Massimo Uberti è un artista che disegna con la luce. Per farlo, tende la mano al nostro quotidiano, raccogliendo oggetti e tratteggiando stanze e ambientazioni che ci appartengono. Il mezzo della luce porta in sé la dilatazione del contingente all’universale, espande, con le sue particelle luminose, gli elementi del vissuto, illuminando loro e il contesto, ma soprattutto chiamandoli a generare volumi potenzialmente infiniti, facendoci alzare lo sguardo dal personale, liberando la materia dal suo limite.

La puntata è dedicata proprio  ad Uberti e alla sua “Orbita”progetto vincitore dell’avviso pubblico PAC2020 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Un progetto ambizioso che cambierà per sempre il volto del Castello Gamba. Si comincia infatti con la mostra, dal 26 marzo al 5 giugno, per proseguire con la grande installazione dell’opera, prevista per luglio. 
Ne parleremo con lo stesso Massimo Uberti, con la direttrice del Castello Gamba Viviana Maria Vallet, e con i critici Marco Bazzini e Rossana Ciocca.

In chiusura, per il consueto appuntamento con la “Testoripedia”, Stefania Rimini presenterà “Post-Hamlet” del 1983. 

LA MOSTRA

Ad anticipare la grande “Orbita” è stata allestita al Castello Gamba dal 26 marzo al 5 giugno l’omonima mostra: una vera antologica di Massimo Uberti, con molti lavori inediti, dislocata negli spazi espositivi e nelle sale del museo, in rapporto con la collezione permanente. Una possibilità unica per poter capire da chi e da cosa nasce l’opera Orbita che dà il titolo alla mostra: un grande anello di luce che cingerà tra pochi mesi la sommità del Castello e che entrerà a far parte del patrimonio del Museo. “Il compito di questa mostra è raccontarci chi è Massimo Uberti e da dove nasca, in termini poetici e concettuali, l’opera che verrà installata sul museo – sottolinea Viviana Maria Vallet, Dirigente della Struttura patrimonio storico-artistico e gestione dei siti culturali, responsabile scientifico del Castello Gamba. Un’opera che sarà anche ‘un’insegna’ per quella che si è dimostrata essere la casa del contemporaneo in Valle. Il 2022 è un anno speciale per il Castello Gamba e il Museo di arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta: il 27 ottobre festeggeremo i 10 anni dalla sua apertura. Sarà l’occasione per fare il punto su quanto si è fatto e immaginare insieme il futuro che vorremo costruire. Dopo alcune fortunate sperimentazioni espositive, gli ultimi quattro anni sono stati segnati dalla collaborazione con Casa Testori, che ci permetterà di festeggiare questo decennale con l’installazione della grande opera di Massimo Uberti, che annunciamo insieme a un convegno di respiro internazionale dedicato alla Light Art che presenterà ai protagonisti del settore il Gamba e il suo volto contemporaneo”.


