TESTI VINCITORI

a) Per le arti figurative

1.  Per una tesi con impostazione trasversale tra arte e filologia (ex aequo):
Anna Lena con Giovanni Testori: il caso critico della sua tesi di laurea. Presentato da Alessandro Rovetta, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Anna Lena presenta e contestualizza un testo inedito e di grande importanza, non solo per la critica testoriana, la tesi discussa nel 1947 dallo scrittore e critico d’arte all’Università Cattolica di Milano, dal titolo: La forma nella pittura moderna, di cui si conoscevano finora solo le traversie occorse in fase di discussione. Giungendo la tesi di laurea di Testori, non al principio del proprio percorso critico, ma in qualche modo a sintesi di un periodo ricco di pubblicazioni, Lena ha colto l’occasione per raccogliere i dati oggettivi di un Giovanni Testori fino al 1947, presentandone una ricostruzione biografica puntuale, frutto di mirate ricerche di archivio presso gli istituti scolastici di ogni grado, dal Ginnasio alle due Università frequentate dallo scrittore, e trascrivendone con ordine e metodo i testi storico-artistici di quegli anni. È una tesi importante per la restituzione critica del momento storico e per la contestualizzazione nel percorso critico di Testori negli anni Quaranta del Novecento. Le domande che Testori si pone sulla pittura, propria e altrui, alla ricerca di una nuova via per l’arte cristiana, sono la base indispensabile per cogliere i successivi sviluppi del pensiero e dell’opera di Giovanni Testori.

Nicolò Rossi con Sicut Johannes. Studio Filologico e critico su gli angeli dello sterminio e su un progetto di triologia. Presentato da Salvatore Silvano Nigro, IULM MIlano

Il lavoro è costituito da quattro parti, raccordate secondo un’originale struttura. La prima affronta gli ultimi anni di vita e di malattia di Testori: ne esce un ritratto dell’autore, fortemente empatico anche nello stile, che vale da premessa allo studio, filologicamente assai arduo, dei manoscritti conservati nel Fondo Mondadori che occupa la seconda parte. Nella terza parte viene indagato criticamente il testo de La cattedrale, mettendo in relazione le figure dei personaggi con le suggestioni pittoriche caravaggesche (San Giovanni Battista) e di altri pittori del Seicento (Tanzio da Varallo in primis) e del Novecento. La quarta parte riporta la trascrizione di alcuni inediti reperiti nelle carte d’archivio e pazientemente ricostruiti: La peste a Milano, Fulbe Bororo, Infera Mediolani. Si tratta dunque di una tesi di grande impegno, sia ecdotico sia esegetico, che fa meritoriamente luce sull’officina dell’ultimo Testori. In virtù del suo carattere di lavoro trasversale agli interessi dell’autore studiato, la si è voluta premiare per la sezione «Storia dell’arte».

 2. Per un saggio di critica d’arte (ex aequo):
Tommaso Tovaglieri con Dicevo di te, Elsa de’ Giorgi. Presentato da Marco Belpoliti, Università degli studi di Bergamo

E’ una ricognizione critica sulla vita della scrittrice e attrice Elsa De’ Giorgi, fatta con materiali di prima mano, a partire da archivi finora non esplorati. L’abbondanza di materiale nuovo permette di tracciare un profilo diverso del personaggio cruciale anche per le vicende artistiche e collezionistiche dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale.
Il saggio frutto di una ricerca di prima mano e ricco di spunti, intreccia osservazioni critiche ( per esempio quelle su Pontormo e sulla sua fortuna visiva grazie al libro sulla Maniera di Briganti ) in modo intelligente, presentando un profilo più ricco della De’ Giorgi e del contesto culturale che la circonda, da Roberto Longhi a Luchino Visconti, passando per Salvemini e Calvino.  Riporta in appendice un inedito di Pier Paolo Pasolini, ritrovato da Tovaglieri: la presentazione a Un coraggio splendente di Elsa De’ Giorgi,   di  indubbia importanza perchè  diviene per lo scrittore, occasione di enunciazione di poetica.

