Puntata 8, lunedì 11 gennaio ore 21.15

Ore 21.15 – Sabato 16 gennaio il teatro Franco Parenti festeggia i suoi 48 anni di vita. Li festeggia in modo rispettoso delle regole, ma con la volontà di dare un messaggio: un gruppo di spettatori potrà entrare in qualità di “comparse”. Ai Lunedì di Casa Testori Andrée Ruth Shammah spiega il significato di questa iniziativa e racconta il progetto di Radio Franco Parenti. 

Ore 21.35 – La Quadriennale di Roma è sempre un’occasione importante per fare il punto sullo stato delle arti figurative in Italia. L’edizione di quest’anno inaugurata il 30 ottobre scorso, ha un titolo molto indicativo: “Fuori”. È una rassegna che vuole superare le solite categorizzazioni e anche misurarsi con un “incommensurabile”, «a testimoniare il bisogno dell’arte di superare i confini di quanto è conosciuto per varcare la soglia dell’inimmaginabile». Al Lunedì di Casa Testori ne parleremo con i due curatori Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol e con uno dei 43 artisti chiamati ad esporre, Guglielmo Castelli.

Ore 22.05 – Il 2021 è l’anno centenario di un grande poeta milanese tanto amato da Testori, Carlo Porta. Per questo per I Lunedì di Casa Testori Federica Fracassi questa settimana legge un articolo pubblicato sul Corriere nel 1975, in occasione dell’uscita del Meridiano curato da Dante Isella. 

In occasione della messinscena a Varese di due testi di Giovanni Testori, La monaca di Monza e I promessi sposi alla prova, Karakorum Teatro ha proposto un progetto di scrittura teatrale a partire dal lavoro del maestro Giovanni Testori. 
Il laboratorio aveva l’obiettivo di risvegliare le nostre necessità vitali e drammaturgiche: facendo risuonare dentro di noi simboli e parole che attraversano i grandi classici della letteratura con cui anche Testori si paragonò, abbiamo trovato le potenzialità per creare una scrittura originale.
Abbiamo imparato cioè da Testori come si può tra-dire un testo.
Il laboratorio è stato progettato e guidato da Angela Dematté, una delle migliori nuove drammaturghe italiane, vincitrice con Avevo un bel pallone rosso del Premio Riccione e del Premio Golden Graal Astro nascente per il teatro. Da dieci anni nella sua ricerca drammaturgica affronta il problema del linguaggio.

Oltre al laboratorio di scrittura, i partecipanti hanno avuto modo di vedere gli spettacoli La monaca di MonzaI promessi sposi alla prova al Teatro Apollonio di Varese e di veder rappresentati in una mise-en-espace i testi che hanno prodotto durante il laboratorio.

12 Gennaio – 29 Marzo 2019

Esaurita anche la seconda edizione del “Testori a Varallo”, visto il grande successo, l’Associazione Giovanni Testori ha voluto curare una terza edizione completamente rivista nelle immagini e aggiornata nei testi. Grazie ai restauri compiuti alle Cappelle del Sacro Monte di Varallo, e non solo, dopo la nuova edizione de “Il gran teatro montano” (2015), seguita dallo straordinario successo della recente mostra dedicata a Gaudenzio Ferrari (2018), questa terza pubblicazione del “Testori a Varallo”, presenta un apparato fotografico completamente aggiornato, che non fa che confermare la pertinenza e bellezza dei testi di Giovanni Testori che lo accompagnano e illuminano.

