In un anno densissimo di pittura, c’è un breve ritorno all’olio su tela, ben rappresentato da un piccolo ciclo di teste come queste, nelle quali emerge una pittura di tocco e densità di materia che si stacca dalle impalpabili materie dell’acrilico. Sono ritratti di donna, realizzati, a quanto ricordano i nipoti, scegliendo le modelle nella più celebre RSA di Milano, il Pio Albergo Trivulzio, in un’epoca in cui le anziane si chiamavano vecchie e la “Baggina” non era una “casa di riposo” ma un “ospizio”-

Il bianco chiamato ad annullare, ancora una volta, come era accaduto al principio del decennio, i fondi colorati, spesso stesi in giallo squillante. Un bianco che torna raggrumato ad acquerello in grandi campiture, dense e corpose, per celare il crepitio del colore che ancora batte sotto la superficie. Sono imponenti quinte teatrali da cui riemergono verdure e fiori domestici, descritti come reperti archeologici ripuliti dalla terra. Una freschezza e inquietudine, tanto ancestrale quanto domestica, che fa di queste Nature morte forse le opere pi sorprendenti dell’esposizione. A concludere la mostrala pace inusitata di queste visioni, fatte di splendore e irrequietezza, come sempre accade nell’opera di Giovanni Testori.

 

“RICOMINCIARE SEMPRE DA CAPO. GIOVANNI TESTORI SCRITTORE PLURALE”
9-10 maggio
Università Statale di Milano – Aula 113

“Ricominciare sempre da capo. Giovanni Testori scrittore plurale” è il titolo del convegno organizzato dall’Università degli Studi di Milano (via Festa del Perdono, 7 – Aula 113), curato da Luca Daino e Mario Piotti, a conclusione di questo straordinario Centenario testoriano. Due giorni di interventi di docenti e studiosi internazionali: si parte alle 14.40 di giovedì 9 maggio per il primo pomeriggio, dedicato alla narrazione: da Rocco e i suoi fratelli di Visconti e Il Brianza e i “Segreti di Milano”, fino a La Cattedrale e a Gli angeli dello sterminio. Il Convegno proseguirà l’intera giornata di venerdì 10 maggio, dalle 9.30, con interventi dedicati a testi drammaturgici come il Macbetto e i Promessi Sposi alla prova, ma anche alla figuratività dell’Erodiade o alla poesia dai Trionfi a Nel Tuo sangue e Ossa mea. Il pomeriggio riapre sugli echi longhiani nella narrativa testoriana e la sua riconsiderazione di Tiepolo dopo la morte di Longhi, finendo sulla definizione dei luoghi architettonici tracciati da Testori e sulle ambientazioni naturali come scenario del suo immaginario di scrittore, tra “geografie visuali e forme artistiche”.

In occasione della mostra, “Un raccolto di consolazione” Il 4 maggio è stato fatto a Casa Testori un incontro dedicato a John Cage il grande musicista americano che proprio dalla conoscenza e dalla passione per il mondo dei funghi aveva tratto indicazioni chiave per il proprio lavoro compositivo. L’esperienza di Cage verrà presentata da Piergiovanni Domenighini, organista della Cappella Musicale della Basilica Papale di San Francesco d’Assisi e dottorando di ricerca presso l’istituto CIRIAF di Perugia.

Il Compianto sul Cristo morto è il capolavoro di Giovanni Bellini esposto al Museo Diocesano fino al prossimo 11 maggio. Quattro artisti contemporanei, su progetto di Casa Testori, si sono messi in dialogo con quest’opera meravigliosa proponendo ciascuno un approccio rispettoso e personale. Gli artisti sono Letizia CarielloEmma CiceriFrancesco De Grandi Andrea Mastrovito.

La preziosa tavola costituiva in origine la cimasa per la pala realizzata da Bellini fra il 1472 e il 1474 per l’altare maggiore della chiesa di San Francesco a Pesaro, uno dei massimi capolavori della pittura italiana, che segna la maturità del pittore e sigla il suo ruolo di caposcuola della pittura veneziana.

La scena raffigura il momento in cui il corpo di Cristo, nel momento che precede la sepoltura, viene unto con olii e profumi. In uno spazio ristretto e compresso, reso con un taglio fortemente scorciato dal basso verso alto che tiene conto dell’altezza a cui la tavola doveva trovarsi, risalta la presenza statuaria dei quattro personaggi, Cristo, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, oltre alla Maddalena che tiene fra le sue mani quella di Gesù. È proprio lo straordinario intreccio di mani a costituire il punto focale della rappresentazione: lì converge lo sguardo dello spettatore grazie alla magistrale orchestrazione di Bellini, che con una luce nitida e tersa e una netta alternanza fra chiari e scuri, guida l’occhio passando dalle gambe di Cristo abbandonate sul sepolcro alla ferita del costato ed è lì che convergono anche tutti gli sguardi dei personaggi raffigurati. Da quel lieve e allo stesso tempo drammatico groviglio di mani si dipartono lungo direttrici oblique le quattro figure monumentali, esaltate dalla luce radente, sullo sfondo di un cielo azzurro primaverile, creando una scena densa di emozioni, con una forza quasi visionaria che la rende una sospesa meditazione sul dolore umano da un lato e sulla natura divina dall’altro.