Stefano De Bosio con Frontiere. Culture figurative ad Aosta e nell’arco alpino occidentale tra Quattro e Cinquecento. Presentato da Giovanni Romano, Università degli studi di Torino (emerito)

Ricco di materiale inedito, sia documentario che fotografico, lo studio di Stafano De Bosio, setaccia, con particolare precisione di ricerca e analisi, la produzione artistica rinascimentale ad ampio raggio nel territorio considerato: vetrate, sculture, miniature e affreschi, con attenzione alla committenza e all’individuazione di personalità prima sconosciute, come Ambrogio Bellazzi, impegnato nella cattedrale di Aosta. La maturità metodologica dimostrata e il rigore scientifico perseguito da De Bosio dimostrano l’attualità e fecondità di una ricerca tradizionale nei mezzi e innovativa nelle piste di ricerca che è in grado di aprire.

b) Per la letteratura

1. Per una tesi di laurea:
Angela Siciliano con Una notte del ’43 di Giorgio Bassani. Edizione e studio critico. Presentata da Paola Italia, Università di Bologna

Si analizza il racconto inedito “Una notte del ‘43”. il testo narra di un fatto realmente accaduto il 15 novembre 1943, quando alcuni membri del CNL vennero fucilati dai fascisti, mentre Bassani, trovandosi fuori Ferrara, scampò alla rastrellata.  Il lavoro si articola in due parti:  la prima concerne la genesi dell’idea di racconto, il metodo di lavoro, la scoperta di Flaubert e il progressivo avvicinarsi al realismo, le fonti del racconto inedito, la poetica dell’autore, la struttura ad anello e il personaggio narrante (Barilari, alter ego di Bassani),i caratteri della prosa “lirica” di Bassani. La seconda parte è costituita dall’edizione critica e dall’analisi filologica del manoscritto rinvenuto tra le carte del Fondo Bassani. Si tratta di un lavoro sostanzioso e importante, soprattutto per l’edizione critica dell’inedito. L’analisi è condotta con acribìa e sicure competenze tecniche, nonchè con grande sensibilità interpretativa. Dal confronto tra gli originali scaturisce l’indicazione di un metodo di composizione e di una poetica ben definiti dello scrittore/storico Bassani.

 2. Per una testo letterario (ex aequo):
Daniele Gaggianesi con Qohelet De La Barona, Poesie in lingua milanese. Presentato da Franca Nuti

Si tratta di un poemetto in versi liberi, suddivisi in dodici sezioni, in dialetto milanese, con traduzione e “note”. L’ispirazione è biblica e il personaggio di Qoehelet é inserito in un contesto affatto contemporaneo: quello dell’ universo asfittico della stanza in cui un adolescente, affetto da anedonia, si è rinchiuso per comunicare solo via web con i complici – suoi unici interlocutori – un efferato crimine,  mai nominato e  sempre incombente. Forte è il contrasto tra il dialetto milanese, che rievoca nel lettore  i toni domestici degli ambienti tessiani, e  gli acronimi del gergo informatico, attraverso il quale si esprimono quanti si autorecludono, avendo scelto di vivere nel web piuttosto che nel mondo. Lavoro degno di nota, drammatico ma accorato, in cui il male di vivere viene declinato nelle sue diverse tonalità. Ciò che resta è il dolore e la rabbia per la mancanza di senso della vita.

Fabrizio Sinisi con Guerra Santa, Testo teatrale. Presentato da Gabriele Russo (Teatro Bellini, Napoli )

Il testo è una tragedia che affonda nel contemporaneo della nostra storia e utilizza il dualismo tra due posizioni diverse, ma specchio della stessa moneta: Padre Lorenzo, un prete cristiano e Laila, una giovane convertita alla religione musulmana. Altro personaggio è Daniele, angelo dello sterminio, grande assente ma motore delle vite che animano la storia. Qui vale  l’assunto biblico che gli angeli del male ( gli angeli dello sterminio ) sono fatti della stessa materia di quelli del bene. Dio c’è, ma è terribile perché si comporta come se non esistesse: giunge alle posizioni estreme del nostro vivere, sanguina ma non lo da a vedere, si ricompone infine con una grazia maledetta, di sapore testoriano. Politico e privato si intrecciano in un groviglio di ragioni e passioni che non può che finire in tragedia, individuale e collettiva.
 Il registro è alto, non aulico rivela una indubbia tenuta poetica, che cattura chi legge ed ascolta.