LE OPERE

In un processo di dilatazione e liberazione della materia, fino alla purezza dell’Orbita che cingerà il Castello Gamba, l’oggetto si fa protagonista dello spazio che occupa, non per circoscriverlo, ma per generarlo. Le opere di un museo sono trampolini del pensiero e dell’emotivo. ESSERE SPAZIO è una semplice scritta luminosa che, marchiando il Castello, denuncia questo processo generativo che innescano le opere negli occhi del visitatore. È così che alcune opere di Uberti partecipano a questo processo ri-creativo e contaminano le sale della collezione permanente a sottolinearne aspetti chiave. Nel salone principale, la scultura Tre dimensioni non è altro che una grande sedia, erta a diventare trono dell’assoluto, mentre è attraversata dalle linee luminose delle direzioni possibili. Qui è posta a gareggiare con l’eroicità del protagonista del Castello, l’Ercole di Arturo Martini, che è posto al centro reale e simbolico dell’intero edificio. È intorno a lui, ultimamente, che girerà l’Orbita di Uberti ed è lui il “maschile” con cui si scontra ora il “femminile” di questa scultura di linea luminosa, solo in apparenza più fragile. Camminando tra le sale non mancano altre opere inattese, come i tappetti kilim in lana sul pavimento, che aprono gli ambienti alle complessità armoniche delle città ideali e a una delle sedie in neon dell’artista che, esattamente come i dipinti che la circondano, accetta di essere “usata”, a patto che non si rompa l’incantesimo, trasgredendo le due regole auree: quella del tempo debito di osservazione e quella del guardare ma non toccare… Fare i conti con gli oggetti non è un’operazione indolore. Non sempre il neon, come del resto il nostro pensiero che attraversa le cose, accarezza le forme del reale, a volte sembra travolgerle o, meglio, trafiggerle. È quello che avviene quando la luce sgorga come una spada nella roccia da un libro o lo trapassa. Lo stesso può accadere tra due sedie, sventrate dalla drammaticità di un rapporto complesso che cerca il proprio filo da seguire, fin dal titolo: Due come noi.
Massimo Uberti è un artista che disegna con la luce – afferma Davide Dall’Ombra, curatore della mostra. Per farlo, tende la mano al nostro quotidiano, raccogliendo oggetti e tratteggiando stanze e ambientazioni che ci appartengono. Spesso si tratta di elementi di una semplicità disarmante: una scala, una sedia, due cavalletti, la struttura della casa come la disegnavamo da bambini… Una semplicità che vuole metterci con le spalle al muro, obbligandoci ad andare all’essenziale di ciò che ci circonda, stressando il contorno, perché l’apparenza delle cose riveli la sua ossatura, la sua sostanza. La casa, la scala, la sedia diventano l’idea che le genera e l’uso che le rende necessarie e famigliari, fondanti”.
La serie dei “mattoni” (invetriati, dorati, smaltati o segnati dal testo…) realizzata appositamente per la mostra, declinano nella loro semplice linearità il modulo base del costruire spazio da abitare, fondamentale nella poetica dell’artista. “I mattoni – sottolinea Dall’Ombra – sono le pietre angolari, le ‘testate d’angolo’ del pensiero dell’artista e dell’immaginario che crea. Quattro di essi sono marchiati dalle frasi topiche che sottendono tutto il lavoro dell’artista: Spazio AmatoAltro SpazioSpazio Necessario ed Essere Spazio. Sono i luoghi della creazione artistica, generati o accolti dalla sua opera. Non a caso l’artista si definisce ‘un disegnatore di luoghi per abitanti poetici‘”.
Nel salone si fronteggiano due grandi lavori che l’artista ha concepito a quasi vent’anni di distanza. Spinario risale al 1994, è un’opera fondante del suo percorso, in cui l’omaggio alla celebre scultura dei Musei Capitolini, uno dei soggetti più ripresi dalla storia dell’arte, diventa l’immagine poetica del ruolo dell’artista, chiamato a stare sulla soglia tra il mondo visibile e un mondo altro, infinito, qui rappresentato dal quadrato di luce. Di fronte a lui, la grande scultura Giorni Felici, realizzata per l’omonima mostra a Casa Testori nel 2011, ha gli elementi maturi del linguaggio di Uberti: nella trasfigurazione degli elementi quotidiani e nel procedere ordinato e paratattico dei fasci luminosi che ne libera la grandezza, dilatando la funzione del quotidiano.
Una seconda serie di opere realizzate per la mostra segna le pareti della balconata che si intravedono già dall’interno, tra le due grandi sculture luminose, mettendo in relazione i due livelli: quello dei mattoni e quello di queste tele. Si tratta, infatti, di due famiglie strettamente imparentate che, in un certo senso, svelano l’ossatura della poetica dell’artista. Tela dopo tela, si ha la possibilità di scoprire nello specifico gli strumenti formali con cui Uberti declina le sue quattro accezioni di Spazio e le forme sintetiche e generative che ricorrono nelle sue opere ambientali e tridimensionali: il varco, la città ideale, la linea…
L’ultimo degli archetipi è proprio l’Orbita che ha generato la grande installazione permanente progettata per il Castello Gamba a cui è dedicato un approfondimento nell’Altana.

