Andrea Bianconi
A cura di Francesca di Giorgio
Colletta di Castelbianco
13 Settembre 2020

In principio fu Bologna, con le sue piazze e i suoi spazi. Poi il Teatro Duse, nell’intimità delle sue storiche sale. Seguì la cima del Monte Carega, la conquista dell’aria aperta dopo l’isolamento del lockdown. E poi ancora Tropea, con l’infinito del suo mare. Il viaggio artistico di Andrea BianconiSit Down to Have an Idea che, dal gennaio 2020, porta in giro per l’Italia le sue poltrone d’autore, emoziona il Paese. Oltre 50mila le interazioni sui social media, che crescono ogni giorno di più a conferma dell’interesse che le opere suscitano nel pubblico.
E il viaggio continua.

Domenica 13 settembre 2020 Andrea Bianconi è arrivato a Colletta di Castelbianco e, insieme a un gruppo di abitanti di questo antico borgo medievale nell’entroterra di Albenga (Savona), inserito tra ‘I Borghi più belli d’Italia’, l’artista ha portati la “poltrona delle idee” sotto al maestoso pino che accoglie i visitatori all’ingresso del paese e lì rimarrà come installazione permanente. «Credo nella funzione terapeutica dell’arte. A volte abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi, di fare introspezione e compiere una ricerca interiore. E la natura ci offre un senso di protezione che ci permette di riscoprire questo contatto con noi stessi, profondo e poetico. Grazie al suo riparo, ci dà la libertà di pensare»afferma Andrea Bianconi.

Per Francesca Di Giorgio, curatrice di Sit Down to Have an Idea a Colletta di Castelbianco: «La scelta dell’artista a quale luogo donare la “sua” poltrona rientra in un determinato e mai precostituito disegno. Una direzione coincidente con quella dell’arte che, come la natura, coinvolge, include, libera e protegge. Perché una direzione da intraprendere, un percorso breve o lungo, c’è sempre. Per tutti. La possibilità di sedersi sulla poltrona è un’occasione per riconciliarsi con le proprie idee che spesso attribuiamo al mondo dell’astrazione ma che si manifestano forti della loro concretezza. Le stesse idee che hanno portato, negli Anni ‘80, un gruppo di imprenditori, guidati dall’architetto Giancarlo De Carlo (1919 – 2005)a sottrarre a un triste destino d’oblio, il borgo nella Val Pennavaira, alle pendici della spettacolare “piramide dolomitica” di Castell’Ermo».

Una nuova tappa, una nuova meta da aggiungere agli altri luoghi che nella visione dell’artista, diventano tableau vivant dove le sue opere/poltrone interagiscono con il pubblico. I visitatori diventano protagonisti di questi quadri viventi immortalati da scatti che incidono fino a dare vita a infinite opere in un viaggio che non è solo artistico, ma anche umanitario: il progetto Sit Down to Have an Idea porta con sé, infatti, ad ogni tappa, la campagna di sensibilizzazione a sostegno della ricerca promossa da Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC).
Con questa iniziativa itinerante, realizzata in collaborazione con Casa Testori e Fondazione Coppola, Andrea Bianconi si fa portatore di un messaggio profondo di speranza, rinascita e riflessione sul nostro futuro e sulle idee che dobbiamo coltivare per un mondo migliore. Un’opera unica nel suo genere anche per l’alto valore etico e sociale racchiuso in questa impresa a finalità charity.

«Per me è importante quando l’arte si unisce alla ricerca scientifica, in quanto parlano la stessa lingua, tra loro si crea un dialogo che può generare frutti e spunti per il futuroEntrambe mettono l’uomo e il suo benessere al centro» afferma Andrea Bianconi, riconosciuto come uno dei più interessanti artisti delle nuove generazioni, autore di opere esposte in musei pubblici e spazi privati di tutto il mondo. «La mia intenzione con questo progetto è di portare l’arte in spazi sconfinati e contaminarli con i luoghi e i visitatori, per regalare emozioni forti e idee che sono l’ossigeno della nostra esistenza. Quell’ossigeno che è così prezioso per chi è affetto dalla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa in Italia che blocca i polmoni e alla fine toglie il respiro».

L’evento è stato realizzato con il patrocinio di: Comune di Castelbianco, Colletta di Castelbianco S.r.l., I Borghi più belli d’Italia e Legambiente. E in collaborazione con:Casa Testori, Fondazione Coppola, Slow Food (Albenga, Finale, Alassio e Savonese), Vincenzo Ricotta – Invest progetti, Scola (bar e ristorante), Amministrazioni Condominiali Rivierahouse.

L’IMPEGNO CHARITY A SOSTEGNO DI FONDAZIONE RICERCA FIBROSI CISTICA

In occasione degli eventi, i volontari della rete FFC erano presenti con speciali postazioni per offrire, in cambio di una donazione, le bandane personalizzate dall’artista Bianconi con la scritta “Sit Down to Have an Idea”, il cui ricavato è interamente devoluto alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica.
Ciascuno ha potuto e può fare la sua parte a sostegno del principale ente di ricerca in Italia sulla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa nel nostro Paese, con un’aspettativa di vita media per i malati che supera di poco i 40 anni.

IL BORGO

Il Borgo medievale di Colletta di Castelbianco, che si erge come una fortezza naturale nell’entroterra del Ponente Ligure, risale al XII-XIV sec. Intorno al 1887, a causa di un devastante terremoto, viene graduale abbandonato. Dal 1980 però si inizia il recupero e la ristrutturazione di Colletta, grazie al Professore Architetto Gian Carlo De Carlo e Colletta di Castelbianco S.r.l. che ne fanno un esempio virtuoso di recupero e tutela del patrimonio immobiliare storico, andando anche oltre. Colletta di Castelbianco viene dotato di ogni comfort e tecnologia ed entra nella rosa dei Borghi più Belli d’Italia.

