Presentazione venerdì 19 novembre 2021 ore 19.30 
libreria Mittel + Platea Palazzo Galleano + A21 
con Andrea Bianconi, l’architetto Carlo Orsini e Francesco Gesti 
introduce Luca Fiore con la partecipazione dei ControlRUM

Libreria Mittel, via Lodino 41 – LODI 
Ingresso consentito solo con green pass


IL LIBRO

Dallo Studio al Mondo. Il viaggio di una poltrona in un libro
Vanillaedizioni – uscita: settembre 2021

Quante volte abbiamo sentito parlare dello studio d’artista come un universo parallelo dove le idee invadono lo spazio e la mente? Quante volte ci siamo fatti contaminare da un ambiente come un campo magnetico? Da quello spazio, dallo studio d’artista di Andrea Bianconi, ad Arzignano (Vicenza)è iniziato il viaggio della poltrona di Sit Down To Have An Idea. Non una poltrona qualsiasi, ma quella a cui l’artista ha attribuito un valore maieutico: siediti e lascia nascere un’idea.Da lì, poi, la poltrona ha viaggiato dal Nord al Sud di Italia, partendo da Bologna e ritornando a Vicenza e il libroLa Sentinella, edito da Vanillaedizioni, è la cronistoria di quel viaggio per immagini e parole. Un viaggio tra i luoghi che la poltrona ha toccato e di cui è ancora presidio sul posto e nelle parole. Le riflessioni di Andrea Bianconi, scritte volutamente a mano, compaiono tra le pagine del volume come flussi ininterrotti di pensiero. Non nascono, forse, così le idee?

Il progetto – realizzato in collaborazione con Casa Testori Fondazione Coppola e asostegno della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – è partito con l’installazione della poltrona in luoghi pubblici della città di Bologna durante ArteFiera – ArtCity 2020 e in alcuni spazi eccellenti, privati, tra cui il dehor del Ristorante Al Pappagallo e la vetrina della Boutique Doria 1905, poco prima del lockdown. 

Dopo lo stop imposto, si è riattivato conquistando gli spazi aperti di Cima Carega, con una spedizione-performancenelle Piccole Dolomiti venete, scendendo a sud, a Tropea, dove, in una sorta di rito di propiziazione, si sono attese le luci dell’alba in Piazza Cannone. Per poi, risalire a Colletta di Castelbianco (nell’entroterra di Albenga, Savona) in uno dei borghi medievali più belli d’Italia, primo borgo telematico d’Italia e, poi, ancora più a nord, sotto al Campanile del comune di Chiampo (Vicenza) come simbolo della rinascita di quell’area. 
Nel luglio 2021 la poltrona raggiunge il Torrione della Fondazione Coppola a Vicenza dove fasci di luce, diramati dalle persone durante la performance The Millennium Chair, diventano, con un’azione simbolica, traccia della presenza viva delle persone attivatrici di idee e portatrici di luce quanto mai necessaria in momenti difficili.
Sette tappe per un unico racconto di cui il libro non rappresenta una conclusione bensì un nuovo inizio all’insegna di quel tempo ciclico che caratterizza, da sempre, le performance e le opere di Andrea Bianconi.
L’arte come eterno ritorno dal principio alla fine, e viceversa.

È scomparso il critico teatrale Renato Palazzi, una delle firme più acute e importanti di cui disponeva il giornalismo d’autore italiano. Lo ricordiamo con la bellissima analisi sulla lingua dell’Ambleto di Testori, pubblicata nel programma di sala dello spettacolo, stampato per il debutto al Teatro Franco Parenti, allora Salone Pier Lombardo, il 16 gennaio 1973.