L’esposizione si completa con una sezione che presenta le opere di quattro autori contemporanei che si sono confrontati con il capolavoro belliniano, riflettendo sui temi suggeriti dall’opera, per testimoniare quanto la tavola del maestro veneziano sia in grado di toccare al cuore artisti del nostro tempo: il Compianto è infatti un capolavoro che travalica la sua dimensione storica, e che sollecita la sensibilità dell’uomo contemporaneo di fronte alla morte, al dolore, alla pietà e in particolare al valore della cura.

 

Da un lato le sculture di Francesco Fossati sono ottenute da un substrato che si usa per la coltivazione dei funghi, dall’altro le opere pittoriche di Carlo Steiner adottano le spore come elemento cromatico. A cura di Elisa Del Prete, la mostra si completa con l’esposizione di tre disegni inediti dalla serie Funghi che Giovanni Testori realizza nel 1978. 

Nelle sculture di Fossati i blocchi di substrati sollecitati perché si sviluppino funghi e micelio vengono poi disidratati così da fermarne la proliferazione. Nelle opere pittoriche di Steiner invece le spore fungine, sottratte al loro libero propagarsi e fatte depositare su lastre di vetro o fogli di carta sono utilizzate come pigmenti e governate attraverso l’uso di stencil. Entrambi gli artisti rivolgono il proprio sguardo all’azione creatrice della natura per poi mettere in atto un gesto di controllo di essa.

Il titolo della mostra Un raccolto di consolazione suggerisce un rimando all’avventura del Marcovaldo di Italo Calvino che scopre i funghi nell’aiuola vicina alla fermata del tram in un contesto del tutto urbano in cui, dall’iniziale sorpresa che l’agire della natura desta, non può che scatenarsi poi la gara al possesso. Analogamente gli artisti attingono alla forza generativa della natura, ma senza alcun atteggiamento idilliaco nei suoi confronti, ormai del tutto lontani da uno sguardo sorpreso, sostituito invece dall’ossessione di una tecnica che ne possa garantire il controllo. Artificio e natura diventano allora impari in una gara in cui l’azione del raccolto non è fine a se stessa ma indirizzata a mettere in pratica una propria opera. 

«Mi interessava un titolo drammatico da un lato ma anche sottilmente comico», ha sottolineato la curatrice. «La mostra è la messa in dialogo di due pratiche artistiche che, a partire da uno sguardo curioso all’ambiente ed ecosistema fungino, in realtà aprono a riflessioni che portano altrove, al segno/disegno e alla forma come elementi compositivi, creando un certo grado di ambiguità rispetto a una relazione stretta con processi naturalmente incontrollabili che qui diventano pretesto per andare invece a parlare dell’affermarsi dell’agire artistico, oltre ogni intento romantico». 

Il progetto espositivo si è completato con un public program:

Il 4 maggio c’è stato un incontro dedicato a John Cage il grande musicista americano che proprio dalla conoscenza e dalla passione per il mondo dei funghi aveva tratto indicazioni chiave per il proprio lavoro compositivo. L’esperienza di Cage verrà presentata da Piergiovanni Domenighini, organista della Cappella Musicale della Basilica Papale di San Francesco d’Assisi e dottorando di ricerca presso l’istituto CIRIAF di Perugia.

Il 18 maggio ha avuto luogo un incontro con Riccardo Blumer, architetto e designer, professore titolare all’Accademia di Architettura di Mendrisio, che ha presentato La forma é necessaria, il lavoro di ricerca sulla organizzazione architettonica di strutture biologiche come funghi e muffe, fatto all’interno del laboratorio di progettazione con gli studenti dell’Accademia.

 

Tornano sabato 23 e domenica 24 marzo 2024 le Giornate FAI di Primavera, il più importante evento “di piazza” dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico d’Italia e alle storie inedite e inaspettate che custodisce, con visite a contributo libero, in 750 luoghi speciali in 400 città.

Le Giornate FAI di Primavera si confermano, nella loro trentaduesima edizione, uno degli eventi più importanti e significativi per conoscere il patrimonio culturale e paesaggistico italiano, un modo per contribuire alla tutela e alla valorizzazione di questo patrimonio, che va innanzitutto conosciuto, frequentato, e prima ancora, raccontato. 

Quest’anno anche Casa Testori partecipa alle Giornate FAI di Primavera: la casa sarà aperta e visitabile per l’intero weekend, con viste guidate continuative dedicate all’approfondimento della figura di Giovani Testori e alla mostra “Born in Mac Mahon” che proprio in quei giorni terminerà.

Le visite guidate saranno a cura di “Apprendisti Ciceroni”, come vengono chiamati i volontari coinvolti, del Liceo e Istituto Tecnico “Primo Levi” di Bollate.  

Sabato: 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Domenica: 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:00)
Note: Turni ogni 20 minuti – ultimo turno ore 17.15 

Offerta libera, senza bisogno di prenotazione. 

