Dal settembre 2023 al febbraio 2024, Noemi Apuzzo, classe 1993, ha preso parte alla BAT_Bottega Amletica Testoriana sotto la direzione di Antonio Latella. Ha potuto, così, studiare e indagare la figura, le opere e la poetica di Giovanni Testori. L’esperienza totalizzante e intensa di quei mesi ha spinto l’attrice a proseguire l’indagine del mondo testoriano, portandola a incontrare La Gilda del Mac Mahon, racconto tratto dall’omonima raccolta del 1959. Da questo incontro è nato “Nei letti degli altri. Studio su La Gilda del Mac Mahon di Giovanni Testori” che è stato presentato al pubblico venerdì 20 e sabato 21 giugno 2025 nel giardino di Casa Testori.

Nella periferia milanese di fine anni ‘50, Rita Boniardi, detta Gilda per la sua somiglianza con Rita Hayworth che interpreta Gilda nell’omonimo film di Charles Vidor, è una prostituta di trentatré anni che vive con l’anziana madre e non si vergogna a dire di amare gli uomini, vivendo liberamente la sua sessualità e rivendicando “le trionfanti bellezze del suo corpo e le trionfanti gioie del suo modo di amare”. Si innamora di Gino Bonfanti, il quale, dopo una condanna per ricettazione, viene incarcerato a San Vittore. La Gilda continua, dunque, a prostituirsi per mantenere il Gino che le promette di sposarla una volta fuori dal carcere. La promessa, però, non verrà mantenuta, perché la reputazione della Gilda è, agli occhi del Gino, non più socialmente accettabile.

“Il mio intento”, spiega Apuzzo, “non è quello di interpretare ‘La Gilda’ personaggio attraverso una costruzione mimetica, ma di abbracciare ‘La Gilda’ racconto nella sua totalità”. Per questa ragione, pur restando fedele al testo, apportando solo alcuni tagli, “tolgo al racconto la superficiale patina neorealista e lo colloco oltre gli anni ‘50, dando rilievo all’universalità del ‘discorso amoroso’ della Gilda, facendone risaltare i temi cardine e facendo deflagrare i simboli al suo interno”. Nasce, così, l’idea di far incontrare un racconto del 1959 con una millenial del giorno d’oggi, ricorrendo a stimoli e riferimenti contemporanei e disparati. Il titolo dello spettacolo, Nei letti degli altri, prende in prestito quello di un album di Mahmood, cresciuto nella periferia milanese, di cui si fa cantore; l’immagine stessa del letto guarda a My bed di Tracey Emin, un’iconica opera del 1998, simbolo della fine di una relazione e della disperazione che ne nasce. È un letto “semplice, atroce e vero”, come in una delle poesie di Testori raccolte in Per sempre: “Nulla, ti giuro, / è nero. / Tutto, se ami, è semplice, / atroce, / vero”.

“ALMA – TAKE A BATH” è la doppia esplorazione di Giulia Asselta e Chiara Marini Ferretti, condotta attraverso il teatro e la fotografia, attorno all’altrove, inteso come uno stato di totalità cui abbandonarsi per vivere in modo autentico e completo. Lo spettacolo “ALMA” di Giulia Asselta è andato in scena a Casa Testori venerdì 6 giugno, sabato 7 giugno e domenica 8 giugno 2025. Nella serata di venerdì, allo spettacolo è seguito un incontro con Luca Doninelli e Giacomo Fausti. L’installazione fotografica “TAKE A BATH” di Chiara Marini Ferretti sarà visibile fino al 5 luglio 2025.

“ALMA” è l’interminabile e febbrile preparazione che precede il tuffo definitivo nell’altrove o nella realtà effettiva; “TAKE A BATH”, invece, è il sorprendente racconto della trasformazione viscerale di corpo e di anima che accade nell’immersione. Le due forme di ricerca dell’altrove sono ora comunicanti in un progetto ideato per Casa Testori che a sua volta dialoga con la mostra “OLTRE/DENTRO DENTRO/OLTRE” in cui gli scatti di Erica Bardi e Sofia Bersanelli sondano terreni incerti, sorprendenti ed enigmatici, spingendosi verso il campo d’indagine e d’azione di Asselta e Marini Ferretti. 