EVENTI COLLATERALI

Mostra Giancarlo De Carlo e la Liguria. Luoghi, progetti, tracce
A cura di Emanuele Piccardo e Andrea Vergano
In collaborazione conFederazione ordini Architetti PPC Liguria
25 Settembre – 1 Novembre 2020

Mostra organizzata in occasione del centenario della nascita di Giancarlo De Carlo.

Da martedì 8 a domenica 13 settembre 2020 va in scena al Teatro Carignano di Torino il Progetto Testori, ideato e diretto da Valter Malosti e prodotto da TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con l’Associazione Giovanni Testori. Il Progetto Testori conclude la rassegna Summer Plays. Sere d’estate al Teatro Carignano, organizzata dal Teatro Stabile di Torino e da TPE – Teatro Piemonte Europa.

Giovanni Testori ha avuto una relazione importante con Torino, scandita da fatti decisivi nella biografia dello scrittore e storico dell’arte milanese. Il Progetto offrirà un repertorio di testi meno conosciuti al grande pubblico del grande scrittore, tutti relativi all’ultima parte della sua prodigiosa traiettoria creativa. Si apre (8-13 settembre 2020) con la prima assoluta di Cleopatràs, nuova produzione diretta da Valter Malosti con l’interpretazione di Anna Della Rosa, il progetto sonoro di Gup Alcaro, le luci e le scene di Nicolas Bovey, la cura del movimento di Marco Angelilli: uno spettacolo coprodotto da TPE con il Festival delle Colline Torinesi di cui rientra nel cartellone «diffuso» della 25a edizione. Prosegue (12-13 settembre 2020) con Maddalene (da Giotto a Bacon), dalla singolare raccolta poetica («schede-poematiche» o «schede-versicoli» come Testori le chiamò) che accompagnava uno dei preziosi libri d’arte di Franco Maria Ricci, diretto e interpretato dallo stesso Malosti con Lamberto Curtoni al violoncelloe le musiche originali di Carlo Boccadoro

Accanto a questi spettacoli, due extraplays: mercoledì 9 settembre alle 18.30 la lezione Testori vs Shakespeare (sulle riscritture testoriane di Shakespeare: Cleopatràs, Ambleto, Macbetto, Post Hamlet) che vedrà dialogare Gilberto Santini, Giuseppe Frangi presidente dell’Associazione Giovanni Testori e Valter Malosti. Venerdì 11 Conversazione con la morte affidata alla lettura di un grande del teatro italiano e storico interprete testoriano come Piero Nuti. L’annunciata proiezione del video, attraverso materiali inediti ritrovati, dello spettacolo di Malosti Vado a veder come diventa notte nei boschi… (giovedì 10 settembre, 18:30) – dal testo di critica d’arte G. Martino Spanzotti: gli affreschi di Ivrea, che è anche un omaggio all’arte attoriale di Giovanni Moretti – è invece rimandata all’autunno a Casa Testori di Novate Milanese e contestualmente verrà presentata anche a Torino.

Valter Malosti racconta il Progetto Testori
Tra i più importanti e complessi intellettuali italiani del Novecento, Giovanni Testori (1923-1993) è per Valter Malosti un autore di riferimento e di costante rilettura. Il regista e attore torinese gli ha dedicato lungo tutta la sua carriera numerose messe in scena e lavori multimediali che hanno ricevuto premi e grandi apprezzamenti di critica e pubblico. 

«Mi ha sempre affascinato il Testori parallelo, sublime, avventuroso ed emozionale critico e mercante d’arte, e il primo incontro con il grande scrittore milanese è avvenuto quando realizzai nel 2002 l’installazione nella chiesa di San Bernardino a Ivrea, dove si trova il meraviglioso tramezzo affrescato da Martino Spanzotti, sul quale Testori ha scritto uno struggente capolavoro letterario di critica d’arte. Quell’esperienza è stata un passo decisivo nella mia ricerca di radici espressive e umane. Ho poi incontrato l’opera di Testori più volte, e ogni volta è stata per me una esperienza di vita e di teatro fondamentale. Voglio almeno ricordare qui Passio Laetitiae et Felicitatis (2008), tratto dal romanzo omonimo e con in scena qui una strepitosa Laura Marinoni, L’Arialda, realizzato con i talentuosi allievi della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino (2015), e la recentissima La Monaca di Monza (2019), con un’altra grande interprete testoriana quale Federica Fracassi. Nella settimana dall’8 al 13 settembre presenteremo un repertorio di testi meno conosciuti del grande scrittore, tutti relativi all’ultima parte della sua prodigiosa traiettoria creativa, dal 1978 di Conversazione con la morte, capolavoro trascuratissimo qui letto dal grande Piero Nuti; alle Maddalene del 1989, «schede-poematiche» o «schede-versicoli» come Testori le chiamò, scritte per un prezioso volume di Franco Maria Ricci, per concludere la nostra traiettoria con uno dei Tre LaiCleopatràs, scritto sul letto di morte dal grande scrittore».