L’arte in sé è un bene prezioso, esteso a ciascuno: il fascino estetico delle opere trasmette stimoli e nuove prospettive che sono un valore in ogni ambito della vita, e quindi anche nel lavoro. Animata da queste convinzioni e in linea con i pilastri del Lavoro Sostenibile, Fondazione Gi Group si apre a una fruizione condivisa dell’esperienza di bellezza che deriva dal prendersi del tempo per osservare e sentire un’opera d’arte.

A questo obiettivo è dedicato lo spazio espositivo permanente La Collezione, ospitato presso il Palazzo del Lavoro di Gi Group Holding in Piazza IV Novembre, 5 a Milano. Un luogo dedicato all’Arte, a disposizione delle persone e della comunità, per fruire l’arte come motore di attivazione di pensieri e idee che vanno oltre le logiche consuete.

Mostra in corso: La magia della realtàLa magia della realtà

Le visite guidate sono curate da Casa Testori

L’arte in sé è un bene prezioso, esteso a ciascuno: il fascino estetico delle opere trasmette stimoli e nuove prospettive che sono un valore in ogni ambito della vita, e quindi anche nel lavoro. Animata da queste convinzioni e in linea con i pilastri del Lavoro Sostenibile, Fondazione Gi Group si apre a una fruizione condivisa dell’esperienza di bellezza che deriva dal prendersi del tempo per osservare e sentire un’opera d’arte.

A questo obiettivo è dedicato lo spazio espositivo permanente La Collezione, ospitato presso il Palazzo del Lavoro di Gi Group Holding in Piazza IV Novembre, 5 a Milano. Un luogo dedicato all’Arte, a disposizione delle persone e della comunità, per fruire l’arte come motore di attivazione di pensieri e idee che vanno oltre le logiche consuete.

MOSTRA IN CORSO

“ARTE & LIBERTÀ. 12 maestri dell’astrattismo che hanno cambiato il nostro modo di guardare il mondo”

A inaugurare “La Collezione” è la mostra “Arte & Libertà”, un viaggio nell’Astrattismo italiano attraverso una selezione di opere di 12 artisti e artiste del Novecento. La mostra riflette sul concetto che l’astrazione si possa originare per ragioni diverse e prenda forme altrettanto differenti. Gli artisti in mostra rivelano un linguaggio espressivo che porta ad approfondirne la conoscenza, indagandone le strutture e le dinamiche interne, e costringendo ad un lavoro di ricerca e di sperimentazione, per elaborare nuove visioni e proporre immaginari inediti.

All’interno del percorso un video contributo di Elena Pontiggia, critica d’arte e storica dell’arte italiana, approfondisce l’astrattismo. 

A pochi giorni dalla chiusura della mostra “Arte & Libertà”, lunedì 24 febbraio 2025 si è tenuto un incontro con Francesco Tedeschi, professore di Storia dell’arte contemporanea dell’Università Cattolica. Tedeschi ha presentato “Qui è altrove. Del sacro e dello spirituale nell’arte contemporanea”, il suo ultimo libro, edito da Vita e Pensiero, che indaga le origini dell’arte astratta, con il superamento della materialità e il riemergere del simbolo, del vuoto, della luce e di altre forme di manifestazione dell’interiorità, dell’invisibile e del trascendente. Si tratta di un’indagine del rapporto tra committenza ecclesiastica e prospettive culturali attuali, ma anche di un approfondimento relativo ad alcune figure che hanno segnato la Storia dell’arte recente.

È possibile visitare gratuitamente la mostra riservando uno o più posti in occasione delle visite guidate, organizzate in gruppi di massimo 20 persone, calendarizzate nei seguenti giorni e orari:

Martedì 17.40 – 18.20 | 18.20 – 19.00

Mercoledì 12.30 – 13.10 | 13.10 – 13.50

Le visite sono curate da Casa Testori e hanno durata di 30-40 minuti.

Per ulteriori informazioni, scrivere a lacollezione@fondazionegigroup.it

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Rivivi l’incontro di Sabato 9 marzo ore 17, Casa Testori

Sono le bandiere sotto le quali si sono ritrovati Matteo Negri, artista e Marco Balzano, scrittore di grande popolarità. Li unisce il fatto di abitare o lavorare nello stesso territorio, spesso ingiustamente denigrato, nel Nord Milano: Balzano abita a Bollate, Negri ha lo studio a Cormano. In collaborazione hanno realizzato “False Flag”, un’opera-scatola che racchiude tre fiammeggianti e imprevedibili bandiere, in forma di serigrafia accompagnate da un testo dello scrittore. Sono “false” in quanto inesistenti, cioè non coincidono con nessuna appartenenza nazionale. Per questo sono bandiere libere, adottabili da chiunque, analogamente a quelle proposte dall’artista americano Mark Napier con la sua opera digitale “net.flag” del 2002. Sono quindi “belle” bandiere, come quelle sognate da Pasolini nelle sue “Poesie in forma di rosa”. 

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