Testori a
è il progetto varato dall’Associazione Giovanni Testori in occasione del decennale della scomparsa dello scrittore e critico d’arte Giovanni Testori (1923-1993). Un progetto articolato di mostre, nate per scoprire questa straordinaria personalità del Novecento e quale strumento unico di valorizzazione del territorio. Negli anni, tappa dopo tappa, al racconto della sua vita – la “mostra nella mostra” Giovanni Testori. Una vita appassionata – si sono affiancate opere d’arte e testimonianze esemplificative del legame tra Testori e quei luoghi: la Bergamo di Giovan Battista Moroni, Carlo Ceresa, Fra’ Galgario, Giacomo Manzù e Alessandro Verdi; la Novate Milanese (MI) della sua casa natale e degli affetti famigliari; la Breno (BS) nella Val Camonica di Romanino e Beniamino Simoni; la Macugnaga (VB) ai piedi del Monte Rosa; la Varallo (VC) di Gaudenzio Ferrari e Tanzio da Varallo; la Varese di Cerano, Morazzone, Francesco Cairo e Renato Guttuso; la Brescia di Giacomo Ceruti, Moretto, Giovan Gerolamo Savoldo e Vincenzo Foppa; l’Ivrea (TO) di Martino Spanzotti e Adriano Olivetti; la Novara della Basilica di San Gaudenzio e di Giuseppe Pianca; la Lecco di Alessandro Manzoni, Ennio Morlotti e Giancarlo Vitali…

I volumi che ne sono nati non sono solo dei cataloghi di mostra, ma una straordinaria e funzionale serie di guide ai capolavori dell’arte e della cultura in genere, uno strumento nuovo per avvicinarci alla nostra storia: con gli occhi di Giovanni Testori.

A Varallo, il volume verrà presentato domenica 15 dicembre alle ore 16presso il Salone dell’Incoraggiamento (Palazzo dei Musei di Varallo), in occasione del ricordo di Stefania Stefani Perrone, ad un anno dalla scomparsa.  

Disponibile online e in sede dal 16 dicembre

LIBERE TUTTE
Daniele Capra e Giuseppe Frangi

Libere tutte parte dall’idea di cogliere il lavoro condotto dalle artiste in Italia, archiviando momentaneamente le questioni di genere, e cercando invece di documentare l’importanza e la forza travolgente della ricerca condotta dalle artiste nel nostro paese, per troppi aspetti ancora legato a rigidi schematismi e a una condizione di asimmetria maschile/femminile nei rapporti sociali ed economici. Il titolo della mostra, ispirato ad uno dei motti di rivolta della contestazione degli anni Settanta, spiega il desiderio di parlare di arte e di capire perché le artiste oggi stanno dimostrando di avere una marcia in più. Libere tutte è una mostra interrogativa, aperta nei temi e nei media impiegati, anarchica e senza facili risposte, che avrebbe potuto simmetricamente intitolarsiLiberi tutti, come acutamente suggerito da una delle artiste coinvolte. Proprio per questo metodologicamente abbiamo espulso dal nostro vocabolario la parola “donna” (e aggettivi che potessero fare riferimento a tale universo semantico) e, ovviamente, non l’abbiamo mai impiegata nella comunicazione. 
Il progetto ha voluto esplorare la complessità dello sguardo che le artiste hanno introdotto nell’orizzonte della produzione artistica, rendendosi capaci di scartamenti coraggiosi rispetto alle tendenze più di moda. Con il loro agire hanno allargato lo spettro della sensibilità artistica, dando prova anche di una importante vocazione sperimentale. Trova così conferma quella situazione che per prima Lea Vergine aveva lucidamente intuito, sottolineando in un’intervista come le opere delle artiste siano “emblemi audaci di un’articolata condizione umana, realizzati con quella non pietas che butta a mare il concetto di normalità”. 
Libere tutte non è una mostra da otto marzo del contemporaneo, ma un tentativo di scattare una fotografia rispetto al fenomeno della presenza delle artiste nel sistema dell’arte del nostro paese, una presenza che si sta imponendo per vitalità, intensità e forza. Il progetto ha puntato a fornire alcuni degli esempi più significativi, in un arco generazionale molto ampio, della ricerca condotta rispetto a tutte le forme espressive e ai più differenti contenuti. 
Libere tutte è stata pensata come una mostra aperta, sperimentale e con margini di errore come accade quando si vuole avere un riscontro sul campo, nella relazione viva con le opere, con il percorso di visita, con gli occhi dello spettatore. Per questo la scelta è stata di affidare alle artiste degli spazi individuali (a ciascuna una stanza) che permettessero di rafforzare la specificità dei singoli progetti: solo in tre casi si è fatta eccezione, facendo condividere gli spazi con soluzioni palesemente dialettiche o per accostamento sinergico. 
A mostra allestita e metabolizzata ci è sembrato utile tentare un’operazione di sintesi enucleando alcuni elementi significativi rispetto al pensiero e all’azione delle artiste. Sono situazioni contraddistinte da una sensibilità capace di intercettare la ricerca più significativa e i linguaggi più pregnanti, ma anche i movimenti profondi della psicologia collettiva. Con un enorme coraggio per le sfide – artistiche, politiche e sociali – a cui il nostro tempo ci chiama. 