MITO E STORIA
Nel linguaggio dell’Ambleto

di Renato Palazzi

L’Ambleto è prima di tutto la reinvenzione o la trasfigurazione di un Mito in termini linguistici. Il linguaggio dell’«Ambleto» è un materiale espressivo duro, grezzo, sanguigno e carnoso come l’umanità che se ne serve. Ma soprattutto è un linguaggio inventato, nelle sue connotazioni temporali, geografiche, umane. Ora, il carattere precipuo del segno linguistico è la sua elevata concettualità, cioè la sua estensibilità ad un numero pressoché illimitato di oggetti dello stesso genere. Ma il linguaggio dell’«Ambleto», nato per il Mito e nel Mito, si propone come una dimensione primitiva ed originaria della parola, ritrovata al di fuori del carico di significazioni e di convenzioni dovute ad una storia secolare: la parola non è più, dunque, espressione di un concetto valido per tutti, qui o altrove, ma ritrova il proprio potere significante solo a contatto con la fisicità stessa degli oggetti e della realtà del Mito, cui è intimamente ed univocamente legata. Il linguaggio dell’«Ambleto» è dunque la folle avventura di un evento scenico che tende a rinominare, e quindi a riconoscere e perciò stesso a conoscere, la realtà, in un processo di straniamento linguistico che finisce col ritessere l’assetto dell’universo. La sua stessa apparente disorganicità, il coacervo di elementi di diversa provenienza che esso presenta, sembrano denotare la sua impossibilità di farsi sistema, processo di astrazione e cristallizzazione degli impulsi del reale. Nata dalla Materia e nella Materia, questa lingua nella Materia resta calata, o meglio aspira a farsi Materia essa stessa. Parole oggetto, parole cose che delle cose condividono la necessità, la posizione nell’ordine del l’universo, l’irreversibile univocità, la prigionia nella forma e nel volume, nello spazio e nel tempo. Ma se il linguaggio è, prima ancora che momento della comunicazione, funzione della riflessione e del pensiero, l’umanità che di tale linguaggio si serve non potrà che pensare, immaginare, sognare e riflettere secondo i termini di una «logica del concreto» le cui coordinate passino attraverso le esigenze del corpo e dei sensi prima che della mente e della ragione. Gli elementi di una lingua sono sempre espressione del grado di libertà raggiunto dai suoi depositari sulle contingenze della condizione quotidiana: il linguaggio dell’«Ambleto», così profondamente intessuto di cose prima che di idee, è un insieme caotico di parole oggetto poste l’una accanto all’altra dall’ordine imprevedibile degli eventi e della necessità, e non dall’atto creatore di una volontà libera ed aspirante al pieno ordine dell’intelletto. Ecco dunque il linguaggio operare un processo di regressione del materiale umano dell’opera: pensieri oggetto, pensieri cose sono i termini di un intelletto che non è ancora riuscito a fondare un proprio ordine al di sopra del dato immediato, della violenza stessa della realtà quotidiana. Ci troviamo di fronte ad un’umanità pre-aristotelica, non ancora uscita dal caos delle immagini e dei sentimenti per liberarsi alla funzione ordinatrice dell’intelletto, alla composizione di un universo di idee svincolate dalla tirannia delle pulsioni informi della realtà oggettuale. Se la Storia è la fondazione di un ordine universale composto dal pensiero critico, l’umanità dell’«Ambleto» è fuori dalla Storia: in quanto in essa sembrano vivere simultaneamente tutte le storie possibili, appare al di sopra della Storia; ma in quanto è segnata dall’apparizione di una presa di coscienza, di un’intuizione che aspira a farsi paradigma di Azione, essa si pone come fondamento ed inizio della Storia stessa. «L’Ambleto» è dunque Mito di un’umanità primigenia ed indifferenziata, che reca con sé già impliciti tutti gli elementi del proprio divenire ed attende solo l’atto risolutore che li illuminerà alla coscienza: un favoloso popolo ctonio, che spunti dalla terra rivestito di tutti gli attributi della propria storia, facendosi incontro alla scintilla che ne metterà in movimento la dinamica chiarificatrice e risolutrice, verso la catastrofe e verso la conoscenza. E come in ogni mito che si rispetti, Ambleto, eroe primevo ed antenato leggendario del genere umano, rappresenta il classico Portatore di Civiltà: la sua azione, la sua strage non sono una conclusione, ma l’inizio di un ciclo. Il suo furore e la sua distruzione sono gli stessi che, nei riti di iniziazione, consentono di smembrare e di struggere l’uomo vecchio ed inutile per riplasmare, dall’interno, l’uomo nuovo finalmente Uomo. Ambleto è dunque protagonista e vittima del primigenio rito di iniziazione di un’umanità che si apre a sé stessa, della sua ideale ammissione nel Mondo e nel Tempo. Poiché ogni evento tende sempre a darsi una forma, «l’Ambleto» si da forma di tragedia. E tragedia è, fino in fondo, con Peripezia e Catastrofe, Agnizione, poiché ogni tragedia è un processo di conoscenza, e qui è il Potere a svelare il proprio volto fra gli uomini, e Catarsi, poiché ogni conoscenza raggiunta, per quanto dolorosa, è sempre momento di serenità della ragione irrequieta. Ma in quanto nasce da un mondo umano caotico e primigenio, essa non può che configurarsi come Tragedia Primigenia, come ideale origine della tragedia nella sua forma primitiva ed assoluta, contenente tutte le altre, infinite nel tempo e nello spazio, che le faranno seguito. È una sorta di Epifania del Tragico, di svelarsi improvviso e lampante della natura irriducibilmente tragica degli avvenimenti umani, di quel famoso «ritmo tragico» che appare come il ritmo stesso di ogni realtà e di ogni conoscenza. È la forma stessa che si darebbe, che si potrebbe dare, il teatro dei popoli primitivi, se il teatro dei popoli primitivi aspirasse a una forma. Per noi «l’Ambleto» si pone dunque come momento iniziale non solo di un teatro, individuato nel tempo e nello spazio, ma forse del Teatro stesso, come avventura e corsa nell’ignoto del sentimento e della ragione.