FINALISTI
Luca Abbattista –  Gli autori francesi nel “Candido” di Leonardo Sciascia
Elena Arnone –  Le storie di Maria 
Michele Bertolino – Decentralizzazione e contesto: ipotesi per una filosofia dell’arte
Laura Cannella – Charles Henfrey (1818-1891) Collezionista
Sergio Di Benedetto – Depurare le tenebre degli amorosi miei versi La lirica di Girolamo beni vieni
Giuditta Fornari – Giovanni Testori: “performances” di drammaturgia
Federico Maria Giani – Ripensare Giovanni da Monte 
Claudio Gulli – La collezione Chiaramonte Bordonaro 
Daniela Iuppa – Un’inquieta fedeltà. Giovanni Testori e Alessandro Manzoni 
Vincenzo Latronico – La parte maledetta 
Mirto Milani – Musica e DSA: L’incontro di due Universi 
Mita Nunzia – FollEsserci 
Federica Nurchis Il patrimonio artistico del monastero benedettino di Santa Grata in columnellis a Bergamo 
Angelo Passuello – Il cantiere di San Lorenzo a Verona nel contesto del romanico europeo Gli autori francesi nel “Candido” di Leonardo Sciascia 
Valeria Patota – Minotauropatia-Ritratto di famiglia 
Chiara Perin – “Il coraggio dell’errore” Realismo in Italia, 1944-1954 
Laura Pernice – La parola negli occhi. Il genio di Testori tra letteratura e arti figurative 
Antonio Piccolo – Il sogno di Morfeo 
Fabio Pisano – Hospes, -itis 
Eugenio Refini – Teatro del Mondo, Teatro dell’Anima
Elena Rivoltini – Il Sacro Monte 
Pietro Santetti – Una di quelle vecchie storie vere
Jordi Valentini – Questa morte che non ha luogo 

La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti,
anziché diminuire diventa più grande.
(Hans Georg Gadamer)

Musica, street art, libri viventi, fumetti, web radio, poesia, caccia ai tesori culturali della città sono solo alcune delle proposte che animeranno il territorio di Novate Milanese nei prossimi due anni.
Le altre attività verranno co-progettate con i cittadini grazie al progetto A NOVATE LA CULTURA E’ FUORI.

Vi aspettiamo alla presentazione del progetto
martedì 18 dicembre ore 18.00 in Villa Venino, Biblioteca comunale.
Seguirà aperitivo.

Il progetto è finanziato da Fondazione Cariplo e coinvolge Comune di Novate Milanese, Koinè cooperativa sociale, Associazione Amici della Biblioteca Villa Venino, Casa Testori.

Al progetto hanno già aderito ACLI circolo di Novate, Centro Socio Culturale Coop Lombardia, Associazione GENITORIeSCUOLA Istituto comprensivo Don Milani Novate, CSBNO culture socialità biblioteche network operativo, Circolo Sempre Avanti A.Airaghi, Cooperativa edificatrice La Benefica di Novate, Tempo di Kairos.

PREMIO GIOVANNI TESTORI
III Edizione
lunedì 17 dicembre 2018, Pinacoteca di Brera

Sala XV, Ore 18.00
TAVOLA ROTONDA E PREMIAZIONE
saranno presenti James Bradburne e Mariella Goffredo e coloro che fanno parte della giuria del premio:
Giovanni Agosti, Anna Bernardini, Mauro Bersani, Claudio Ciociola, Davide Colussi, Angelo Curti, Davide Dall’Ombra, Paolo Di Stefano, Francesco Frangi, Giovanni Frangi, Maria Grazia Gregori, Silvia Isella, Sandro Lombardi, Valter Malosti, Clelia Martignoni, Remo Melloni, Renato Palazzi, Oliviero Ponte Di Pino, Maurizio Porro, Francesco Porzio, Niccolò Reverdini, Alberto Rollo, Roberto Stringa, Claudio Vela, Federico Tiezzi.
Accenno Testori e Brera, lette le motivazioni dei testi premiati

***
dalle ore 19.00
alle ore 19.30

Percorsi a cura dei vincitori per la Storia dell’Arte della presente e delle passate edizioni. Il pubblico (che per problemi di agibilità non può superare le 120 persone) sarà diviso in cinque gruppi. I percorsi visite guidate sono concomitanti e saranno di 30 minuti ciascuno.