LE ARTISTE

Renata Boero, Linda Carrara, Elisabetta Di Sopra, Silvia Giambrone, Debora Hirsch, Iva Lulashi, Lalla Lussu, Elena Mazzi, Beatrice Meoni, Maria Morganti, Isabella Pers, Nazzarena Poli Maramotti, Michela Pomaro, Laura Pugno, Chris Rocchegiani, Giorgia Severi, Marta Spagnoli, Esther Stocker, Sara Tirelli, Lucia Veronesi, Serena Vestrucci.

Fotografie: Michele Alberto Sereni e Natascia Giulivi.

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Catalogo progettato da CH RO MO

Sponsor: Natixis

 

PORTARE KUNELLIS A CASA TESTORI 
di Giuseppe Frangi

È una grande emozione accogliere tra le stanze di Casa Testori questo ciclo di incisioni di Jannis Kounellis, quasi un solenne inno d’addio di uno dei maggiori maestri del nostro tempo. Le 12 incisioni, su lastre di ben due metri per uno, che compongono la serie sono state realizzate nel 2014 nello studio dell’artista ad Umbertide, dove Corrado e Gianluca Albicocco, titolari di una delle più prestigiose stamperie d’arte italiane, avevano “traslocato” per l’occasione il loro laboratorio […].

Le incisioni hanno un soggetto unico: il cappotto. Sono state realizzate con la tecnica del carborundum su lastre di zinco. Il carborundum è una tecnica calcografica non molto comune, grazie alla quale non si ricorre alla morsura dell’acido o a strumenti di taglio per incidere la superficie metallica. Si utilizza invece una resina epossidica combinata con polvere di silicio, ma anche con sabbia o limatura di ferro, un’amalgama che essiccando si trasforma in materia ceramica molto dura e resistente: una materia capace di trattenere in gran parte l’impasto oleoso dell’inchiostro e trasferire quindi, con la pressione del torchio, le forme sulla superficie della carta. L’effetto finale, ben visibile in questi lavori di Kounellis, è di una granulosità intensa e drammatica, di una matericità che deflagra sul piano bianco del supporto cartaceo. Come ha scritto Roberto Budassi nel volume dedicato al ciclo di incisioni (a+mbookstore edizioni): «Kounellis sceglie consapevolmente la tecnica calcografica del carborundum perché questa gli permette di agire sull’opera senza la mediazione di alcuno strumento, di alcun altro artificio che non sia di natura fisica, di uno strumento che sia diverso dalle proprie mani, da quella forza lavoro necessaria per la genesi stessa dell’opera, al suo divenire oggetto e testimonianza attraverso l’azione generata dalla fora creativa».

Testimonianza è la parola chiave che racchiude il valore di questo ciclo del maestro greco: sulla carta troviamo impronte che condensano fisicamente non solo l’oggetto-cappotto, ma il vissuto di cui quell’oggetto è carico, di cui è portatore. Sono immagini “sindoniche”, che nella loro frammentazione, nel loro apparire e insieme lacerarsi, diventano testimonianza quasi tattile, oltre che visibile, del dolore di una stagione storica. Una testimonianza che nella dilatazione delle misure e nella libertà con cui occupa lo spazio bianco, assume una dimensione ascensionale e “gloriosa”. Una dimensione che non sarebbe certo sfuggita a Giovanni Testori. Di qui la scommessa di questa mostra: provare a tessere un dialogo postumo tra due grandi protagonisti che a diverso titolo hanno lasciato un sego profondo nella cultura e nella vita italiana del secondo ‘900. Un dialogo che avviene tra immagini e parole.
[…]