Testori e Torino
Giuseppe Frangi, Presidente dell’Associazione Giovanni Testori
È stata una relazione importante quella che ha legato Giovanni Testori e Torino: una relazione scandita da fatti decisivi nella biografia dello scrittore e storico dell’arte milanese. Tra il 1955 e il 1960 ha organizzato importanti mostre dedicate ai protagonisti del ‘600 lombardo e piemontese. Nel 1971, alla Galleria Galatea, ha presentato il ciclo dei quadri dei Pugili che sancivano il suo ritorno alla pittura, con presentazione di Luigi Carluccio. L’affetto di Testori per Torino è dimostrato anche dalle cinque importanti opere di artisti da lui amatissimi, tra cui Cairo, Cerano e Ceruti, donate alle raccolte di Palazzo Madama, alle quali se ne aggiunge un’altra donata alla Galleria Sabauda.

Torino per Testori è città segnata da grandi amicizie, come quella con Vittorio Viale, e in anni più avanzati con Piero Nuti e Adriana Innocenti. A Torino, da Einaudi, era stato pubblicato il libro Il Dio di Roserio, che lo aveva consacrato all’attenzione della critica e dei lettori. Il progetto testoriano, proposto da TPE e ospitato al Teatro Carignano grazie al progetto di collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, ribadisce in modo intelligente la varietà di forme che ha contraddistinto questo rapporto fra Testori e Torino. È un programma ricco, che vede sia l’esordio testoriano da parte di una bravissima attrice come Anna Della Rosa sia il «ritorno» di un attore dalla lunga storia testoriana come Piero Nuti.

In particolare mi preme sottolineare l’importanza del «salvataggio» in forma di video dello straordinario spettacolo proposto da Valter Malosti (che sarà protagonista con Lamberto Curtoni di un piccolo «classico» come le Maddalene) nel 2002 alla Chiesa di San Bernardino di Ivrea e che verrà proposto nei mesi prossimi a Casa Testori. Uno spettacolo dedicato ad un grande artista piemontese come Gian Martino Spanzotti, al quale Testori nel 1958 aveva dedicato un libro realizzato con il Centro culturale dell’Olivetti. La possibilità di poter far rivedere e far circolare Vado a veder come diventa notte nei boschi… ha un doppio valore: ripropone in forma piena la ricchezza della scrittura testoriana capace di farsi teatro anche in occasione di uno studio critico come quello su Spanzotti, in secondo luogo testimonia un approccio poetico, emozionante e partecipato ad un grande tesoro del territorio come il tramezzo di Ivrea. Giovanni Moretti era stato certamente oltre che interprete, un’anima di questo spettacolo, ed è giusto che il video venga proposto come omaggio a lui.

GLI SPETTACOLI

Cleopatràs 
8-13 settembre 2020
«E come i gru van cantando lor lai, 
faccendo in aere di sé lunga riga, 
così vid’ io venir, traendo guai, 
ombre portate da la detta briga;»           
Dante, Inferno, Canto V, vv. 46/49

Tre Lai (CleopatràsErodiàsMater Strangosciàs), sono il testamento ultimo di Giovanni Testori e il vertice della straordinaria stagione creativa dello scrittore. Queste eroine a cavallo di un trapasso epocale, tra loro contemporanee e lontanissime, dalla morte riemergono per raccontarsi e piangere sul corpo dell’amato e raccontare a noi tutti il mistero per eccellenza, quello dell’Amore. 

Per Cleopatràs che piange il suo Antonio, il suo Tugnàs, Testori reinventa l’Egitto romano di Shakespeare inserendolo nella topografia della sua amata Valassina (nel Triangolo Lariano), in un fuoco di fila di invenzioni di lingua, sorvegliate da una grande poesia memore della Commedia di Dante e della sua «Cleopatràs lussurïosa», consegnandoci una figura che acquista una dimensione terrena e sensuale, sempre sull’orlo di una straziante e perturbante ironia.

Assistiamo all’ultima ora di vita di una grande regina, menagèr, star, al tramonto di una vita grandiosa. Dopo aver sfondato i limiti della vita con il suo amatissimo Antonio, Cleopatràs varca il limite ultimo della vita e raggiunge il suo amore nell’aldilà, sperando che ci sia un aldilà e che non finisca tutto in «merdità».    (V.M.)

Maddalene (da Giotto a Bacon)
12 -13 settembre, 18.30
“Mi viene in mente un passo delle Conversazioni con Testori di Luca Doninelli, […]  in cui sta scritto, su per giù, che lo storico dell’arte veramente grande è quello la cui interpretazione aderisce alle opere in maniera tanto serrata che poi non è più possibile guardare quelle opere senza pensare a quello che lui ha scritto.”   
Giovanni Agosti, La Testoriana di Brescia, ed. L’Obliquo, 1997

Maddalena è una singolare raccolta poetica, penetrante e istrionica, come un sunto – «strozzatissimo» dice Testori – di storia dell’arte, che accompagna il cammino della Maddalena nei secoli. Un singolare percorso, un «maddalenesco tragitto» che si dispiega attraverso il dialogo tra immagini e parole: da Duccio a Masaccio, da Giotto a Cézanne, da Beato Angelico a Caravaggio, da Raffaello a Rubens, da Botticelli a Tiziano, da Grünewald a Bacon. 

Il tema della figura della Maddalena è da sempre al centro dell’interesse di Testori. Su questa figura l‘editore Franco Maria Ricci costruì uno dei suoi libri d’arte, unici e pregiati, Maddalena, stampandolo in 5.000 esemplari numerati nel marzo 1989. Testori produsse in forma di poesia le schede sulle singole opere: «schede-poematiche» o «schede-versicoli» come lui le chiamò, originali critiche in forma di poesia «nate non da un premeditato disegno, bensì da un insopportabile nausea per il modo (a me) consueto di stenderle», lui che era pur sempre un grandissimo e controverso critico d’arte, allievo ed erede di Roberto Longhi. 

