Leggeremo l’articolo “Benedetta tu, sorella neve” di Giovanni Testori, pubblicato sul Corriere della Sera nel 1985. Testori racconta un episodio ben preciso che tuttavia, come sempre nella sua scrittura, prende la forma di un racconto che travalica il suo tempo e tocca le corde profonde delle nostre vite e dei nostri ricordi. La lettura sarà collettiva: ognuno avrà in mano un frammento del testo e lo declamerà ai compagni. Visiteremo poi la mostra e ognuno sarà invitato a scegliere un’opera d’arte a cui associare quel brano e a darne motivazione. Le parole di Testori diventano, così, i pannelli e le didascalie di una nuova versione della mostra interpretata dai ragazzi.
Nel laboratorio i bambini e le bambine sperimenteranno le possibilità espressive della materia attraverso l’uso di un unico colore, il bianco. A partire dall’osservazione di alcune opere in mostra dedicate alla neve, guideremo i bambini e le bambine nella creazione di un paesaggio astratto utilizzando pongo, pastelli a olio, tempera, carta e gessetti. Ne scaturirà un mondo innevato ricco di sfumature, grazie a un’esperienza creativa e sensoriale sul tema della neve.
Come cambia il nostro corpo in un ambiente innevato? Il modo di camminare si trasforma e anche le sensazioni e le emozioni che ci abitano (la neve ci rende freddolosi, più rigidi, forse felici, preoccupati, arrabbiati, stanchi…). Come indagare tutto questo attraverso il movimento? Dopo aver osservato le opere di Sofié Tobiasova, sperimenteremo esercizi sulla forma, la dinamica del gesto, la musica, il ritmo e la composizione spaziale, esplorando la nostra corporeità e muovendoci in modi insoliti. Sarà questo il punto di partenza per creare dei personaggi e una narrazione fisica, esprimendo il nostro immaginario e il vissuto in relazione alla neve.
Dopo aver visitato la mostra, a partire dalle opere esposte ragioneremo insieme su tutte le forme che può assumere la neve. Durante il percorso, grazie all’incontro con diversi materiali, faremo anche un’esperienza tattile e sensoriale: sarà il punto di partenza per la creazione di una personale versione delle opere di Bianca Schröder, ispirate ai pupazzi di neve.
Dopo aver visitato la mostra, a partire dalle opere esposte ragioneremo insieme su tutte le forme che può assumere la neve. Durante il percorso, grazie all’incontro con diversi materiali, faremo anche un’esperienza tattile e sensoriale: sarà il punto di partenza per la creazione di una personale versione delle opere di Bianca Schröder, ispirate ai pupazzi di neve.
In occasione dell’evento OXYGEN al Parco Nord, Davide Dall’Ombra – direttore di Casa Testori – ha raccontato l’esperienza del “Premio Arte in Balossa”, nato nel 2016 dalla collaborazione tra Casa Testori e Parco Nord Milano per accompagnare, attraverso l’arte contemporanea, la trasformazione del Parco della Balossa, entrato a far parte di Parco Nord nel 2015 e ancora profondamente legato alla sua origine agricola.
Nel video, i quattro artisti vincitori delle passate edizioni condividono una breve testimonianza sul proprio intervento artistico, oggi installato nel paesaggio del parco: opere nate per dialogare con un territorio in cambiamento, capace di accogliere nuovi immaginari senza perdere la memoria della sua identità rurale.
Il Premio Arte in Balossa continua così a essere un laboratorio all’aperto, dove arte, natura e comunità si intrecciano per raccontare un paesaggio in evoluzione e restituirgli nuove forme di bellezza grazie alla cooperazione degli enti presenti sul territorio.
Tra le attività legate a “NEVEr alone” c’è il progetto “La Via dei Laghi” dell’artista Simone Scardino. Sabato 29 novembre e sabato 13 dicembre, dalle 15:00 alle 17:00, bambini e bambine di età compresa tra 6 e 11 anni – insieme a genitori e accompagnatori – potranno creare mondi immaginari, popolati da creature fantastiche, a partire dai laghi glaciali. Unendo fantasia e attenzione ai cambiamenti climatici, sarà un’occasione per sperimentare insieme, creando una grande opera d’arte collettiva che sarà esposta nella project room dell’artista curata da Rosita Ronzini, visitabile a Casa Testori dal 24 gennaio al 28 marzo 2026 all’interno della mostra “NEVEr alone”.
Il laboratorio – reso possibile grazie al finanziamento di Fondazione Comunitaria Nord Milano con il bando “Che bello essere noi” – è gratuito fino a esaurimento posti ed è necessaria la prenotazione. L’iscrizione prevede la partecipazione a entrambi gli incontri.