GIOVANNI TESTORI NELLA CITTÀ CONTEMPORANEA

Prosegue il viaggio ideale e reale che il Centro Culturale di Milano – questa volta in compagnia di Casa Testori – propone con grandi autori della città e dei territori lombardi. Riletture, ovvero letture “contemporanee”.

Testori è una personalità che scuote questo presente. Ha sempre scosso, lui. Intemperante, mai prestabilito, sempre in fieri. Ecco perché acquista il gusto della novità quello di costruire un ciclo per scoprirlo e riscoprirlo attraverso la pluralità dei linguaggi espressivi utilizzati.
In un tempo debordante di definizioni posticce e di “slegami” poco edificanti, pare opportuna la scelta di accostare Testori; ancora una volta, che è sempre una prima volta (un certo sentire del Centro Culturale di Milano è nella tensione al vero, alla cultura come vita, questioni così care all’intellettuale di Novate nella pratica di sbilanciamenti fecondi e irriducibili al tran tran. Lui amava il tram.).
L’accresciuta complessità del vivere dovuta alla pandemia da Covid rende ancor più provocante l’incontro con la parola di Testori, con i corpi, le voci, i cori, vecchi e nuovi fabbriconi, le disperate speranze che dicono, interrogano, giudicano. Dentro e oltre la città. Come non approfittare della sua multidisciplinarità? Di pensiero che compie proprio perché è pensiero?
Anche la scelta di riprendere il filo senza collocarlo e cioè senza attendere la stagione degli omaggi in occasione del centenario della nascita (1923) ci pare una decisione che apre, che lo libera, di nuovo e per sempre “scarozzante”.

Perciò un Ciclo di letture e dialoghi per trovare un’’immagine complessiva e vitale di Giovanni Testori, dove l’arte, il teatro, la letteratura, la poesia, il Testori polemista degli interventi pubblici, attraverso articoli, editoriali, saggi – dove le tante sfaccettature dell’uomo- si ritrovino insieme e ci comunichino quel nesso con la verità e la vita che è stato principio e fine della sua offerta intellettuale e artistica.

Tre gruppi di incontri, il primo dedicato ai grandi amori e ai loro esordi: quello del ’51 con il suo articolo sul Cairo fino a Morlotti, quello del ’54 con l’uscita de “Il dio di Roserio”; quello dei suoi inizi teatrali, culminanti con lo scandalo dell’Arialda, 1961.

Il secondo gruppo, un “a fondo” dove entrare nei suoi grandi amori ma anche nei suoi ripensamenti, sulle sue passioni costanti, sui suoi rifiuti. In pittura, con un ritratto teatrale, a cavallo della grande crisi, con due momenti fondamentali, da un lato l’Erodiade e dall’altro la Trilogia ed infine un incontro dedicato a Testori e la poesia.