Percorso Bergognone/Bramante/Foppa Luini (primo gruppo): Sale XIII-XII-X-VIII-IX
Percorso Gaudenzio (secondo gruppo): Sala XI
Percorso dal 600 Lombardo al Ceruti (terzo Gruppo): Sale XXVIII- XXIX-XXX-XXXV-XXXVI
Percorso I Moderni (quarto gruppo): sala XXIII
Sala XXXVII e Biblioteca Nazionale Braidense Sala Manzoniana (quinto gruppo)

19.30 -20.30 intervallo
***

BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE
Sala Maria Teresa Mostra
I LIBRI DI TESTORI
a cura della Associazione Testori diretta da Davide dall’Ombra

La vicenda editoriale di Testori , a partire dalgi anni quaranta, con la pubblicazione degli scritti su Matisse e Manzù, al decenno seguente con la collaborazione a Paragone, , da Il dio di Roserio per i Gettoni, agli anni di Olivetti, con gli scritti sul Manierismo piemontese e lombardo del seicento e su Martino Spanzotti , Feltrinelli capitolo primo e capitolo secondo, fino all’ultima stagione, quella dei Tre lai per Longanesi, indica la trasversalità della carriera di Testori tra arte e letteratura, sulla lezione di Roberto Longhi: su questa trasversalità è costruito il disegno del Premio Testori.

Ore 21.00
Toni Servillo legge
da Conversazione con la morte
di Giovanni Testori

disposizione degli spazi Emanuela Fasoli
a cura di Giuseppina Carutti

In Testori scorre una vena rappresentativa una vocazione visiva mai dismessa, neppure quando scrive in prosa o romanzi che lo porta da una parte a cercare ostinatamente nuove forme di dialogo di rappresentazione, dall’altra a costruire all’interno dei suoi testi un piano visivo molto forte che ne determina la forte plasticità (si pensi in Conversazione con la morte alla presenza della capretta che come un’animale dantesco entra ed esce dalla storia e diviene l’interlocutore della conversazione). Una morte vera, non letteraria, che Testori ha toccato da vicino e che lo porta cristianamente a farsene una ragione di vita e un motivo di ricerca totale al fine di rappresentare nel modo più puro e allo stesso tempo più drammatico – come ha riscontrato in Cézanne – il fondamentale ultimo atto, là dove la morte appare vinta e superata, non già attraverso la glorificazione delle sue ombre, dei suoi strazi e delle sue agonie, bensì attraverso la forza, la luce e la pazienza della vita.
Ingresso solo su prenotazione
Siete pregati, data l’esiguità dei posti disponibili (per ragioni di agibilità) di segnalarci la vostra presenza alla Tavola rotonda e premiazione e/o alla lettura di Conversazione con la morte
Al seguente indirizzo mail: comitatodigestione@premiogiovannitestori.org
Non sarà possibile accedere agli eventi senza la prenotazione.

Una menzione speciale «per aver adottato l’arte come strumento volto a promuovere la creazione di un ambiente collaborativo, tra i dipendenti, i clienti e i gli interlocutori istituzionali», grazie all’insieme delle iniziative organizzate e ispirate all’arte come veicolo di connessione fra persone, innovazione e tecnologia per i diversi stakeholder. Il progetto “In connessione con l’arte” di Fastweb ha ricevuto questo importante riconoscimento al Parlamento europeo in occasione del Corporate Art Award.

Il progetto “In connessione per l’arte” è stato realizzato da Casa Testori con Kwords. Si è trattato di un progetto di welfare che ha permesso ai dipendenti dell’azienda di vivere, attraverso modalità insolite e originali, l’esperienza dell’incontro, del dialogo e della connessione, appunto, con l’arte, con una particolare attenzione all’arte moderna e contemporanea.