Con il contributo di:
Nel gennaio del 1985, Milano e l’Italia furono colpite da una straordinaria nevicata che paralizzò la città per diversi giorni. Fu un evento eccezionale a cui Giovanni Testori dedicò un editoriale sul “Corriere della Sera” del 17 gennaio: Benedetta tu, sorella neve. Per Testori la neve non doveva essere percepita come un ostacolo fastidioso allo scorrere della vita cittadina, ma come un’occasione unica per fermarsi, riconnettersi con se stessi e con gli altri, riscoprendo il valore del vivere comune e del tempo. Quarant’anni dopo, mentre Milano torna protagonista dell’inverno grazie alle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026, Casa Testori presenta NEVEr alone, un progetto multidisciplinare a cura di Davide Dall’Ombra, in cui la neve è protagonista. Attraverso l’arte, la letteratura, il cinema, la fotografia e la scienza, la neve è indagata sotto ogni aspetto: dal suo poetico candore all’urgenza dei temi legati al cambiamento climatico che esplicita.
Curata da Giacomo Pigliapoco, la mostra al piano terra prende avvio da un’immagine poetica e ambigua: la neve che cade, si posa e infine si scioglie. Presenza effimera, stratificazione silenziosa, la neve è un atto di copertura che, paradossalmente, rivela. Cancella i contorni consueti del mondo, sospende il tempo ordinario e costringe a un nuovo modo di guardare. Negli spazi di Casa Testori la neve si libera della sua dimensione puramente atmosferica e meteorologica per farsi presenza trasformativa. Una presenza che, permeando la realtà, agisce simultaneamente sul paesaggio e sulla psiche umana. In questa visione, che riecheggia quella di Giovanni Testori, la neve non è atto di seppellimento, ma di rivelazione: un gesto che risveglia un’umanità autentica, troppo spesso offuscata dalla fretta e dall’efficienza moderna. Attraverso le opere dei dodici artisti in mostra, siamo invitati a percepire la neve in questa duplice natura: non solo come elemento che isola, raffredda e congela, ma anche come forza che, nel suo stesso silenzio, avvicina. È una coperta che unisce, un linguaggio comune che ristabilisce legami dimenticati, aprendo spazi di incontro, solidarietà e cura. NEVEr alone diventa, così, una lente per esplorare le relazioni dialettiche tra isolamento e intimità, distanza e prossimità, silenzio e ascolto. È un invito a riconoscere, anche nei momenti più fragili e sospesi, una trama di relazioni e una reciproca cura che lega indissolubilmente. La neve, nel suo lento sciogliersi, ricorda che i momenti di malinconia e attesa non sono mai definitivi, ma preludono a un rinnovato calore condiviso. Come l’inverno cede il passo alla primavera, la tristezza individuale si trasforma in forza collettiva e in fiducia rigenerata nel futuro.
In melatonina, progetto protagonista della project room curata da Greta Martina (22 novembre 2025 – 17 gennaio 2024), la coreografa e artista Elena Francalanci trasforma lo spazio in un luogo sospeso tra sonno e veglia, isolamento e reclusione. L’opera-azione melatonina è una risposta al senso di prigionia e frustrazione derivanti dall’attesa e dal continuo tentare e fallire. La stanza accoglie un lavoro installativo e performativo, un itinerario sonoro e gestuale che esplora la vulnerabilità del dormire e l’intensità del risveglio. Ispirandosi alle fiabe scandinave Frau Holle e La regina delle nevi, l’intervento esplora il sonno come metamorfosi, solitudine e pericolo: il dormire come atto di fiducia e sottomissione profonda, legato all’inverno e al sonnambulismo. La voce, che richiama il carattere orale della fiaba, acquisisce fisicità e gestualità, modulandosi dal sussurro al grido, fino al silenzio. La cura che Gaia Nanni Costa ha riservato alla realizzazione dell’abito indossato da Francalanci evoca la perizia delle antiche arti della filatura e della tessitura, pratiche che nelle fiabe assumono valore simbolico.
Il progetto La Via dei Laghi dell’artista Simone Scardino, presentato nella project room a cura di Rosita Ronzini (24 gennaio – 28 marzo 2026), nasce dall’osservazione dei nuovi laghi alpini generati dallo scioglimento dei ghiacciai, simboli fragili e potenti del cambiamento climatico. Attraverso un approccio che unisce ricerca scientifica, immaginazione e partecipazione collettiva, la project room si trasforma in un laboratorio condiviso. Bambini e bambine sono invitati dall’artista a “inventare” nuovi laghi, dando forma, nome e vita a geografie immaginarie. Disegni, collage e maquette compongono la “pista-gioco” installativa protagonista della stanza, luogo praticabile e poetico. L’opera finale, costruita a partire dai gesti e dalle visioni dei partecipanti, propone una riflessione sul paesaggio come spazio in trasformazione, dove natura e comunità si incontrano per immaginare insieme il futuro.