E come il suo maestro Longhi, anche Testori «ha gloriosamente portato l’opera d’arte nella mischia degli interessi totali, cioè a dire nelle questioni di vita o di morte». Testori si accosta così vicino alle maddalene da farci, come lui stesso scrive, il «lingua-in-bocca», da giacerci «sdraiato di fianco» «come dentro un letto».

Maddalene è divenuto un vero e proprio work in progress, cui numerose e successive commissioni, tra cui spicca quella dell’Unione Musicale nel 2013 e quella primigenia del Festival DeSidera del 2002, hanno permesso al progetto di evolvere passo passo. I versi di Testori sono accompagnati e contrappuntati da una ventina di brevi suite originali per violoncello scritte nel corso degli anni dal compositore Carlo Boccadoro e ad ogni occasione variate e implementate anche grazie al talento del violoncellista Lamberto Curtoni. (V.M.)

Conversazione con la morte
11 settembre, 18:30
Nel luglio 1977 muore a la madre di Testori, alla quale lo scrittore è legato da uno strettissimo rapporto. Nei mesi successivi, scrive Conversazione con la morte. «La malattia e la morte di mia madre è stata come una conflagrazione […] E il testo che ho scritto è come la liquidazione non soltanto di una falsa concezione della vita, ma anche di un modo di essere del teatro che non ha più realtà. È il recupero della parola nella sua primordiale purezza.». Il grande attore Renzo Ricci, per il quale Testori aveva scritto il testo, muore prima di realizzare il progetto e Testori decide di andare lui stesso sul palcoscenico: «E adesso la leggerò io, che non sono un attore, non so recitare. Ma non so chi altro potrebbe farlo, chi la potrebbe leggere senza farla ricadere in quello che non è e non vuole essere. Non è che una piccola «albetta», una sorta di preghiera, più che di teatro, un mormorio, una confessione. E non può stare in quella forma di teatro chiuso, da cui vuole uscire». Al Pierlombardo, Testori seduto in palcoscenico davanti a un microfono, leggerà il suo poema con enorme concentrazione ed emozione davanti a una folla impressionante, composta soprattutto di giovani, immersi in un silenzio e un’attenzione davvero straordinari.

Per info e biglietti: teatrostabileditorino.it

Sit Down to Have an Idea è il Progetto artistico intrapreso nel 2019 dall’artista Andrea Bianconi, tuttora in corso.
L’ispirazione nasce nello studio dell’artista, dove costui custodisce la sua “poltrona delle idee”. “Ogni volta che qualcuno mi viene a trovare, vuole sedersi sulla mia poltrona pensando di essere ispirato. Allora mi sono detto: perché non dare la possibilità a tutti di sedersi, riflettere e avere un’idea?” afferma l’artista. “Smessa la funzione di oggetto che concilia all’ozio, le poltrone che ho personalizzato con lo slogan “Sit Down to Have an Idea” diventeranno per tutta la durata della manifestazione una sorta di incubatore di idee. Una sedia per tutti è un’idea per tutti”.

“Sono convinto della funzione terapeutica dell’arte. Portare l’arte in spazi sconfinati per contaminarli con i luoghi e i visitatori significa per me regalare emozioni forti e idee che sono l’ossigeno della nostra esistenza”. Ed è proprio per questa ragione che le sedie di Bianconi hanno fatto tappa in diverse località italiane. Dopo aver invaso gli spazi urbani di Bologna durante Arte Fiera, quelli culturali del Teatro Duse e la vetta di Cima Carega, Bianconi ha portato la sua poltrona d’artista sulle acque trasparenti della bellissima Tropea.
Il suo viaggio nei luoghi più inaspettati e belli del nostro paese porta un messaggio profondo di speranza e di rinascita, di riflessione sul nostro futuro e sulle idee che dobbiamo coltivare per un mondo migliore, la necessità di vivere in armonia e nel rispetto del pianeta.

«Ho lasciato il teatro, quel giorno folle di fine febbraio in cui iniziava l’incubo della pandemia, nei panni della Monaca di Monza dei Promessi sposi di Giovanni Testori, e Testori fa rinascere adesso la Gilda». Racconta questo, Laura Marinoni quando le si chiede di spiegare il perché de La Gilda di Mac Mahon, testo che il poeta, scrittore e drammaturgo milanese diede alle stampe nel 1959. È una storia simile a tante altre: di una periferia umana oltre che urbana, esistenziale e geografica, segnata però dall’amore, dalla passione. Gilda è il celebre personaggio di Rita Hayworth, ma qui è una bellezza dei bassifondi di Milano: si dà, si vende per mantenere uno, disperato come lei, finito in carcere per chissà quale affare. Gilda è appassionata e sensuale, eppure pudica, incerta, spaventata. In quelle periferie del Nord spreca la vita, innocente e colpevole.

Laura Marinoni, da attrice straordinaria, donna intensa e libera qual è, si impossessa della lingua testoriana, impastata di dialetto, aspra e poetica, popolare e commovente. E impreziosisce l’allestimento con un progetto creato assieme al compositore e musicista Alessandro Nidi, che spiega: «La prima musica che si affaccia al balcone della Gilda è una canzone di Jannacci, una delle canzoni che amo di più, che profuma di quella Milano, che racconta quelle persone, quelle piazze, quelle vie. Jannacci sembra la naturale colonna sonora di questo racconto, ma ho provato ad andare oltre. E si sono presentati poeti-musicisti immensi come Leo Ferré o Claudio Monteverdi. La sorpresa è che Testori li trasforma. Le loro musiche cambiano prospettiva, raccontano sentimenti nuovi».