L’iniziativa si è sviluppata attorno a  tre momenti: a febbraio i dipendenti hanno avuto la possibilità di interagire con le opere d’arte di Matteo Negri nelle sedi di Fastweb di Milano, Roma e Bari e di incontrare lo stesso artista mentre nel corso del mese di luglio hanno potuto usufruire di visite guidate e gratuite presso alcuni importanti luoghi d’arte delle cinque città che ospitano le sedi principali dell’azienda, la Fondazione Prada a Milano, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli a Torino, il museo dell’Ara Pacis a Roma, il Museo Archeologico a Napoli, Palazzo Fizzarotti a Bari. Infine, lo scorso mese i dipendenti si sono potuti immergere, grazie a visori VR di nuova generazione, in un viaggio alla scoperta delle opere più celebri di tre fra gli artisti più amati dell’arte moderna, Van Gogh, Matisse e Picasso, grazie alla realtà virtuale. Nel complesso, l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo e ha coinvolto circa 800 dipendenti.

«Siamo onorati di ricevere questo prestigioso riconoscimento che premia l’impegno e la passione di Fastweb per la promozione di iniziative in campo artistico e culturale, soprattutto là dove c’è esplorazione, spirito di ricerca, innovazione», ha dichiarato Alberto Calcagno, Amministratore Delegato di Fastweb.

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NON SMETTERE DI COMBATTERE
Daniele Capra e Giuseppe Frangi

Graffiare il presente muove dalla convinzione che vi siano opere realizzate oggi che hanno nelle loro ragioni programmatiche più profonde il desiderio di dare degli strumenti interpretativi, di carattere critico, poetico o anche militante, per interpretare la realtà che ci circonda; strumenti per arginarla o agire in essa, in opposizione all’idea rassicurante, ma sterile, di suggerire allo spettatore un luogo defilato al riparo dalle contaminazioni del mondo. A partire da questa necessità di insinuarsi attivamente nel nostro tempo, Graffiare il presente propone una selezione di opere realizzate nel corso del 2018 da ventuno artisti, tutti italiani, e tutti nati tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Si tratta di opere che mirano ad essere mattoni in grado di reggere il proprio e l’altrui peso, capaci di lottare per non scivolare nell’indistinto che fagocita ogni cosa in un tempo brevissimo. Tali lavori si offrono al fruitore come strumenti di pensiero, tesi e teoremi – sia visivi che ideali – in grado di sostenere la suggestione dell’utopia, l’ambizione a significare e il proposito di resistere alle tensioni e alle insidie del futuro. Che è il tempo più infido, pronto a dissolvere le nostre ambizioni come le onde che si frangono sulla spiaggia. 
La mostra ha avuto tra i suoi intenti quello di verificare come la scelta e la pratica del medium pittorico vada ben oltre la sua supposta autoreferenzialità, le cure rivolte esclusivamente agli aspetti linguistico-stilistici o un’improduttiva forma di intimismo espressivo. La scelta della pittura non è casuale in un luogo come questo che nella sua storia è stato il teatro dell’avventura collezionistica di Giovanni Testori, appassionatamente orientata proprio in direzione della pittura. I lavori di particolare intensità di Graffiare il presente mirano a dimostrare come, per una generazione di artisti, la pratica pittorica nasca da esigenze di perseguimento di obbiettivi intellettuali significativi, come missione estetica, esistenziale o politica. Rifuggendo in ogni modo l’assertiva e rappacificante ripetizione della propria identità, il rassicurante ed inconcludente esercizio dell’arte come decorazione o didascalica addizione al mondo, la mostra rappresenta un tentativo anarchico di cogliere i più rilevanti tentativi di resistere e non dissolversi nella rapida mollezza della contemporaneità.
Come curatori del progetto ci preme sottolineare la risposta convinta e generosa da parte degli artisti all’invito a loro rivolto: la qualità, il desiderio frequente di partecipare alla mostra con opere di dimensioni impegnative, ma anche la viva partecipazione al processo ideativo e al confronto pubblico sono lì a confermarlo. Questo è un segno di quanto il medium pittorico venga vissuto come un linguaggio ricco di potenzialità ancora inespresse, la cui significatività è stata frequentemente ignorata dai luoghi espositivi istituzionali del nostro Paese: è una percezione testimoniata dalla forza sperimentale, a volte audace, ma sempre metodologicamente rigorosa, che caratterizza tanti dei lavori esposti. Del resto lo sperimentalismo è anche l’esito quasi obbligato di quella spiccata tendenza interrogativa che caratterizza gli artisti in mostra e di quella sentita necessità interiore di incidere il presente, per sua intrinseca natura informe, liquido e impenetrabile. Infine Graffiare il presente conferma il senso del fare una mostra collettiva, se costruita attorno a precisi criteri, come opportunità di confronti vis-à-vis con le opere di altri artisti e anche come possibilità di impreviste contaminazioni. […]