Leggi per intero

LA MOSTRA

Cappotti sono una delle ultime opere del maestro dell’arte povera: 12 incisioni al carborundum realizzate con la collaborazione della Stamperia d’arte Albicocco di Udine. 
Dopo essere state esposte a Roma nel 2017 a Palazzo Poli, sede dell’Istituto centrale per la Grafica, e a Parigi alla Galleria Lelong, la serie completa delle incisioni è arrivata a Casa Testori in un dialogo postumo con i versi di Giovanni Testori, che hanno fatto da accompagnamento alle opere. Un incontro che è mai avvenuto e che è stato così proposto, nella convinzione che queste immagini “sindoniche” di Kounellis avrebbero certamente affascinato Testori.

Andrea Mastrovito
IO NON SONO LEGGENDA
Progetto Italian Council – Sesta Edizione |

Italian Council Project – Sixth Edition

Un progetto di | a project by: CASA TESTORI
A cura di | curated by: Davide Dall’Ombra

LE ACCADEMIE RISPONDONO
Ecco i selezionati tra i partecipanti alla
INTERNATIONAL OPEN CALL

Per il coinvolgimento di illustratori, disegnatori e artisti nella produzione dell’opera di Andrea Mastrovito: Io non sono leggenda

Ecco il risultato del’Open Call internazionale lanciata da Casa Testori. Dopo un’attenta analisi dei numerosi Curricula ricevuti, sono stati selezionati i primi 6 giovani assistenti che affiancheranno Andrea Mastrovito nella realizzazione di Io Non Sono Leggenda, l’opera che verrà donata al Museo Fabroni di Pistoia, grazie al progetto curato da Casa Testori e sostenuto dall’Italian Council – sesta edizione, il bando del MiBAC – Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

I candidati selezionati sono:
Laura Baffi, Silvia Berbenni, Luciano Finazzi, Daria Romanenko, Weena Visini e Nicola Zanni

L’Open Call ha raccolto candidature di studenti ed ex studenti prevalentemente italiani – ma anche ucraini e uzbeki – di alcune della più importanti Accademie d’arte italiane: Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara, Bergamo, Accademia di Belle Arti Santa Giulia, Brescia, Accademia di Belle Arti, Firenze, Accademia di Belle Arti, Bari, Accademia di Belle Arti Aldo Galli, Como, Accademia di Belle Arti Bonaccorsi, Massa Carrara, Accademia di Belle Arti, Napoli, I.U.A.V., Venezia

Buon lavoro!


IL Bando
Si cercano studenti ed ex-studenti delle Accademie di Belle Arti, con ottima padronanza del disegno e del ritaglio, spiccata sensibilità pittorica e disponibilità di lavoro autonomo distribuito nel medio-lungo periodo (3-6 mesi a partire dal 2 dicembre 2019), al fine di collaborare con l’artista Andrea Mastrovito alla produzione delle tavole necessarie all’animazione dell’opera Io Non Sono Leggenda, in corso di realizzazione per il progetto di Casa Testori, curato da Davide Dall’Ombra e realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

We are seeking students and ex-students of fine arts academies, with excellent skills in drawing and cutting, notable pictorial sensitivity and available for free-lance work spread over the medium-long term (3-6 months beginning 1 December 2019). They will be required to collaborate with the artist Andrea Mastrovito to produce the tables necessary for the animation of his work Io non sono leggenda [I Am Not A Legend], currently being created for the Casa Testori project, curated by Davide Dall’Ombra and realized with the support of the Italian Council of the Directorate-General for Contemporary Creativity and Urban Regeneration of the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism.

Gli interessati dovranno spedire il proprio curriculum e portfolio a info@casatestori.it entro il 29 novembre 2019. I candidati verranno selezionati a insindacabile giudizio dell’artista e del curatore del progetto.

Those wishing to apply should send their curriculum vitae and portfolio to info@casatestori.it no later than 29 November 2019. Candidates will be selected by the artist and the project curator, whose decisions shall be final.