Si avverte, così, quel gusto languido, di una dolce nostalgica cantata. Di un mondo che aveva i suoi miti, i suoi eroi, i suoi sconfitti. Una Milano certo scomparsa, ma che, grazie al suo poeta, torna a mostrarsi densa e viva come non mai.

Andrea Bianconi
Tropea
1 Agosto 2020

Nell’estate più italiana che mai, è continuato il viaggio artistico di Andrea Bianconi con il progetto Sit Down to Have an Idea che il 1 agosto 2020 è approdato A Tropea, città candidata a Capitale italiana della Cultura per il 2022. L’annuncio è arrivato da Andrea Bianconi e dal sindaco di Tropea, Giovanni Macrì.
La performance in questa perla italiana incastonata nella Costa degli Dei è stata una sorta di rito propiziatorio che ha acceso le luci dell’alba: alle 5:15 di sabato 1 agosto, un gruppo di studenti neo diplomati si è trovato davanti al Liceo Scientifico F.lli Vianeo ed è partito in processione per portare la poltrona fino a Piazza del Cannone, dove l’opera è stata installata.
A Tropea è la quarta tappa del progetto Sit Down To Have An Idea di Andrea Bianconi.«Un luogo magico, con una storia millenaria e una bellezza struggente. Ho deciso di portare la “poltrona delle idee” a Tropea per adagiarla di fronte al mare» afferma l’artista «Dopo Cima Carega a 2259 metri di altezza sulle Piccole Dolomiti, andrò in Calabria, nella punta dello stivale. Chi si siederà su questa poltrona dominerà il mare, vedrà solo lo scintillio meraviglioso di queste acque, avrà la pace e questa sensazione di infinito che può far desiderare, pensare, far nascere nuove idee. In questo luogo meraviglioso e magico, i nostri sogni continuano e la mia opera d’arte ha assunto un significato profondo, quello di indurre le persone a fermarsi, sedersi, riflettere, immaginare e… Avere un’idea. Mai come in questo periodo pensare al nostro futuro ci lega a momenti di benessere con la natura e con tutto quello che ci sta intorno».
«Sono felicissimo che Andrea Bianconi abbia voluto fare di Tropea il palcoscenico per la sua nuova performance, un bel segnale di attenzione da parte del mondo della cultura e di un artista contemporaneo che ho avuto modo di apprezzare già da prima» afferma il Sindaco Giovanni Macrì. «È un bellissimo regalo a questa città che si inserisce nella promozione della candidatura di Tropea a Capitale italiana della Cultura per il 2022. Tropea sta ricevendo tantissimi riconoscimenti internazionali per l’ottimo lavoro sin qui svolto. L’attenzione e il gesto di Andrea Bianconi è un ulteriore segnale del ruolo che questo luogo vuole avere in Italia e nel mondo, come meta turistica che unisce arte, cultura, storia e natura». 

A Tropea. Sit Down to Have an Idea è un progetto artistico realizzato da Andrea Bianconi con la collaborazione di Casa Testori e Fondazione Coppola, con il patrocinio di Regione Calabria, Comune di Tropea, Istituto Superiore Tropea Consulta Associazioni del Territorio, Pro Loco di Tropea, AS.AL.T (Associazioni Albergatori di Tropea) e AssCom Tropea (Associazione commercianti e operatori turistici di Tropea).      

Il progetto, quarto atto di Sit down to have an idea che ha invaso gli spazi urbani di Bologna durante Arte Fiera, quelli culturali del Teatro Duse e la vetta di Cima Carega, porta la poltrona d’artista di Andrea Bianconi sulle acque trasparenti della bellissima Tropea. Il suo viaggio nei luoghi più inaspettati e belli del nostro paese porta un messaggio profondo di speranza e di rinascita, di riflessione sul nostro futuro e sulle idee che dobbiamo coltivare per un mondo migliore, la necessità di vivere in armonia e nel rispetto del pianeta. «Sono convinto della funzione terapeutica dell’arte» afferma Bianconi. «Portare l’arte in spazi sconfinati per contaminarli con i luoghi e i visitatori significa per me regalare emozioni forti e idee che sono l’ossigeno della nostra esistenza».

Il progetto ha perseguito anche nella sua finalità benefica: in occasione di A Tropea sono state messe in vendita le bandane d’autore realizzate da Bianconi con la scritta “Sit down to Have an Idea”, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC), da oltre vent’anni la prima realtà italiana per la ricerca sulla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa nel nostro Paese.Presieduta da Matteo Marzotto, la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica è una onlus riconosciuta dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) con il ruolo di Agenzia Nazionale per la ricerca scientifica sulla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa (7.000 persone in Italia, 100.000 nel mondo) per cui ancora non esiste una cura risolutiva. La fibrosi cistica è una malattia multiorgano, ma è il danno ai polmoni che porta infine a non riuscire più a respirare. Quello che si sta vivendo oggi a causa del Covid – mascherine, distanziamento sociale e precauzioni igieniche – è la quotidianità di vita di un malato FC dalla nascita. La prima mission della Fondazione è quella di promuovere, selezionare e finanziare progetti avanzati di ricerca per migliorare la qualità e la durata della vita media dei malati e sconfiggere tale patologia; accanto alla ricerca, vi è inoltre la fondamentale opera di sensibilizzazione sulla malattia, che conta in Italia circa 2,5 milioni di portatori sani, spesso inconsapevoli di esserlo, che possono concepire figli affetti da fibrosi cistica. Finalità a cui il progetto di Andrea Bianconi contribuirà con questa iniziativa e con altre che verranno a seguire.