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GLI ARTISTI

Paola Angelini, Mirko Baricchi, Paolo Bini, Lorenza Boisi, Thomas Braida, Alessandro Calabrese, Linda Carrara, Nebojša Despotović, Matteo Fato, Agostino Iacurci, Andrea Kvas, Francesca Longhini, Tiziano Martini, Isabella Nazzarri, Marco Pariani, Nazzarena Poli Maramotti, Alessandro Roma, Nicola Samorì, Alessandro Scarabello, Caterina Silva, Aleksander Velišček.

 

L’opera di Paola Angelini è incentrata su un’intensa figurazione costruita con un uso strabordante del colore, una bidimensionalità spinta dei soggetti – spesso isolati rispetto ai piani prospettici o allo sfondo – ed uno stile poliedrico e mai fermo su se stesso. L’artista infatti tende ad appropriarsi di modalità esecutive differenti a seconda non solo del tema scelto, ma anche secondo i dettami di un continuo cambio di prospettiva personale, dovuto al ricorrente esercizio del dubbio, che ne fanno una personalità, pittoricamente, in fluida ed inesausta evoluzione.

È frequente, nei suoi lavori, la presenza umana e dell’elemento vegetale, sia come semplice pianta o fiore, che nella forma più estensiva di albero e bosco. Molte delle sue opere sono caratterizzate dalla stratificazione di differenti episodi figurativi che si sovrappongono al soggetto principale, spesso senza una relazione apparente, se non quella di genere strettamente compositivo o immaginifico.

Inoltre si notano spesso segni, disegni e stilemi di carattere grafico, nella forma di pennellate sintetiche. Devianti e spiazzanti, queste paiono ai nostri occhi come dei sorprendenti tatuaggi visivi, che si sovrappongono alla pelle – colorata, ribollente ed anarchica – della superficie pittorica.

Paola Angelini è nata nel 1983 a San Benedetto del Tronto, dove vive e lavora.

La pittura di Mirko Baricchi si è evoluta progressivamente negli anni dalla figurazione verso una pratica più libera ed aniconica, caratterizzata da una grande attenzione rivolta agli aspetti del colore e a quelli della forma. Benché permangano degli episodi – appena abbozzati – di elementi figurativi, la sua attenzione è principalmente focalizzata sul processo esecutivo dell’opera.

Nella sua pratica è infatti centrale il lavoro fisico e la modalità generativa entro cui l’opera prende forma, aspetto che avviene in una sorta di performance, che, rispetto alla concatenazione delle azioni svolte dall’artista, assume anche una funzione esplorativa. Per Baricchi l’opera è cioè un tentativo, esattamente come quello messo in atto da un atleta che pratica il salto con l’asta: c’è un muro, simbolico, da oltrepassare, e si procede con prove finché quel livello non lo si è archiviato.

Le opere della serie Selva nascono dalla rapida ripetizione di pennellate e parziali asportazioni di colore – con le dita, i pennelli o dei canovacci – prima che esso si asciughi: il lavoro prende forma così grazie a gesti pittorici di carattere opposto. Il titolo è un rimando all’universo del bosco, all’intreccio di segni, al ricordo di quei micro-paesaggi che stanno nella memoria sia dell’artista che di colui che guarda.

Mirko Baricchi è nato a La Spezia nel 1970. Vive e lavora tra La Spezia e Vicenza.