 

L’ARTISTA

Massimo Uberti (Brescia 1966) vive e lavora tra Milano e Brescia. Nei primi anni ’90 è stato membro del gruppo di artisti Lazzaro Palazzi a Milano. Dopo importanti apprezzamenti internazionali per la sua opera, nel 2008 installa il grande Tendente Infinito nella mostra Sogni di una città possibile, alla Fondazione Stelline di Milano. Nel 2012 vince il premio internazionale Artist’Book NOPX a Torino.
Dal 2008 al 2014 insegna Pittura e Arte Visiva all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, a Brescia, e nel 2013 ha diretto il corso di formazione Macroscuola al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, a Roma. Ha partecipato a diversi festival di luce a: Amsterdam (Olanda), Göteborg (Svezia), Ontario (Canada), Washington (USA), Manchester (UK) e Shanghai (Cina). Ha allestito mostre personali e collettive in gallerie private e musei, partecipando a concorsi internazionali e ha creato una scenografia per lo spettacolo Domus Aurea della Fondazione Italiana della Danza, con un enorme successo in Europa. Ha lavorato con molte amministrazioni pubbliche e aziende private come Bentley America e Russia, Campari, Bolton Group, Maison Scervino. È stato selezionato dalla Commissione Europea nel 2013 per due workshop a Milano e Berlino sul tema: Nuova Narrativa per l’Europa.
Ha lavorato a un’installazione permanente posta sulla facciata dell’University Medical Center di Amsterdam, per conto dell’UNESCO, e a un progetto diffuso che ha coinvolto la città di Verona in occasione dei 700 anni di Dante Alighieri. L’opera Today I Love You è esposta all’Expo 2020 di Dubai.

 

IL CONVEGNO

Il 27 ottobre, infatti, festeggerà i suoi primi 10 anni: sarà un’importante occasione per ricordare e condividere col pubblico la sua storia, le esperienze e le molteplici attività che, tra il 2012 e il 2022, lo hanno definito quale polo valdostano dell’arte contemporanea.
In particolare, all’interno del ricco programma delle iniziative organizzate, venerdì 28 ottobre la giornata sarà dedicata ad una tavola rotonda, dalle 17 alle 19, sul tema della Light Art e della grande “Orbita” realizzata da Massimo Uberti.
Oltre all’artitsa, interverranno Fabio De Chirico, Direttore del Servizio Arte e architettura contemporanee della Direzione Generale Creatività Contemporanea, Jacqueline Ceresoli, storica e critica d’arte, Davide Dall’Ombra, Direttore di Casa Testori e Viviana Maria Vallet, Dirigente patrimonio storico-artistico e gestione siti culturali della Valle d’Aosta.

Prenotazione obbligatoria al numero 0166 563252, dal 20 ottobre

Il prossimo lunedì di Casa Testori è dedicato alla mostra La Fabbrica del Rinascimento (fino al 18 aprile). Il sottotitolo, Processi creativi, mercato e produzione a Vicenza, ci avverte che quello che si può scoprire all’interno della straordinaria architettura della Basilica Palladiana è qualcosa di più della grandezza di quattro geni operanti nella città veneta nella seconda metà del Cinquecento: l’architetto Andrea Palladio, i pittori Veronese e JacopoBassano e lo scultore Alessandro Vittoria, dei quali non mancano certo i capolavori in mostra. L’intento è far entrare il visitatore nei meccanismi creativi dell’arte, tra bottega e maestro, tra committenza e genio artistico, tra derivazione e omaggio al passato, fino al valore delle opere. Il Rinascimento vicentino diventa un caso studio, come si direbbe oggi, per capire quanto costava un’opera d’arte, grazie a un parametro comune, il prezzo di un maiale di mezza taglia, termine di paragone economico con cui scoprire che un arazzo poteva valere decine di volte di più di un quadro d’autore. Entreremo in questo mondo inaspettato con i tre curatori della mostra: Guido Beltramini, direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, Davide Gasparotto, Senior Curator del Getty Museum di Los Angeles, Mattia Vinco, ricercatore all’Università di Trento, introdotti dall’architetto Antonio Ravalli, che ha vinto la sfida di allestire il percorso nel ventre del gioiello palladiano.
Infine, per il consueto appuntamento con la “Testoripedia”Stefano Bruzzese presenterà “Romanino e Moretto alla Cappella del Sacramento”, del 1975.