UFFICIO STAMPA ANDREA BIANCONI
Maria Grazia Vernuccio – mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
mob. +39 3351282864

www.andreabianconi.com

Responsabile Comunicazione FFC
Valeria Merighi – valeria.merighi@fibrosicisticaricerca.it |
mob. +39 347 9389704 |www.fibrosicisticaricerca.it

Dal 18 settembre, Castel dell’Ovo, Napoli

La spettacolare esposizione “Marina Abramović / Estasi”, a cura di Casa Testori e prodotte da Vanitasclub con la collaborazione di dell’assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli dopo la tappa di Milano e nell’ambito del tour italiano, arriva all’interno di Castel dell’Ovo, il castello più antico di Napoli e per la sua posizione tra i simboli del capoluogo campano nel mondo. Questo castello, legato alla leggenda di Virgilio Mago, si prepara ora ad ospitare l’arte della madre della performance art, Marina Abramović, artista che ha una lunga familiarità con la città di Napoli, dove a 46 anni aveva tenuto la storica performance Rhytm 0 alla Galleria Studio Morra. La nuova esposizione, che si presenta profondamente diversa, è destinata però a sorprendere ed emozionare ugualmente i visitatori. “L’Italia ha dimostrato grande coraggio e un profondo senso di comunità e umanità. Italia ti amo e il mio cuore è con te”, ha detto l’artista per sostenere il nostro Paese nella sfida della ripresa del dopo virus. La mostra di Napoli è un’occasione che va proprio in questa direzione e sarà organizzata e proposta al pubblico nel completo rispetto delle disposizioni governative e di sicurezza previste durante la fase di ripresa post emergenza Covid.

L’esperienza, allestita nella Sala delle Carceri adibita nel tempo a galera del castello, è composta dal ciclo di video denominato “The Kitchen. Homage to Saint Therese”, un’opera molto significativa nella quale Marina Abramović si relaziona con una delle più importanti figure del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila. L’opera si compone di tre maxi video, che documentano altrettante performance tenute nel 2009 dall’artista nell’ex convento di La Laboral a Gijón, in Spagna. L’esposizione, unita al luogo e agli spettacolari allestimenti che saranno realizzati, contribuiranno a rendere incredibile l’esperienza che sta per arrivare nella città partenopea.

Attenzione: Marina Abramović non sarà fisicamente presente durante l’esposizione.

Il 30 luglio arriva in libreria la nuova edizione di In Exitu, uno dei più importanti testi di Giovanni Testori. La nuova edizione esce nella collana Universale Feltrinelli (9 euro), è arricchita da una bellissima introduzione di Sonia Bergamasco. 

UNA FORZA CREANTE
Tornavamo a casa io e mia mamma, da Lasnigo. Eravamo andati a fare la spesa. Avrò avuto due anni e mezzo o tre. Era l’ora della sera, all’imbrunire, ed ecco che, per la strada, scendeva un uomo, con la testa reclinata, tra due carabinieri. Era legato con le catene. Conoscevo quell’uomo, l’avevo visto passare qualche volta mentre noi bambini si era a giocare nei prati. Incrociandomi sulla strada mi ha guardato e ha aperto la bocca per dirmi…non so, non so proprio. Non riuscii a sentire. Forse un semplice ciao o forse, chissà. Poi mi sono voltato e anche lui si voltò e ancora aprì la bocca, ma eravamo ormai troppo lontani. Ho chiesto piano, sottovoce, a mia mamma: “Ma cos’ha fatto?” E lei, svelta, per non farsi sentire: “Pare che abbia rubato una mucca…” Intanto mi chiedevo: “Dove va?”, “Non vedrà più nessuno?”, e soprattutto, “Cos’ha detto?”.

 E’ questo un ricordo che mi perseguita e ogni volta che mi riappare ho un grumo di interrogazioni che si sviluppano dentro. Cosa posso fare io perché quella bocca che s’è aperta davanti ai miei occhi, in quella sera, non muoia? Cosa posso fare perché non venga diminuito il suo segno, non solo in me, ma nella sua realtà? Qual è quella parola?

La madre, il figlio, l’altro. I personaggi principali sono già tutti lì, nel ricordo di quell’episodio dell’infanzia di Testori. E la spaventosa forza di attrazione che il buco nero di quella bocca esercita su Giovanni bambino stimolerà da quel giorno le fantasie più segrete della sua immaginazione e lo spingerà a riproporre quella scena primaria ancora e sempre. 

Impressiona, nel ricordo, la tenerissima età del bambino. Ha appena imparato ad articolare le parole per farsi capire e per cercare di comprendere, e la parola non detta di un adulto, la bocca nera di un “vinto”, lo trafiggono per sempre. Accanto al piccolo Giovanni, a “tradurre” per lui quella scena, sta la madre – la Beatrice del poeta – d’ora in poi anello di congiunzione tra dicibile e indicibile.

A vent’anni Giovanni Testori scrive un atto unico intitolato La morte in cui mette in scena una madre (con rosario), un figlio moribondo e un testimone del fatto. Molti anni dopo, un Testori sessantacinquenne, ripropone quella scena divorandone tutti i personaggi – Polifemo accecato – per lasciare che solo quel giovante morente e disgraziato, il Nessuno della storia, trovi la via d’uscita e dia vita, attraverso la parola, ad una delle azioni linguistiche più sfrenate e sconvolgenti del Novecento italiano. 