Alma – la protagonista del monologo scritto da Giulia Asselta e interpretato da Giulia Villa – è una giovane donna, simbolo del desiderio bruciante di liberarsi dell’immagine esteriore di brava ragazza su cui poter sempre contare, per giungere finalmente all’altrove, alla compromissione, alla frattura, a quella strana terra promessa che è il Bosco di Rogoredo. “ALMA” racconta la necessaria e drammatica lotta con se stessi per spaccare la propria posa plastica ormai pietrificata ed eseguire quel tuffo che consenta finalmente di tornare a vivere. L’attrice, così, mette in scena la preparazione a questo gesto: l’allenamento fisico, le prove di posizionamento, lo sbilanciamento, la spinta; tutto preme per il lancio. Lo spettacolo di Giulia Asselta è nato nel luglio 2024 in un appartamento milanese all’interno del progetto “Cantiere Odissea. Viaggio teatrale nel Municipio 4”. Promosso dal Teatro Oscar, si trattava di un lavoro di ricognizione di una parte della città di Milano per raccontare attraverso lo sguardo e le parole di sette giovani drammaturghe e drammaturghi una realtà caratterizzata da un’identità complessa che si estende dal centro cittadino fino ai quartieri della periferia sud-est. 

ALMA
di Giulia Asselta
con Giulia Villa
Supervisione movimenti Simone Moretti
Coordinamento progetto Angela Demattè
6-8 giugno 2025

TAKE A BATH
di Chiara Marini Ferretti

“TAKE A BATH” è una collezione di scatti raffiguranti persone invitate da Chiara Marini Ferretti a immergersi nella vasca da bagno di casa sua. Chi si immerge nell’acqua accogliente della vasca accetta di liberarsi di una parte di sé – quella con cui ogni giorno ci si presenta al mondo, il controllo a tutti i costi – per far affiorare in superficie una vita nuova e autentica, in perfetta sintonia con Alma, che desidera «Smettere la mia vita normale che non sa di niente». A monte, anche la scelta della fotografa di ammettere qualcuno nell’intimità del proprio bagno è sintomatica, perché, come ha scritto Emanuele Coccia in “Filosofia della casa”, questa stanza è «l’incarnazione di un desiderio ostinato di estraneità», essendo che «la sua più segreta intenzione è quella di filtrare certe esperienze, separare alcuni gesti di un corpo, distillando un’intimità di cui mai nessuno è chiamato a partecipare». 

Fotografie di ©Clara Mammana

Piante, trattate come viva materia scultorea, divengono esemplari unici in costante evoluzione. Accanto a loro prendono vita disegni di documentazione del lavoro svolto e opere pittoriche ispirate alle installazioni vegetali.

Nel titolo Mōly ha casa è racchiusa la genesi della mostra. Mōly dal greco antico μῶλυ è la pianta immaginaria che nell’Odissea Ermes dona ad Ulisse come antidoto ai funesti incantesimi della maga Circe. Un’erba dotata di virtù magiche, come ammantate di una certa magia sono le opere vegetali di Alessandro Ferri, nate da una sperimentazione iniziata nel 2021. 

Il percorso di Dado, questo il suo pseudonimo, inizia nel mondo dei graffiti. E’ proprio reiterando la scritta Dado che il giovane Alessandro si fa conoscere nel mondo del writing cercando di colonizzare gli spazi urbani. Il graffito è per lui una sorta di pianta cittadina che cresce nell’asfalto, si riproduce in modo selvaggio sui binari, sui muri, lungo le strade.

Nel 2021 l’idea di rendere viva la forma utilizzando vegetali come materiale plastico e microclima come scalpello.Le piante, se lasciate libere di svilupparsi, si intrecciano spontaneamente generando geometrie imprevedibili in continua evoluzione. Dado decide di controllare tali forme, unisce specie vegetali diverse, si reinventa artista-botanico favorendo simbiosi, plasmandone la crescita attraverso l’uso strategico della luce e l’attenta modulazione delle sostanze nutritive.

 Nel 2024 le opere vegetali divengono un’installazione: Mōly, esposte a Casa Testori (Novate Milanese) in occasione della mostra Porpora (curata da Fulvio Chimento e Carlotta Minarelli). Accanto a loro, disegni che le ritraggono con vernici termo-reagenti capaci di cambiare colore al variare della temperatura, metafore visive delle mutazioni che le piante attuano in risposta ai cambiamenti ambientali.