Scintilla iniziale e al tempo stesso conclusione del percorso, la nevicata del 1985 è protagonista dell’allestimento del primo piano. L’articolo che Testori dedicò a quell’evento dialoga con le diapositive inedite del fotografo Mario De Biasi che ritrasse la Milano innevata: immobilizzata e al tempo stesso accostante. Classe 1923 come Testori, nel 1985 De Biasi era di fatto un “fotografo in pensione”, che lavorava per la personale necessità e il genuino piacere di ritrarre il mondo che lo circondava. Affermatosi come uno dei grandi nomi del neorealismo fotografico italiano, si dedicò anche a sperimentazioni tecniche e a serie emotivamente connotate, perché dedicate a luoghi e soggetti del cuore – come certi scorci o monumenti milanesi. Con la sua macchina fotografica girò, quindi, nei giorni della grande nevicata, per strade, parchi e piazze di Milano, rendendoli protagonisti di immagini iconiche. Lo sguardo raffinato e autoriale di De Biasi e Testori lascia, poi, spazio alle cronache di quei giorni e ai ricordi di chi li visse e custodì negli anni successivi. L’eccezionalità dell’evento, infatti, lo rese protagonista di reportage, servizi televisivi e temi scolastici in presa diretta, ma anche di progetti come Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85, album che i Bluvertigo pubblicarono quasi 15 anni dopo, nel 1999. L’attenzione di Testori per la neve, di cui l’editoriale del 1985 è la summa, torna, infine, al centro nelle ultime sale del percorso espositivo, dove la neve attraversa poesie, lettere e testi dedicati agli artisti da lui amati – da Courbet a Varlin – testimoniando il rapporto filiale tra l’autore e questo elemento capace di riunire in sé natura e poesia.
Giovanni Testori e Alain Toubas si sono conosciuti a fine 1958 grazie ad amici comuni; per l’inizio della loro storia d’amore c’è una data precisa il 24 febbraio 1959, una data che nell’immaginario dello scrittore sarebbe rimasta per lungo tempo come una stella fissa. Alain era nato a Parigi nel 1938, aveva quindi 15 anni meno dello scrittore, ed era ai tempi iscritto all’École de médicine. Per uno strano gioco del destino i suoi genitori si chiamavano Edouard e Lyne, esattamente come quelli di Testori, Edoardo e Lina. La distanza tra Parigi e Milano nei primi anni della loro relazione viene colmata con uno scambio epistolare praticamente quotidiano, con recapito ai rispettivi fermo posta di Coubervoie Bacon, sobborgo parigino dove Alain viveva con i suoi genitori e di Novate Milanese, dove Testori abitava nella casa dov’era nato, anche lui con i genitori.
Lo scambio epistolare, che conta più di 2000 lettere e cartoline tutte in francese e tutte scritte a mano, si protrae fino al 1962 quando Alain, dopo il periodo di leva obbligatoria in Algeria, allora colonia francese, si trasferisce a Milano. Testori alcuni anni dopo ha radunato tutte le lettere, prive di buste, conservandole in ordine cronologico e dividendole in due blocchi: da una parte quelle ricevute da Alain, dall’altra quelle inviate da lui. Le lettere, chiuse in più plichi in carta da pacco, alcuni sigillati con la ceralacca rossa, sono rimaste in suo possesso fino alla sua morte. Passate in eredità come tutti i beni dello scrittore ad Alain, sono poi state acquisite nel 2022 dall’Associazione Giovanni Testori. Dallo studio approfondito di questo materiale è nato lo spettacolo “Per sempre” di Alessandro Bandini in collaborazione con Ugo Fiore prossimo al debutto al LAC di Lugano il 22 di ottobre e poi a Milano dal 2 dicembre al Piccolo Teatro.
La presenza di Alain nella vita di Testori segna profondamente anche tutta la sua produzione artistica: a lui dedica un lungo poema d’amore di oltre 12mila versi, “I trionfi” (1965); tre raccolte di poesie, “L’amore” (1968), “Per sempre” (1970) e “Alain” (1973), quest’ultima con 9 incisioni di Paolo Vallorz; trasforma la figura dell’Orazio shakesperiano in un nuovo personaggio, il Franzese, che vede Alain in scena a fianco di Franco Parenti nel gennaio 1973 ne “L’Ambleto” al neonato Salone Pier Lombardo.
La loro convivenza si interrompe agli inizi del 1971: Testori anche in seguito ad una crisi depressiva, decide di tornare a vivere nella casa di Novate, insieme all’anziana mamma; Alain invece si sposta a Roma per tentare una carriera nel cinema. Dopo qualche altro tentativo nel mondo dello spettacolo, nel 1975 Alain entra in società della Compagnia del Disegno, una galleria d’arte fondata da Max Rabino: quella di gallerista sarebbe stata la sua professione per tutta la vita, fino alla morte avvenuta nel 2021.