Testori presenta In exitu come romanzo. Ma se è vero, come lui dice, che il luogo del teatro non è scenico ma verbale, e se è vero, come lui dice, che il punto di partenza del teatro è il personaggio solo, il personaggio monologante, allora il romanzo In exitu è già teatro, ancora prima di diventarlo, a pochi mesi dalla pubblicazione, nella rielaborazione scenica che vedrà protagonisti lo stesso autore (lo scrivano) e Franco Branciaroli (Riboldi Gino).

In exitu è una pietà cristiana in cui il figlio che infinitamente muore non lascia che le braccia della madre lo reggano più – la madre è un’immagine di dolore troppo straziante, una madonna che piange, mutissima, e altrove. (…)
Sonia Bergamasco

È dedicata al tema del ritratto la mostra “Umano molto umano” che Collezione Poscio ha proposto a Casa De Rodis per l’estate 2020. Curata da Casa Testori, l’esposizione ha preso spunto da un dato di attualità: nei drammatici mesi segnati dall’epidemia del Coronavirus siamo stati tutti profondamente segnati dai volti di coloro che erano in prima linea negli ospedali e nelle terapie intensive. I “ritratti” fotografici di infermieri e medici ci hanno messo davanti volti di un’intensità umana difficilmente dimenticabile. Sono immagini che ripropongono il senso del fare un “ritratto”: che non è semplice restituzione delle sembianze di una persona, ma esplorazione e disvelamento di una condizione umana. È una coscienza che gli artisti hanno sempre avuto e che la mostra si propone di riscoprire attraverso la presentazione di 13 grandi ritratti dall’inizio del Novecento ai giorni nostri. Il titolo dell’esposizione, “Umano molto umano”, vuole proprio sottolineare questo aspetto che dà pienamente valore e senso al genere del ritratto.
Per venire incontro alle regole e alle limitazioni dettate dalla post pandemia, la mostra si è sviluppata come un palinsesto teatrale: i ritratti, infatti, sono apparsi in sequenza dietro la grande vetrina di Casa De Rodis, per 13 settimane. Ogni sabato si è assistito al rito di “apparizione” di un nuovo volto, secondo un preciso calendario: i visitatori e i passanti sono stati invitati a esplorare e ad approfondire il singolo ritratto grazie a un testo su pannello che, oltre ai dati storici, offriva una lettura in profondità dell’opera. L’esposizione era pienamente una mostra “su piazza”: infatti, grazie ad una suggestiva soluzione espositiva, i 13 ritratti – dall’11 luglio all’11 ottobre – si sono affacciati, naturalmente in riproduzione, dalle finestre di Casa De Rodis, e quindi sulla centralissima piazza Mercato a Domodossola. Per tutto l’arco di tempo, ogni settimana, si sono susseguite alcune opere di grande importanza come il Ritratto della madre di Umberto Boccioni proveniente dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza e il Ritratto di Mario Alicata, uno dei capolavori di Renato Guttuso
Ad aprire l’esposizione è stato un dipinto realizzato per l’occasione da Barbara Nahmad: il Ritratto di un ritratto con protagonista Monica Falocchi, capoinfermiera della Terapia intensiva agli Spedali di Brescia. Monica Falocchi è uno dei volti simbolo che hanno segnato i mesi dell’epidemia: infatti il suo volto, fotografato da Andrea Frazzetta, è andato sulla copertina del New York Times Magazine.

CALENDARIO DELLA MOSTRA

11 – 17 luglioBarbara NahmadRitratto di un ritratto (COVID-19, Brescia), 2020
18 – 24 luglioOttone RosaiRitratto di Ottavio Fanfani, 1946
25 – 31 luglioBeppe DevalleRitratto di Jo, 2010 
1 – 7 agostoGiovanni TestoriRitratto di donna, 1977 
8 – 14 agostoFilippo De PisisGarçon de Boulevards, 1928
15 – 21 agostoCarlo FornaraRitratto della sorella Marietta davanti alla chiesa del lazzaretto a Prestinone, 1896
22 – 28 agostoAldo MondinoRitratto, 1987
29 agosto – 4 settembreGiosetta FioroniLiberty in gabbia, 1969 
5 – 11 settembre: Mario SchifanoRitratto di Boccioni, 1985 
12 – 18 settembreRenato GuttusoRitratto di Mario Alicata, 1940
19 – 25 settembreGianfranco FerroniAutoritratto, 1946
26 settembre – 2 ottobre: Matteo FatoRitratto di Charles Duke (Moon1972), 2019 
3 – 11 ottobreUmberto BoccioniRitratto della madre, 1911/12

EVENTI COLLATERALI

I MIEI RITRATTI IN PRIMA LINEA
Unione Montana delle Valli dell’Ossola, Domodossola
25 Settembre 2020

Incontro con il fotografo Andrea Frazzetta (vincitore del premio Ischia internazionale di giornalismo 2020) con la partecipazione di Monica Falocchi, capoinfermiera della terapia intensiva degli Spedali Civili di Brescia (volto di copertina del “New York Time Magazine”) e dell’artista Barbara Nahmad e con la moderazione di Giuseppe Frangi.

FINISSAGE VIRTUALE
16 Ottobre 2020

A chiusura della mostra si è svolto un incontro (via Zoom), ad accesso libero, con la partecipazione di Giuseppe Frangi, vicepresidente di Casa Testori, Stella Poscio, presidente di Casa de Rodis, e Massimo Ferrari, presidente della Galleria Ricci Oddi di Piacenza, il museo proprietario del Ritratto della madre di Umberto Boccioni con il quale si è chiuso il calendario espositivo.