I passi successivi posso essere definiti come una riedizione di quelle collaborazioni che, dal Cinquecento in poi, vedono artisti e botanici lavorare fianco a fianco e, a volte, sovrapporre i ruoli: i raffinati disegni degli erbari erano strumento indispensabile per lo studio e la catalogazione delle specie vegetali. Alessandro Ferri viene invitato da Gelsomina Fico a seguire, presso l’Orto botanico, un periodo di sperimentazione. Il 17 Maggio si inaugura la mostra Mōly ha casa, che riassume una storia fatta di incontri e condivisione di conoscenze.  Le “magiche” forme vegetali dell’artista e la loro documentazione hanno trovato una degna casa: l’Orto botanico G.E. Ghirardi, aprendo la strada a interessanti ibridazioni tra arte e scienza.

Giovedì 8 maggio Casa Testori ha ospitato il primo appuntamento del public program che accompagna “OLTRE/DENTRO DENTRO/OLTRE”, la mostra fotografica che vede protagoniste Erica Bardi e Sofia Bersanelli. Sarà proprio quest’ultima a dialogare con Federico Ferrari, filosofo e critico d’arte, in occasione de “La pelle delle immagini”, un incontro dedicato al rapporto tra indagine fotografica e filosofica oggi. “La pelle delle immagini” è anche il titolo di una pubblicazione a quattro mani di Ferrari e Jean-Luc Nancy. Dedicato al tema del nudo nella Storia dell’Arte, il libro lo approccia come momento di sospensione e indefinibilità, caratteri propri anche delle ricerche di Bersanelli e Bardi. Come suggerisce, infatti, il titolo della mostra, con le loro immagini le due fotografe ricercano una verità che sta al di là del visibile, per definire ciò che appare enigmatico e al tempo stesso sfumare le certezze.

 

Erano 48 ritratti dei diretti protagonisti, a cui si sono aggiunti quelli “collaterali” di chi li ha di volta in volta accompagnati nel progetto. A questi disegni si univa anche una serie di 18 pastelli di pugili, altro tassello molto significativo dell’esperienza della BAT. Tutto questo è stato presentato con un’esposizione a Casa Testori visibile per tutto il mese di maggio 2025.

Come ha scritto Antonio Latella nella sua presentazione della mostra, «osservando il lavoro di Simona D’Amico ci troviamo davanti a schizzi di corpi e volti che hanno partecipato, a qualsiasi titolo, alla Bottega Teatrale, magari anche solo per poche ore; eppure, la cosa che ci sorprende è che l’artista sceglie di testimoniare la sua stessa esperienza schizzando tutti coloro che ci sono stati e che quindi continuano ad esserci». All’interno della BAT Simona D’Amico aveva tenuto un corso di disegno a cui avevano partecipato gli otto attori e lo stesso Latella: un corso pensato nell’ottica di un approccio globale all’espressività di Testori, a sua volta pittore e disegnatore. La stessa cosa vale per il pugilato, che ha regolato alcune coreografie immaginate durante il percorso della BAT. Il percorso diretto da Latella e prodotto da Amat Marche, Piccolo teatro, stabilemobile e Pesaro2024 a dicembre dell’anno scorso ha ricevuto il Premio UBU nella sezione “Progetti Speciali”.

Nel percorso della mostra i visitatori hanno potuto vedere anche il documentario girato da Lucio Fiorentino dedicato alla BAT: un lungometraggio che racconta, attraverso le voci dei protagonisti, tutte le tappe del percorso che ha coinvolto otto giovani attori tra settembre 2023 e aprile 2024.

I protagonisti che vivono nei disegni “schizzati” di Simona D’Amico tappezzano il salone di Casa Testori, grazie all’allestimento pensato da Alessandro Frangi. «D’Amico con i suoi ritratti», ha scritto ancora Latella nella Presentazione, «crea un vero alfabeto che nel gioco degli accostamenti contribuisce a tracciare una propria narrativa di tutto il percorso della Bottega Amletica Testoriana, mentre i suoi pugili rendono omaggio a quelli amati da Testori e alle fatiche degli attori che hanno fatto a pugni con l’oceanica materia testoriana contenuta nei tre Amleti».