Project supported by the Italian Council (6th Edition, 2019) program to promote Italian contemporary art in the world by the Directorate-General for Contemporary Creativity and Urban Regeneration of the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism

Sabato 15 febbraio alle 16 alla presenza dei curatori e dell’art director che lo ha progettato (studio CR. RO. MO.), verrà presentato il Catalogo della mostra, quasi un libro d’arte… Sarà anche l’occasione per un ricordo di Lalla Lussu, l’artista che ci ha lasciati il 25 gennaio scorso.

Renata Boero, Linda Carrara, Elisabetta Di Sopra, Silvia Giambrone, Debora Hirsch, Iva Lulashi, Lalla Lussu, Elena Mazzi, Beatrice Meoni, Maria Morganti, Isabella Pers, Nazzarena Poli Maramotti, Michela Pomaro, Laura Pugno, Chris Rocchegiani, Giorgia Severi, Marta Spagnoli, Esther Stocker, Sara Tirelli, Lucia Veronesi, Serena Vestrucci

fotografie: ©Michele Alberto Sereni

Libere tutte
a cura di Daniele Capra e Giuseppe Frangi
Casa Testori, Novate Milanese
Vernissage sabato 23 novembre ore 17
Dal 26 novembre 2019 al 16 febbraio 2020

Casa Testori è lieta di presentare Libere tutte, progetto espositivo a cura di Daniele Capra e Giuseppe Frangi. In mostra 21 tra le artiste più significative attive nel nostro paese, presenti con oltre una sessantina di opere – che spaziano dalla pittura alla scultura, dal video all’installazione. La mostra, ospitata nelle stanze della casa che fu la dimora di Giovanni Testori, prosegue idealmente i passi del progetto Graffiare il presente, che lo scorso anno ha fatto il punto della situazione sulla ricerca pittorica condotta in Italia.

Libere tutte parte dall’idea di cogliere il lavoro condotto dalle artiste, archiviando momentaneamente le questioni di genere, cercando invece di documentare l’importanza e la forza travolgente della ricerca condotta dalle artiste in Italia, paese per troppi aspetti ancora legato a rigidi schematismi e a una condizione di asimmetria maschile/femminile nei rapporti sociali ed economici. Il titolo della mostra, ispirato ad uno dei motti di rivolta della contestazione degli anni Settanta, spiega il desiderio di parlare di arte e di capire perché le artiste oggi stanno dimostrando di avere una marcia in più. Libere Tutte è una mostra interrogativa, aperta nei temi e nei media impiegati, anarchica e senza facili risposte, che avrebbe potuto simmetricamente intitolarsi Liberi Tutti.

Il progetto, infatti, vuole esplorare la complessità dello sguardo che le artiste hanno introdotto nell’orizzonte della produzione artistica, rendendosi capaci di scartamenti coraggiosi rispetto alle tendenze più di moda. Con il loro agire hanno allargato lo spettro della sensibilità artistica, dando prova anche di una importante vocazione sperimentale. Trova così conferma quella situazione che per prima Lea Vergine aveva lucidamente intuito, sottolineando come le opere delle artiste siano «emblemi audaci di un’articolata condizione umana, realizzati con quella non pietas che butta a mare il concetto di normalità». 

Libere Tutte non è una mostra da otto marzo del contemporaneo, ma un progetto che vuole scattare una fotografia rispetto al fenomeno della presenza delle artiste nel sistema dell’arte del nostro paese che si sta imponendo per vitalità, intensità e forza. Il progetto mira a fornire alcuni degli esempi più significativi, in un arco generazionale molto ampio, della ricerca condotta rispetto a tutte le forme espressive e ai più differenti contenuti. 

Libere Tutte è ospitata nelle venti stanze disponibili di Casa Testori, parte delle quali occupate da libri della grande Biblioteca d’arte appartenuta a Giovanni Testori.

La mostra è corredata da un catalogo, progettato da CH RO MO.

Sponsor della mostra Natixis.