La loro storia d’amore non ha mai avuto fine, il loro rapporto è cambiato e si è evoluto nel tempo ma sempre dentro una continuità affettiva che ha mantenuto saldo il loro legame.
Grazie alle lettere ma anche ad altre carte e materiali conservati nell’Archivio di Giovanni Testori, come per esempio i libri con le dediche ad Alain, i manoscritti e dattiloscritti delle varie fasi di stesura delle poesie, i disegni e le fotografie che li ritraggono insieme, è possibile ripercorrere i momenti più importanti del loro legame e cosa questo ha generato.



Casa Testori riapre le sue porte al pubblico mentre proseguono i lavori infrastrutturali che, iniziati a fine agosto, permetteranno di rendere tutti gli spazi accessibili a chiunque, nel nome di un’inclusività vera e totale. Dalle ore 17:00 fino alle 21:00 di venerdì 10 ottobre sarà possibile scoprire i nuovi allestimenti del pianterreno, che rimarranno visibili fino all’1 Novembre
Il primo dei due progetti espositivi “SALIAMO TUTTI!” è pensato in stretto dialogo con l’omonima campagna di raccolta fondi lanciata da Casa Testori per sostenere il progetto di rifacimento strutturale, diretto dall’architetto Lorenzo Margiotta, con cui verrà installato un ascensore che permetterà di raggiungere il primo piano della Casa, attualmente accessibile solamente tramite una scala a doppia rampa. Inoltre, verrà predisposto un bagno attrezzato con i sanitari e gli ausili per persone con disabilità fisiche e con autonomia ridotta. A inizio 2025, infatti, Casa Testori con il progetto “Collezioniamoci” ha vinto il bando “Cultura diffusa” lanciato da Fondazione Cariplo, grazie al quale verrà coperto il 70% delle spese previste per l’intervento strutturale. Per gestire i restanti costi di questo importante progetto è stata lanciata una campagna di crowdfunding, seguendo una delle modalità più efficaci per sostenere progetti sociali e culturali di enti non profit. La mostra “SALIAMO TUTTI!” è l’occasione perfetta per dimostrare quanto, a Casa Testori, il legame tra arte e bisogni della comunità sia forte. Verranno, infatti, esposti dei poster appositamente pensati e donati da sette artisti che negli anni sono già stati ospiti di Casa Testori: Andrea Bianconi, Sofia Bersanelli, Emma Ciceri, Giovanni Frangi, Andrea Mastrovito, Matteo Negri e Velasco Vitali. I poster, stampati in tiratura limitata, verranno donati ai supporter della raccolta fondi, secondo una scala di premialità che prevede altre ricompense e che può essere consultata sulla pagina dedicata alla mostra sul sito web di Casa Testori. L’esposizione sarà accompagnata dalla restituzione del progetto architettonico, con un allestimento pensato dall’architetto Margiotta, e da una testimonianza video di chi, come gli artisti amici di Casa Testori, ha voluto supportare il progetto e la raccolta fondi: Antonia Madella Noja, segretario generale di Fondazione TOG; Valentina Genovese, professoressa dell’Istituto Orio Vergani di Novate Milanese; Serena Porcari, CEO di Fondazione Dynamo Camp e Presidente di Dynamo Academy; Lisa Noja, consigliera di Regione Lombardia; Arianna Piazza, responsabile progettazione e sviluppo di Ambarabart Srls. Per supportare la raccolta fondi, si può donare visitando la pagina del progetto “Saliamo tutti! Un ascensore (e un bagno) per l’accessibilità a Casa Testori” sul sito di Intesa Sanpaolo ForFunding







Il secondo allestimento sarà dedicato a Giovanni Testori e al suo lungo, intenso, complicato rapporto con Alain Toubas, ricorrendo ai materiali provenienti dall’Archivio Giovanni Testori: disegni, libri, fotografie, manoscritti, locandine teatrali. Questo allestimento getta una prima luce sul tema che sarà al centro del nuovo spettacolo di Alessandro Bandini, “Per sempre”, in cui, attraverso l’epistolario di Testori e Toubas, viene indagata la loro storia d’amore. Lo spettacolo debutterà al LAC di Lugano il 22 ottobre 2025 per poi arrivare al Piccolo Teatro di Milano il 2 dicembre 2025, dove verrà presentato in una conferenza stampa il 13 ottobre 2025.
I due allestimenti, apparentemente così diversi tra loro, testimoniano sia la vivacità di Casa Testori in quanto hub culturale sia come l’Archivio sia il cuore pulsante delle sue attività. Proprio per questa ragione, il primo piano – dove l’Archivio è conservato – deve essere raggiungibile da chiunque voglia scoprirne il patrimonio culturale, potendo fruire di spazi accessibili e inclusivi.