Erica Bardi nella serie “As long as the Sun lasts” presenta delle immagini dalle doppie, inattese possibilità di lettura, che saldano le distanze tra l’infinitamente vicino e l’infinitamente lontano, tra la sfera intima e la sfera del cielo. Sofia Bersanelli, invece, con il progetto “Se solo potessi cantare” esplora il misterioso formarsi delle immagini negli scatti effettuati con la sua Polaroid, aprendo la carta fotografica e proponendo gli esiti in forma di preziosi dittici. A questi lavori in formato miniaturistico, affianca stampe macro di alcuni frame tratti da suoi video.

Quello che accomuna le due traiettorie creative di Bardi e Bersanelli è il fatto di essere percorse da una tensione sperimentale, come riflesso di uno sguardo limpido e interrogante sulla vita.

La mostra sarà accompagnata da testi di Alessio Fusi e di Bruno Muzzolini.

L’inaugurazione della mostra ha fatto parte del palinsesto di attività della Milano Art Week 2025.

Il public program di “OLTRE/DENTRO DENTRO/OLTRE” ha previsto due incontri: il primo, “La pelle delle immagini”, tenuto il Giovedì 8 maggio alle ore 19 con il filosofo Federico Ferrari; il secondo, “Fotografia e intelligenza artificiale”, si è svolto sabato 24 maggio alle ore 18 con il critico Luca Fiore.

Erica Bardi (Napoli, 1998) è una fotografa che ha sviluppato il suo linguaggio visivo combinando fotografia e pittura, con un interesse particolare per le dimensioni materiali e editoriali della fotografia. Dopo aver studiato fotografia al CFP Bauer e pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, Bardi ha partecipato a numerose mostre e ha ricevuto il Liquida Grant. Il suo progetto “As long as the Sun lasts” è stato presentato nel 2024 presso Chippendale Studio a Milano.

Sofia Bersanelli (Milano, 1993) è una fotografa e artista visiva che esplora la relazione tra testo e immagine, intrecciando pittura, fotografia, video e scrittura. La sua ricerca si concentra sull’inconscio, la memoria collettiva e l’interazione tra l’individuo e la propria quotidianità. Bersanelli ha esposto in diverse collettive internazionali ed è stata finalista in vari premi, tra cui il Combat Art Prize. Il suo lavoro è stato selezionato nella Biennale di Venezia del 2015, nell’ambito di “Codice Italia Academy”.

UN’ESTATE FANTASTICA

Dopo l’esordio di fine giugno, dall’1 al 5 settembre si è tenuta la seconda settimana del camp “Un’estate fantastica”, progettato in collaborazione con Ambarabart. Ha coinvolto diciassette bambini e bambine di età compresa tra i cinque e i dieci anni che hanno creato storie e mondi fantastici. Seguendo le avventure di un eroe inventato da loro, hanno sperimentato con le tecniche artistiche e giocato con diversi materiali. Collaborando, i piccoli protagonisti del camp hanno realizzato sculture colorate ispirate al Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle; una “città delle onde” guardando le architetture di Zaha Hadid; impronte che imitano le pitture rupestri delle Grotte di Altamira e molto altro ancora. Tutti i manufatti sono stati esposti l’ultimo giorno nel giardino di Casa Testori, presentandoli ai genitori, condividendo con loro le fasi del processo creativo.
Entusiasti dell’esito di queste due settimane di camp, non vediamo l’ora di accogliere i vostri bambini e le vostre bambine anche l’anno prossimo, per renderli protagonisti di nuove storie e avventure che inventeremo insieme!

In occasione della Quaresima e della Pasqua 2025, il Museo Diocesano propone come spunto di riflessione l’esposizione della Deposizione di Jacopo Tintoretto (Venezia 1519 circa – 1594), uno dei capolavori del grande protagonista della pittura veneziana della seconda metà del Cinquecento, conservata nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia. In un percorso realizzato in collaborazione con Casa Testori, quattro artisti contemporanei – Jacopo Benassi, Luca Bertolo, Alberto Gianfreda, Maria Elisabetta Novello – si mettono in gioco davanti alla grande tela, creando un rapporto personale con il dipinto del maestro veneto, facendo ricorso a diversi linguaggi, dall’installazione alla pittura.

Realizzata per la chiesa di Santa Maria dell’Umiltà alle Zattere a Venezia e databile intorno al 1562, negli anni della piena maturità del pittore, il dipinto presenta una composizione ben calibrata e attentamente costruita, e allo stesso tempo drammatica e concitata, con un dinamismo accentuato dall’uso della luce, con intensi chiaroscuri che creano un forte impatto emotivo, lasciando emergere i protagonisti da un paesaggio in penombra.