Dal 26 novembre 2019 al 16 febbraio 2020
Casa Testori, Largo Angelo Testori 13
20026 Novate Milanese (Mi)

Martedi  – Venerdi: 10.00 – 13.00 | 14.00 – 18.00
Sabato e II Domenica del mese: 14.30 – 19.30

www.casatestori.it
info@casatestori.it
t. 02.36589697

In un piccolo teatro nel cuore di Napoli, che da 25 anni è un laboratorio di esperienze originali, fino al 17 novembre va in scena una straordinaria Erodiade con Imma Villa, per la regia di Carlo Cerciello. Il teatro è l’Elicantropo, che ha prodotto lo spettacolo insieme alla Elledieffe (la compagnia fondata da Luca De Filippo). Imma Villa, cofondatrice del teatro, figlia d’arte l’avevamo ammirata lo scorso anno al Piccolo Teatro in Scannasutrice, testo di Enzo Moscato. Ora porta in scena un’Erodiade più struggente che proterva, più malinconica che furiosa. Soprattutto iù donna che regina. Il fascino dello spettacolo è garantito dalla bellezza delle luci, dei suoni e dei costumi, oltre che dall’intercalare registrato di frammenti di poesie di Testori (da “Nel Tuo sangue”) lette dallo stesso Cerciello, e “sparate” in scena con un effetto dirompente. 

Ecco una nota di regia di Carlo Cerciello.
Continuando a seguire quel filo invisibile e misterioso, rituale e irrituale, poetico e perciò eretico, quello sguardo oltre ciò che vediamo o che siamo assuefatti a vedere, quello sguardo, come affermava Heiner Muller, dentro le nostre stesse vene, che scorra con il sangue fino alla verità ultima, fino all’estremo teatrale, ho incontrato stavolta il linguaggio di Giovanni Testori e la sua “Erodiade”, nonché il meraviglioso componimento poetico “Nel tuo sangue”, che ben mi ha fatto comprendere il senso profondo della prima. Testori attraverso “Erodiade”, tenta di dire l’indicibile. L’indicibile conflitto tra umanità e divinità, tra religiosità e religione, tra desiderio e peccato, nonché il conflitto tra rappresentabilità e irrappresentabilità stessa del teatro, tra forma drammatica e forma poetica. “Erodiade” compie il disperato tentativo di ribellarsi al ruolo escatologico di artefice e vittima del martirio del Battista, impostole da Dio e dall’autore, ma, ciò facendo, il suo destino non potrà che essere: “l’ombra; l’umana bestemmia, l’inesistenza, la cenere, il niente.” Erodiade”, profondamente legata alla sua natura umana, fa a pezzi, non solo la inutile santità di Giovanni, morto casto per un Dio che lo ignora e lo abbandona, ma soprattutto il concetto di “incarnazione”; quella di Dio nel Cristo di Giovanni, che tradisce la sua natura divina, introduce il peccato e impedisce all’uomo ogni aspirazione al divino, ma anche “l’incarnazione del testo”, imposta dall’autore all’attrice-personaggio, mostrando così, quanto sia umanamente inevitabile il fallimento di qualsiasi dogma. 

Informazioni e biglietti:
www.teatroelicantropo.com

Sabato 9 novembre, dalle ore 16

Casa Testori apre le porte dell’Archivio fotografico e della Biblioteca per un pomeriggio di scoperta, studio e approfondimento. Ecco il programma:
ore 15 Laboratorio di riconoscimento fotografico guidato da Mauro Pavesi, docente di Storia dell’arte moderna all’Università Cattolica di Milano.   
Gratuito e riservato a studenti universitari, su prenotazione a info@casatestori.it

ore 17 Scoperte dalla catalogazione nelle Biblioteca. Interviene Alessia Gianforti, catalogatrice della Biblioteca Giovanni Testori.

ore 17,30 L’Alfa e l’Omega di Testori. In collaborazione con il Premio Giovanni Testori.
Intervengono i vincitori ex aequo del Premio per la miglior tesi:
L’Alfa. “La tesi di Laurea di Giovanni Testori”, con Anna Lena, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
L’Omega. “Fulbe Bororo. Il dramma inedito”, con Nicolò Rossi, Università degli studi di Pavia.

