All’interno di una sezione della biblioteca di Giovanni Testori si è fatto largo il lavoro di Ilaria Simeoni, tavole di dimensioni contenute, praticamente tascabili: un giardino portatile. La ricerca dell’artista nasce dall’osservazione della natura, dei paesaggi e delle intersezioni tra vegetazione incontaminata e giardini costruiti e curati. Sono spesso studi, in cui Simeoni utilizza una tavolozza cromatica contenuta e una gestualità veloce e decisa per riflettere su una pittura di genere comunemente definita come “di paesaggio”.

Ilaria Simeoni, dalle serie Utopia, Fragmenta Naturae, Studio i palma humilis, Fragmenta Naturae, Sesilla Landscape, Studio di paesaggio, 2023 – 2024, olio su tavola e olio su carta applicato su tavola, dimensioni variabili, courtesy l’artista e Galleria Forni, Bologna

Ilaria Simeoni

Video realizzato appositamente per la mostra ripropone  la voce di Testori accompagnato da immagini riprese oggi a Lasnigo, paese della mamma di Testori, dove era avvenuto l’episodio da lui raccontato. 

Rappresentano esperimenti legati all’uso di esplosivo nucleare. Ma quando sono state scattate questa fotografie? Riuscireste a datarle? In realtà non si tratta di fotografie, ma di immagini foto-realistiche prodotte da un’intelligenza artificiale, a partire dal libro Evidence (1977) di Larry Sultan e Mike Mandel, e postprodotte da Andrea Camiolo per ottenere una serie di finti reperti d’archivio. Chi le ha realizzate, allora? I fotografi che hanno scattato negli anni ‘40 oppure Sultan e Mandel che hanno selezionato i materiali in archivi federali statunitensi negli anni ‘70 o ancora le persone che hanno scattato tutte le foto con cui questa I.A. ha imparato a generare immagini? Andrea Camiolo, forse?

Andrea Camiolo, The Manhattan Project, 2022 – 2024, stampa Fine Art, 40×32 cm, courtesy l’artista

Andrea Camiolo

Il papà Edoardo, la mamma Lina, i cugini che abitavano nella stessa casa di Novate occupando l’altra ala. Il video proietatto raccoglie tre spezzoni di filmati amatoriali girati dal cognato Carlo Alberto Carutti: la festa per i 40 anni dei genitori di Testori, nel 1959 a Canonica d’Adda; un momento nel giardino di Novate risalente ai primi anni ’60; il viaggio in treno a Roma delle sorelle, del fratello e di altri parenti per la prima de L’Arialda il 22 dicembre 1960. Il grande lightbox restituisce una fotografia delle famiglie di Edoardo e Giacomo, zio di Testori, che abitavano sotto il tetto della casa novatese.

La sala è dedicata ad Alain, il grande amore della sua vita, conosciuto a Parigi alla fine del 1958. Aveva voluto essere attore, dedicandosi anche ai fotoromanzi. Alla fine era diventato gallerista. La vetrofania sulla finestra restituisce un momento felice della vita di famiglia: il matrimonio della prima nipote, Giovanna, nell’ottobre del 1968.

Si parlava di impronta digitale, si parla di identità digitale. Le tele di Luca Lombardi esasperano questa sovrapposizione e questa sostituzione, rappresentando l’ultimo elemento fisico nella relazione con gli apparati tecnologici che consentono l’accesso al mondo e ai servizi online: lo swipe, ossia il gesto con cui il dito viene trascinato sullo schermo di uno smartphone. Questa gestualità, ripetuta all’infinito, seppur ingigantita perde di significato nella stratificazione in cui ogni forma copre, nasconde e annulla la precedente, mentre i titoli dei lavori fanno riferimento a quelle notizie sensazionalistiche il cui unico scopo è aumentare le visualizzazioni.

Luca Lombardi, Come comportarsi in caso di catastrofe nucleare, 2024, smalto su tela, 75,5×63 cm, courtesy l’artista

Luca Lombardi, Lo scandalo che nessuno può raccontare, 2023, smalto su tela, 45×40 cm, courtesy l’artista

Luca Lombardi

Nel luglio 1958 esce per Feltrinelli Il ponte della Ghisolfa una raccolta di racconti che riscuote subito un grande successo editoriale. Le foto dell’Archivio Farabola mostrano Testori in posa ai piedi del ponte o nei suoi dintorni. La frase scelta per lo stendardo è l’inizio del racconto che dà il nome alla raccolta e che è stata scelta da Emilio Isgrò per il monumento a Testori su Piazza Gino Valle a Milano.

Foto e stendardo sono dedicati al rapporto tra Testori e la sua città. Vediamo un Testori scrittore pendolare e frequentatore della periferia.

È dedicata al caso de L’Arialda, il testo che dopo l’esordio e le repliche romane, era stato sequestrato alla prima milanese al Teatro Nuovo il 24 febbraio 1961. Era scoppiato un caso nazionale, come documentato dai giornali nella vetrina. Chiude l’infilata di fotografie uno scatto simbolico di Testori dietro le sbarre: in realtà posa dietro una cancellata del Parco Sempione. Testori e l’editore Feltrinelli vennero assolti con formula piena nel 1964.

Testori e Franca Valeri: un sodalizio che aveva dato vita alla prima rappresentazione de La Maria Brasca al Piccolo Teatro il 17 marzo 1960.

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