Ogni cosa passa e lascia ed è proprio quello che resta che l’immagine che abbiamo costruito cerca di mostrare. 
In una sorta di costruzione di una memoria del presente, ho fotografato tutti i disegni/dipinti che mia figlia Agata ha realizzato dall’8 marzo al 31 maggio 2020. Nel tentativo di cogliere l’unità dal molteplice, tutte le fotografie sono state sovrapposte digitalmente le une sulle altre fino a disgregarsi, ma la diluizione cromatica di esse è semplicemente una via ad una nuova costruzione che viene affidata allo sguardo di chi osserva l’opera. 
La percezione e la produzione dell’immagine colta nel suo scorrimento, consente all’opera di divenire un contenitore di un tempo e di un luogo emotivamente vissuto. 

 Ricordanza – A.H. (08 marzo – 31 maggio 2020), 2020, Stampa ink-jet su carta fine art, Cm 80 x 60.  


SUPERCALL-LA MOSTRA Dal 27.6.2020 al 16.7.2020
Inaugurazione 27 giugno 2020 h 17.00 A cura di Supergiovane,
in collaborazione con Casa Testori, Studio 4×4,
Via Garibaldi 34, Pietrasanta (LU).

Dal comunicato:
Supergiovane è lieta di comunicare l’inaugurazione della mostra “SUPERCALL”. Lanciata sui canali social durante la quarantena, la call di Supergiovane : “SUPERCALL” ha raccolto le testimonianze visive e personali di oltre 50 artisti contemporanei operanti in Italia e all’estero. Con l’intento di rintracciare i sentimenti dell’inedito stato di attesa durante il lockdown ed evidenziare le possibilità lavorative-artistiche anche in un periodo di stop, la Supercall ha rintracciato negli artisti la forza di una vocazione personale del proprio lavoro, innestando un’energia e una resistenza che approda, grazie all’invito di Casa Testori, nella mostra. Nello spazio dello Studio 4×4 di Pietrasanta la selezione dei 13 artisti invitati ad esporre crea diversi dialoghi tracciati da legami fisici e visivi tra le opere, disposti a sfidare un tentativo di dialogo dal vivo. Sono accomunati dallo studio dei rilievi e delle forme impresse nella carta delle stampe di Ludovico Bomben e di Elisa Carutti, che introducono alla mostra. Bomben si inserisce nella trama della monocromia e nello studio astratto delle superfici mentre, nel caso di Elisa, il rilievo è vissuto e martoriato nelle trame delle rocce impresse sulla carta. Anche per Gaia Bernasconi la carta è il tramite per dare vita alle figure ritagliate e rinchiuse tra collage di fiori in ampolle di vetro dal sapore antico, figure segnate che non sono passate indenni al peso della vita, così come nelle micro installazioni di Camilla Alberti in cui il detrito raccolto, etichettato e fatto proprio è minuziosamente disposto a ricreare ambienti silenziosi, quasi piccole armonie o parchi gioco per formiche appassionate di modernismo. Nella stanza principale l’installazione delicata e sensuale di Agnese Spolverini costruisce l’ambiente ideale per un dialogo tutto al femminile. Nell’opera della Spolverini la veneziana rosa e il tappeto evocano una situazione di attesa, di presenze, che in realtà vivono e sussurrano al di là dello spazio creato dai materiali, in sintonia con la narrazione di immagini fotografiche di Eleonora Roaro che cancella con smalto rosa i corpi degli uomini in foto di matrimonio definendo la loro presenza non più necessaria alla narrazione, come una sorta di vendetta privata. Anche nel lavoro di Francesca Mussi la presenza della figura gioca un ruolo fondamentale: nei lavori presentati l’artista racconta per immagini una performance che non ha mai preso atto, dove il divano diventa emblema dello spazio in cui la figura stessa appare o scompare, come velata da un frame che non viene esposto. Altrettanto velate sono le apparizioni che Giulia Cacciuttolo realizza con numerosi strati sovrapposti di organza di seta stampata in bianco e nero da scansioni positive di negativi analogici, a formare quasi un tendaggio, in cui nel tempo si è impresso un paesaggio o quel che ne resta via via. La mostra prosegue nella corte esterna, e qui, a dare vita alle mura antiche, la pittura prende corpo nel dialogo tra i lavori di Beatrice Gelmetti, Francesco Zanatta e Jingge Dong accomunati dalla provenienza di area veneta, nei lavori di Gelmetti, come di Jingge, la materia e il gesto costruiscono forme appena intuibili. Più sinuose nella prima e più liquide nel secondo. Nelle tele di Zanatta le figure si impongo nell’immaginario dell’osservatore tramite metamorfosi e dialoghi con il paesaggio che le accompagna in un turbinio di colori. Un paesaggio ibrido o mutevole porta alle due opere conclusive della mostra. L’opera di Kristian Sturi si increspa come una superficie epidermica in dialogo con le variazioni ambientali e luminose, contrastando la superficie erosa del torrione. Allo stesso modo, la scultura in vetro di Matteo Messori si impone sul suolo della corte scomparendo delicatamente nella suggestiva atmosfera dello spazio, una forma ben definita che danza e si fonde nello spazio.

Artisti invitati: Camilla Alberti, Gaia Bernasconi, Ludovico Bomben, Giulia Cacciuttolo, Elisa Carutti, Beatrice Gelmetti, Jingge Dong, Matteo Messori, Francesca Mussi, Eleonora Roaro, Agnese Spolverini, Kristian Sturi, Francesco Zanatta. Supergiovane è un progetto indipendente nato a Milano nel 2018, finalizzato all’incubazione e accelerazione di idee super di giovani artisti.

Per info: supergiovane.com info@supergiovane.com @_supergiovane_ 

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