago, tentano di avanzare tra concreto e astratto, graffiando il reale con i loro artigli.

Giulia Querin, NO SENSE OF PLACE – Intenzioni percettive, 2022, ceramica smaltata, dimensioni variabili, courtesy l’artista.

Giulia Querin

“Entriamo” nel celebre studio di Testori, in via Brera. Lo aveva preso in affitto nel 1969 per poter dipingere i grandi quadri esposti poi alla mostra torinese alla Galleria Galatea nel 1971 . È stato per tutta la vita un epicentro di incontri, di relazioni e naturalmente luogo di lavoro, con il telefono, numero 80589595, che squillava in continuazione.

Ospita un video che documenta la passione di Testori per la lirica e per una delle sue regine, Renata Tebaldi. 

Il punto di partenza sono due memorie personali: la visione delle Olimpiadi in televisione e il gesto di un’atleta, prima del salto; la passeggiata in paese con la famiglia e i giochi d’acqua di una fontana. Questi ricordi di Benedetta Fioravanti sono l’avvio del tentativo di applicazione attraverso le immagini in movimento di due tecniche di PNL (programmazione neurolinguistica), dette “Ancoraggio e visualizzazione” e “Collasso d’ancora”. Tramite un meccanismoì associativo, l’artista utilizza, mescolandole, immagini proprie ed estrapolate da YouTube, secondo un ordine antigerarchico. Questa azione diventa anche una riflessione sulla possibilità di fallimento: il tentativo si è rivelato, per il momento, vano.

Benedetta Fioravanti, Give me a moment, I leave the light on, 2023 – 2024, video, colore, suono, musiche di Tommaso Pandolfi(Furtherset) e Enrico Boccioletti, courtesy l’artista

Benedetta Fioravanti

Dagli album di famiglia rivivono le immagini delle estati testoriane nelle varie stagioni della sua vita. Vacanze creative, corredate da disegni, quadri o poesie…       
Nel breve video amatoriale lo vediamo sulle montagne trentine con l’amico pittore Paolo Vallorz.

Pare che l’Epopea di Gilgamesh sia la più antica storia mai scritta. Certamente è una delle più antiche, perché risale al XIX secolo a.C. Questo racconto è lo spunto per i lavori di Jacopo Zambello, la cui ricerca indaga il comportamento animale in rapporto alla realtà contemporanea, all’addomesticamento e ai meccanismi inibitori di istinti legati alla sopravvivenza. L’artista ritrae figure intente in sport da combattimento, inserendole in un contesto incongruente con elementi drammatici e creando, quindi, uno spaesamento, reso ancor più evidente dall’incompiutezza dei soggetti, che si fondono con il paesaggio.

Jacopo Zambello,Gilgamesh ed Enkidu, 2024, acrilico e olio su tela, 180×140 cm, courtesy l’artista

Jacopo Zambello

Enrico Loquercio, Non ti preoccupare, c’è il tramonto, 2023, olio su tela, 150×100 cm, courtesy l’artista

Enrico Loquercio, Islas, 2024, olio su tela, 30×40 cm, courtesy l’artista

Enrico Loquercio, Lighter, 2024, olio su tela, 30×20 cm, courtesy l’artista

Nelle tele di Enrico Loquercio le figure sono poco più distinguibili dello sfondo su cui si muovono, che ricorda un palcoscenico. In questo teatro è difficile comprendere però quali siano i ruoli, cosa stiano facendo i personaggi sulle campiture che definiscono il proscenio. Sono talvolta mascherati, spesso solitari e con espressioni oscure, raramente in azione nello spazio. Semplicemente lo occupano, proprio come quei sonnambuli, che l’artista cita riprendendo Curzio Malaparte ne La pelle: Camminava come un sonnambulo, assaporando con delizia tutti gli odori, i colori, i sapori, i suoni, le immagini che fanno dolce la vita.

Enrico Loquercio

È la “scala delle amicizie”: una selezione di immagini che documentano i tanti e variegati rapporti intrattenuti da Testori. Alla base della scala alcune amicizie di particolare importanza per la sua vita: quelle con Roberto Longhi, sua moglie Anna Banti e con Renata Cipriani. 
(Il percorso prosegue salendo le scale a destra).

16 gennaio 1973: inaugura il Salone Pier Lombardo con L’Ambleto di Testori, scritto per Franco Parenti e affidato alla regia di Andrée Ruth Shammah. La sala è dedicata alla lunga storia che ha legato lo scrittore a questo teatro, poi dedicato a Franco Parenti. È qui che avviene anche la sua ultima apparizione pubblica, nel novembre 1992, in occasione de La Maria Brascacon Adriana Asti protagonista.

Che cos’è un’isola? Camilla Marrese, in collaborazione con Gabriele Chiapparini, ha esplorato un territorio di cinque chilometri quadrati nel mar Meditteraneo, abitato in inverno da un numero che oscilla tra 30 e 60 persone, con l’ambizione di afferrarne la natura e di attuare per immagini un tentativo di esaurimento, sulla scorta di Georges Perec (Tentativo di esaurimento di un luogo parigino). Non importa quale sia, quest’isola. Thinking Like an Island parte dall’indagine di uno spazio geografico e sociale per ammettere l’impossibilità di ricondurre questo luogo a un’unità e, quindi, di rappresentarlo.

Camilla Marrese, Thinking Like an Island, 2024, stampa su carta blueback, dimensioni variabili, courtesy l’artista e Gabriele Chiapparini

Camilla Marrese

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