C’è uno stendardo disegnato da Matteo Negri con il testo del coro del “Macbetto” contro la guerra, sulla facciata di Casa Testori. Partiremo da lì per una puntata dedicata alla tragedia che si è abbattuta sull’Ucraina, interrogandoci su quale ruolo l’arte può giocare in una situazione così drammatica. Avremo con noi Gianluigi Ricuperati, scrittore e saggista che è stato incaricato da Stefano Boeri di curare il padiglione dell’Ucraina alla prossima edizione della Triennale milanese. Ricuperati è personalmente implicato, in quanto la sua compagna, Lidiya Liberman, attrice e pianista, è nata in Ucraina. Lui ci racconterà il senso e l’obiettivo di questa mobilitazione multidisciplinare, che coinvolgerà molte personalità del paese assediato e che, soprattutto, chiamerà in causa gli architetti. Dopo di lui ascolteremo la testimonianza di Luca Fiore, giornalista e critico, che nel 2019 aveva curato a Kharkiv un’importante mostra dove artisti italiani e artisti ucraini si confrontavano con i rispettivi passati. Tra gli artisti c’era Pavlo Makov, che quest’anno sarà protagonista del padiglione del suo paese alla Biennale di Venezia: conosceremo quello che Makov intende proporre. Alla mostra di Kharkiv era presente anche Julia Krahn, artista tedesca ma naturalizzata italiana, che non ha smesso di intrecciare rapporti con i colleghi ucraini: con alcuni di loro condividerà un progetto alla prossima Biennale della Luce alla Casa del Mantegna a Mantova.

In chiusura, per l’appuntamento con la “Testoripedia” Federica Mazzocchi ci guiderà alla scoperta di “Edipus”.

Portare un dipinto di un grande maestro italiano del Novecento, appartenente a un importante museo cittadino, in una Biblioteca comunale. È così che prende avvio Filippo de Pisis. Un quadro in biblioteca, progetto che per un mese consentirà di ammirare il bellissimo dipinto “Natura morta con lepre” (1942) di Filippo de Pisis (1896-1956), nella Biblioteca Valvassori Peroni dove i suoi fruitori, ma anche i visitatori potranno godere dell’opera esposta, approfondirne la conoscenza e scoprirne l’origine e l’appartenenza. 

Natura morta con lepre” di de Pisis sarà visibile liberamente da lunedì 7 marzo fino a sabato 2 aprile 2022

L’opera, proveniente dalla collezione di Villa Necchi Campiglio, la Casa Museo milanese del FAI – Fondo Ambiente Italiano, rappresenta uno dei capolavori dell’artista, capace di infondere poesia, bellezza e drammaticità negli oggetti quotidiani. Un pittore molto amato da Giovanni Testori: un critico d’arte e intellettuale del ’900 che, dalle colonne del “Corriere della Sera”, ha riportato all’attenzione pubblica la grandezza dell’artista.  

L’iniziativa fa parte del progetto (Ri)cambio la visita che Casa Testori, grazie al sostegno di Fondazione di Comunità Milano, ha promosso per favorire una riattivazione consapevole dei flussi culturali, dando vita a un movimento dal centro alla periferia e viceversa che coinvolge, grazie all’arte del ’900 e del contemporaneo, il mondo delle Biblioteche Comunali, dei Musei cittadini, della scuola e di giovani artisti operanti in città. 