Gli imponenti personaggi, di dimensioni più grandi del naturale e di evidente ricordo michelangiolesco, sono collegati fra loro da un intreccio di gesti e sguardi e si dispongono teatralmente intorno al corpo di Cristo, posto in diagonale al centro della scena e sorretto per le spalle da una figura maschile, probabilmente Giuseppe d’Arimatea. Verso di lui, con le braccia spalancate in un gesto di distruggente disperazione, si protende la Maddalena, mentre lungo un’altra direttrice giace la Madonna, svenuta, sopraffatta da dolore e sorretta da una pia donna, forse Maria di Cleofa. La Vergine, quasi seduta a terra, come a riprendere l’iconografia della Madonna dell’Umiltà, forma con il corpo di Gesù adagiato su di lei una croce; particolarmente delicato e commovente il gesto della sua mano che sfiora il piede del figlio morto.

Per info e orari: chiostrisanteustorgio.it

 

Negli anni giovanili Giovanni Testori aveva stretto una grande amicizia con Carlo Alberto Carutti, suo compagno di scuola, che sarebbe poi diventato marito di Maria Luisa, una delle sorelle dello scrittore. Il legame tra la famiglia Carutti e Giovanni Testori è continuato negli anni e ha segnato significativamente le rispettive storie nella condivisione di tante passioni comuni, in particolare quella per la pittura francese dell’800. Carlo Alberto Carutti, oltre che imprenditore, è stato, infatti, un importante e appassionato collezionista oltre che di arte antica e moderna, anche di strumenti musicali. Una parte della sua raccolta di questi strumenti antichi oggi è esposta in comodato al Museo Ala Ponzone di Cremona. Per una coincidenza c’è anche la figura di Luchino Visconti a fare da trait d’union tra i due amici e cognati: Testori aveva fornito con i suoi libri ambientazioni e personaggi per uno dei suoi film più famosi Rocco e i suoi fratelli (oltre ad averlo avuto come regista teatrale dell’Arialda e della Monaca di Monza); Carutti sin dagli anni ’50 aveva iniziato a lavorare in un’importante azienda tedesca, la Bihler, che aveva sede a Fussen, dove Visconti aveva girato un altro suo film famoso, Ludwig. Carutti era stato nominato cittadino onorario di Fussen.

Nel segno di questa amicizia, il figlio di Carlo Alberto, Efisio, in occasione dei suoi 70 anni ha chiesto ad amici e colleghi, invece di regali, un sostegno all’Associazione Giovanni Testori. Efisio festeggerà il compleanno il 10 maggio in un contesto straordinario: il Museo Alfa Romeo di Arese.

Un grande grazie per la generosità a lui e a tutti coloro che aderiranno al suo invito.


“Calmo e testardo come chi sappia che sta scommettendo, non solo per sé ma per tutti, la partita del significato primo e ultimo della vita; artigianale e insieme profetico, come un apostolo di campagna disposto a farsi invadere dalla luce e poi da lei assumere e trasformare negli ultimi anni della sua esistenza Cézanne sembrò centrare ancor di più il suo sguardo, la sua mente, la sua anima e la sua passione su pochissime immagini; qualche natura morta, le rocce di Bibémus, il Chateau Noir, la montagna Sainte-Victoire, il giardiniere Vallier. Pare insomma che egli avesse capito come l’orma del creatore sia incisa ovunque; anche su d’un tronco; anche su d’una pietra; e, attraverso l’uomo, allorché egli si riconosca completamente tale, anche sui manufatti della sua quotidianità (allora, anzi, con la tremante grazia d’una trasmissione filiale).”

 Così scriveva Testori nel 1978, recensendo la grande mostra parigina dedicata all’ultima stagione di Cézanne: nella sua pittura ritrovava l’unità di artigianalità e profezia, ossia l’unità della vita stessa e del divino, che si manifesta in questi giorni con tutta la sua forza, grazie alla nascita del Bambino.
Con queste parole vi auguriamo buon Natale e vi ricordiamo che potrete farvi accompagnare nell’anno nuovo da Testori e Cézanne acquistando, e regalando, il calendario 2025 di Casa Testori.


Leggi l’articolo completo di Testori 

In fotografia: Paul Cézanne, Neve sciolta a Fontainebleau, 1879.

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