Una saracinesca è calata sul mondo e tra un listello e l’altro lascia intravvedere il bagliore di un orizzonte perduto. L’opera di Paolo Bini, che si sviluppa in verticale come se fosse una vera finestra, in realtà gioca su un’ambiguità che crea un’attesa in chi sta guardando. Cosa c’è al di là? E l’effetto saracinesca creato dai nastri tesi sulla tela è quello di un nascondere o di un lasciar trapelare?

La pittura di Bini vive abitualmente di uno splendore che si impone senza intercapedini. La scansione geometrica delle linee giustapposte accende tensioni cromatiche destinate ad abbagliare lo sguardo. Con Sentiero di Eden invece Bini fa i conti con una griglia che ingabbia e oscura il libero distendersi delle tracce colorate. La sua è una pittura che trova in se stessa la sua ragion d’essere, erede in questo della grande tradizione della pittura analitica italiana.

Ma pur nella sua neutralità rispetto al reale, Bini proietta sulle tele sensazioni generate da una sorta di luminoso accecamento che il reale produce sulla sua retina. Con Sentiero di Eden quell’accecamento risulta quasi dolorosamente impedito. Anche ciò che filtra basta ad accendere una potente nostalgia.

Paolo Bini è nato a Battipaglia (Sa) nel 1984, dove vive e lavora.

Le opere pittoriche di Lorenza Boisi sono caratterizzate da una particolare verve coloristica, da pennellate vibranti e da un serrato ritmo visivo che prende forma grazie ai vividi accostamenti cromatici. La figura umana, il paesaggio e gli elementi vegetali sono i soggetti più ricorrenti, che sono delineati grazie ad un disegno nervoso ed una pittura sintetica, caratterizzata dall’impiego di colori antinaturalistici distribuiti sulla tela a zone, talvolta a macchie, sovente lasciando trasparire la superficie sottostante.

In Endymion Boisi rilegge la storia di Endimione, personaggio della mitologia greca cui Zeus concede di sostituire la morte con un sonno eterno in maniera che egli possa preservare la propria giovanile bellezza, su supplica della dea Diana, di lui innamorata. L’artista lo rappresenta nel paesaggio (secondo i dettami della tradizione che si diffonde a partire dal Rinascimento), ma da solo, appoggiato con la schiena ad una roccia, con gli occhi socchiusi e in un’atmosfera sognante, mentre legge l’omonimo poema di John Keats, che narra proprio la sua storia.

È un riferimento incrociato alla vicenda del personaggio mitologico ed insieme un evidente anacronismo temporale, che spetta all’osservatore ricomporre, o di re-immaginare in una storia ulteriore.

Lorenza Boisi è nata a Milano nel 1972. Vive e lavora sul Lago Maggiore.

L’opera di Thomas Braida si sviluppa a partire da una fantasia iperbolica, da un eclettico poli-stilismo e dall’ironia, che frequentemente è testimoniata anche dal titolo. I suoi dipinti sono popolati da animali e personaggi borderline dediti ad attività di difficile comprensione, con spesso micro-episodi narrativi che sfiorano l’assurdo.
Il titolo è impiegato come supporto al racconto, poiché spiega ciò che è rappresentato (essendone talvolta un contrappunto), definisce il contesto in cui l’opera è stata realizzata o, spesso, tratteggia in forma sintetica dei fatti di vita personale dell’artista. In Braida la pratica artistica è infatti costantemente mescolata alle vicende individuali, alla condivisione di spazi ed istanze esistenziali con una comunità di colleghi artisti ed amici.

Voglia di mare raffigura due ragazze che rivolgono la schiena all’osservatore e hanno sulle natiche e sulle gambe delle onde che sono state probabilmente dipinte in un’azione di body painting. La situazione, il contesto del paesaggio boschivo, paiono improbabili, come pure il misterioso animale (un furetto o un gatto senza gambe?) che cala dall’alto e contribuisce a costruire una situazione bizzarra in cui davvero tutto è fuori posto.

Thomas Braida è nato a Gorizia nel 1982. Vive e lavora tra Venezia e Torino.

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