APPUNTAMENTI

Mercoledì 10 Marzo ore 18.30. Incontro con la dott.ssa Lucia Borromeo, Ufficio Valorizzazione FAI e il curatore del progetto, Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori.

Sabato 19 marzo ore 10.30. Visita guidata gratuita a Villa Necchi Campiglio, Via Mozart 14, Milano

È un’artista che sta conoscendo una straordinaria popolarità, come dimostra il sorprendente afflusso di visitatori per la mostra proposta dalla galleria milanese M77 e che ha portato alla decisione di una proroga dell’apertura a tutto marzo. “Il tempo dell’incalcolabile”, progetto espositivo curato ed ideato per gli spazi della galleria da Alberto Salvadori. Il progetto prende vita da “Cuore mio”, un racconto di Salvatore Cambosu, scrittore al quale Maria Lai era estremamente legata. Protagonista del racconto è un personaggio, Maria Pietra, alla quale l’artista ha dedicato una serie di emozionanti lavori che accompagnano la narrazione. La mostra presenta anche un’altra installazione di grande importanza: per la prima volta sono state esposte tutte le opere frutto degli interventi pittorici di Maria Lai sugli scatti di Piero Berengo Gardin che ritraggono momenti salienti della sua celebre e fondamentale opera pubblica “Legarsi alla montagna”. L’azione avvenuta nel 1981 che unì la popolazione di Ulassai ed ogni casa con il Monte Gedili che incombe sopra il paese. Per i “Lunedì di Casa Testori” avremo con noi Alberto Salvadori, curatore della mostra, Maria Sofia Pisu, erede di Maria Lai e presidente dell’Archivio, e Giuseppe Lezzi, direttore della Galleria M77.  

Per il consueto appuntamento con la “Testoripedia” Laura Pernice, Per il consueto appuntamento con la “Testoripedia” Laura Pernice, ricercatrice all’Università degli studi di Catania, presenterà il “Macbetto”, opera teatrale del 1974.., presenterà il “Macbetto”, opera teatrale del 1974.

La pittura lingua viva

Siamo ormai troppo lontani dagli anni della “pittura lingua morta”, la sentenza proclamata dalla critica di fronte all’inevitabilità del Concettuale e anche il colpo di reni della pittura che si registrò in Italia, dalla Transavanguardia in avanti, risale ormai a quarant’anni fa. Eppure, non è mai tardi per i carotaggi, per domandarsi a che punto siamo con la pittura figurativa affermata a livello internazionale oggi. Naturalmente sono mostre allestibili in diversa scala e che si reggono sulla firma di chi si fa carico della scelta. In questo caso siamo di fronte a un critico come Demetrio Paparoni, che in questo ambito non ha certo bisogno di ulteriori accrediti, dopo le curatele internazionali e le recenti mostre alla Fondazione Stelline. Lunedì prossimo dedichiamo perciò la puntata alla mostra On the Wall, che Paparoni ha curato alla Galleria Building di Milano (fino al 19 marzo) in cui propone dipinti, spesso imponenti, di Paola Angelini, Rafael Megall, Justin Mortimer, Nicola Samorì, Vibeke Slyngstad e Ruprecht von Kaufmann. Oltre quaranta opere disposte sui quattro piani della galleria, accumunante non solo dal figurativo, ma da una ricerca tecnica posta al centro dell’esperienza artistica. Con noi, oltre al curatore, saranno presenti i due artisti italiani, Paola Angelini e Nicola Samorì, che ci sveleranno genesi e intenti delle loro opere in mostra. Un’occasione da non perdere per scoprire ancora una volta la centralità del processo nella conoscenza di ciò che guardiamo, all’altezza di quello che ci farà accadere l’incontro con l’opera.

Tutti i bambini sono artisti. 
Il problema è come rimanere un artista quando si cresce.