DA TERESA A MARINA, LE RAGIONI DI UNA MOSTRA
Giuseppe Frangi

È un percorso emozionante e coinvolgente quello che viene proposto ai visitatori attraverso questi tre video di Marina Abramović. Si tratta di un ciclo che viene presentato nella sua interezza proprio per restituire quella dimensione di “cammino” che l’artista ha voluto vivere con le sue performance nelle cucine di quello che per 41 anni, tra 1955 e 1996, è stato un grande convento di suore clarisse, che si erano prese cura di bambini rimasti orfani. È un percorso che prende avvio da una meditazione sulla finitezza della vita, con le mani tremanti di Marina che sfiorano un teschio in gesso, passa attraverso un terremoto interiore che scuote il pentolino di latte tra le sue mani e approda a quella formidabile icona finale dell’artista che si solleva, braccia e gambe a formare quasi una croce, sopra lo spazio dell’antica cucina ancora perfettamente allestita. 
Marina Abramović in questo luogo che era stato vissuto da suore che seguivano la regola di Santa Chiara, si mette in relazione con un’altra grande figura del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila. L’interesse dell’artista nei confronti questa santa nasce, come lei stesso ha spiegato, dall’intensità della sua esperienza spirituale; un’esperienza scoperta grazie alla lettura dell’Autobiografia, un diario della propria vita interiore, che Teresa scrisse nel 1562 sotto la direzione del suo confessore, Pedro Ibáñez. […] Marina Abramović è stata profondamente colpita al punto di ritagliarne addirittura degli stralci da sovrapporre ai suoi scritti personali. 
Marina Abramović ha sempre chiarito che questo suo mettersi fisicamente sulle tracce delle esperienze spirituali documentate da Teresa, non ha nulla di confessionale: è l’energia interiore l’aspetto che più le interessa, al punto di disporsi a riviverla attraverso queste tre performance realizzate nel 2009 e documentate, con grande rigore e precisione, dai video. 
Naturalmente l’idea di proporre The Kitchen nella sua interezza ha a che vedere con la natura del luogo in cui l’opera è allestita: siamo in uno spazio contiguo alla Cripta di San Sepolcro, le cui origini risalgono all’XI secolo, oggi tornata a splendere grazie ad un provvidenziale e riuscitissimo restauro. La Cripta con la sua atmosfera profonda e raccolta, con la grazia dei suoi motivi architettonici e decorativi è un contesto di rara intensità emotiva, un’isola preziosa nel cuore frenetico della Milano di oggi. Per questo il percorso di The Kitchen trova un suo completamento esperienziale nell’addentrarsi silenziosamente negli spazi così densi di spiritualità della Cripta. È un collegamento che mette a tema un’altra interessante sfida che proposte come questa (e come quelle che l’hanno preceduta, con i video di Bill Viola e di Michelangelo Antonioni e l’Ultima Cena di Andy Warhol) vogliono lanciare: è l’idea che tra arte contemporanea e luoghi della fede si possa intessere un dialogo, interessante e vitale, al di là delle rispettive storie ed appartenenze. È un dialogo non accademico ma esperienziale, e che quindi finisce con il coinvolgere anche i visitatori che vistando questa mostra sono chiamati a vivere una vera esperienza.

MILANO

Marina Abramović. Estasi” propone al pubblico tre video dalla serie The Kitchen, realizzati dall’artista come omaggio a Santa Teresa d’Avila, nella suggestiva sede della Cripta San Sepolcro.
Curata da Casa Testori e prodotta da Vanitasclub, gestore della Cripta San Sepolcro, in collaborazione con la Veneranda Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, la mostra ha riscosso un grande successo presso la sede milanese, per poi fare tappa in altri due luoghi affascinanti: il Teatro Anatomico di Modena e Castel dell’Ovo a Napoli. 

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MODENA

Seconda tappa della mostra è stata il Teatro Anatomico di Modena, luogo affascinante segnato dalla memoria della funzione svolta per tanti anni: i corpi oggetto degli studi da parte dei medici segnano ancora nella concretezza delle strutture lo spazio. 
Marina Abramović, con i suoi video, innesta in questo contesto una riflessione che ci porta a ricordare come quei corpi fossero anche “anima”. Nella visione finale, con la performance Levitation, assistiamo a una indimenticabile ed emblematica liberazione proprio al di sopra del tavolo dove i corpi venivano adagiati e studiati.
La mostra modenese è stata realizzata con il patrocinio del Comune di Modena.

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