– Pablo Picasso

Casa Testori vuole essere un luogo vivo e aperto, capace di accogliere davvero come una “casa aperta” chiunque voglia entrare, con una didattica sempre in dialogo e in divenire. Nasce per questo un nuovo catalogo per l’offerta didattica di Casa Testori, un catalogo vivo – perché in continua evoluzione, per una didattica aperta – che richiede la partecipazione di diversi attori in gioco.

La prima modalità cara ai nostri servizi educativi è quella dell’incontro, quell’esperienza comune tra educatore e visitatore che riaccade tutte le volte che la partecipazione del visitatore è attiva e non solamente passiva, è un dialogo, è una compagnia di sguardo davanti all’opera d’arte.

Ci siamo impegnati a strutturare inoltre nel tempo un “catalogo aperto” di attività laboratoriali che si inseriscono nel più ampio programma di accessibilità avviato da Casa Testori. Gli artisti che sono passati o che passeranno da Casa Testori saranno invitati a “donare un laboratorio”, una traccia di lavoro che bambini, ragazzi, adulti, potranno svolgere con i Servizi Educativi e in alcuni casi alla presenza dell’artista stesso.

Sarà quindi possibile a gruppi di adulti classi di qualsiasi tipologia ed età attingere a questo catalogo scritto con gli artisti che lo desidereranno, realizzare – seguendo le loro istruzioni e accompagnati dai nostri educatori – un’opera che sarà a doppia firma: quella dell’artista e quella di chi vorrà mettersi in gioco con noi.

La prima edizione di “Catalogo aperto. Didattica viva” vede coinvolti i seguenti artisti: Matteo Negri, Gianriccardo PiccoliGosia TurzenieckaAlessandro Verdi.

Tutti i laboratori sono stati pensati nel 2022 in occasione della creazione di questa prima edizione del catalogo. Ogni appuntamento, prenotabile secondo le esigenze dei gruppi, sarà introdotto da un breve video di dialogo con l’artista, volto a comprendere il suo processo creativo, a scoprire intenzioni, a conoscere materiali, a dialogare circa lo scopo dell’opera d’arte…

 

Un progetto di Francesca Ponzini, Responsabile Servizi Educativi di Casa Testori e Maria Elisa Le Donne, Ambarabart Aps, Servizio didattico ufficiale per Casa Testori.

Per informazioni e prenotazioni 351 6248544
scoprire@casatestori.it

Il realismo magico ai Lunedì di Casa Testori
Italia anni ’20: contro la crescente retorica di regime cresce una silenziosa forma di resistenza all’insegna di una pittura piena di intimità e di mistero. È il “realismo magico”. Non è un movimento organizzato, ma è una convergenza di istanze condivise da tanti tra gli artisti più importanti di quegli anni. La mostra di Palazzo Reale a Milano presenta una concentrazione eccezionale delle opere più emblematiche di questo fenomeno che riguarda tutta l’Europa ma che in Italia ha avuto un accento molto particolare. Ne parleremo con i due curatori, Gabriella Belli e Valerio Terraroli, da anni impegnati nello studio di questi artisti. Sarà anche l’occasione per approfondire il parallelo proposto in mostra con la parallela situazione tedesca della Nuova Oggettività, un movimento che Giovanni Testori insieme al gallerista Emilio Bertonati aveva portato allo scoperto, in anticipo sulla stessa Germania. Sarà l’occasione anche di scoprire quadri che erano stati nella collezione di Testori e appesi nella casa di Novate.

Per il consueto appuntamento con la “Testoripedia” Laura Peja, docente di Discipline dello Spettacolo all’Università Cattolica di Milano, presenterà “L’Ambleto”, opera teatrale del 1972, pubblicata esattamente cinquant’anni fa.

Al fine di renderlo fruibile anche a livello internazionale, abbiamo realizzato una versione inglese del nostro sito web!

La traduzione ha interessato principalmente quelle pagine che raccontano la storia della Casa, che descrivono le varie sfaccettature dell’Associazione, dallo storico delle iniziative organizzate, all’archivio e alla biblioteca d’arte, e, infine, quelle che tratteggiano la poliedrica figura di Giovanni Testori.

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