Nel terzo gruppo l’ultimo Testori, quello incendiario, con la controversa “conversione”. Un primo passaggio su Testori critico artistico e curatore, con le due mostre emblematiche: quella sulla Ca’ Granda (Testori e la carità) e la sua partecipazione alla mostra dell’84 alla Besana (Testori scopritore di talenti); la stagione del suo rinnovato teatro con tre tappe: Interrogatorio a Maria, In Exitu, Tre Lai; un incontro su Testori polemista, con una scelta di articoli su fatti di cronaca e del mondo.

Gli incontri si svolgono dal vivo al Centro culturale di Milano, in Largo Corsia dei Servi, 4.
Laddove segnalato, sarà possibile seguire gli incontri anche in streaming dalla pagina Facebook del Centro Culturale di Milano.

Necessaria la prenotazione. È previsto un biglietto di 5 euro, scontato a 3 per gli Amici di Casa Testori (presentarsi con la newsletter nella mail del cellulare) e per gli studenti.

per info: centroculturaledimilano.it

9 – 21 NOVEMBRE 2021
TEATRO FRANCO PARENTI

da La Gilda del Mac Mahon di Giovanni Testori
con Laura Marinoni
Alessandro Nidi al pianoforte
adattamento e cura registica Laura Marinoni
direzione musicale Alessandro Nidi
movimenti coreografici Cristina Bucci
costumi Gianluca Sbicca
produzione International Music and Arts

Dal sito del Teatro:
In scena la vitalità senza freni, la fatica di sopravvivere e la passione incontenibile per il sesso sì, ma soprattutto per l’amore. Laura Marinoni, e il musicista Alessandro Nidi, danno voce e corpo agli esuberanti personaggi di periferia de La Gilda del Mac Mahon di Giovanni Testori.
Una selezione di musiche che spazia da Jannacci a poeti-musicisti immensi come Ferré o Monteverdi, fa da commento intimo al racconto testoriano.

per info e prenotazione: teatrofrancoparenti.it

(Ri)cambio la visita è un progetto realizzato con il sostegno di Fondazione di Comunità Milano e nato in collaborazione con alcuni dei più grandi musei milanesi che, dopo averla concessa in anteprima a Casa Testori nell’estate 2021 per la mostra CURATELA, rimetteranno a disposizione un’opera del proprio patrimonio per condividerla con la collettività fuori dalle proprie mura. 

ANDATA
Grazie alla disponibilità di 3 Biblioteche Comunali di quartiere (Valvassori-Peroni, Chiesa Rossa, Dergano Bovisa) impegnate da sempre nel tener vivo il contesto culturale nelle periferie della città, uno spazio inedito si fa luogo espositivo e le tre opere presentate a Casa Testori si distribuiscono nelle tre biblioteche, venendo presentate in un’apposita teca per un mese. 
Da Villa Necchi Campiglio – Collezione FAI giunge nella prima biblioteca il dipinto Natura morta con lepre di Filippo de Pisis; dal Museo del ‘900 arriverà alla Biblioteca Chiesa Rossa il dipinto Collina di Imbersago (1954) di Ennio Morlotti, donato al Comune di Milano da Giovanni Testori nel 1956. Infine, da Casa Boschi di Stefano giungerà alla biblioteca Dergano Bovisa l’opera Fiori (1952) di Giorgio Morandi.
Tramite strumenti didattici verrà approfondita la conoscenza del dipinto esposto e saranno organizzati momenti di dialogo pubblico in biblioteca, dando voce al Direttore del Museo prestatore e ai giovani artisti contemporanei – Alberto GianfredaFabio Roncato e il duo artistico bn+BRINANOVARA – che si sono confrontati con questi grandi pittori già nella mostra CURATELA a Casa Testori.

RITORNO
Ma i frequentatori abituali della Biblioteca e le realtà associative che la animano “ricambieranno la visita” recandosi al Museo di provenienza dell’opera. A loro verrà riservato un ingresso gratuito e una visita guidata, per ammirare le opere d’arte dal vero, lì dove sono custodite e conservate, così da scoprirne la storia e i nessi. Si tratta di spalancare la feritoia aperta dall’incontro con la tela esposta nella biblioteca sotto casa, invitandoli a partecipare al cuore culturale della città.

 

SCOPRI LE TRE BIBLIOTECHE:

Un quadro in biblioteca
7 Mar – 2 Apr 2022
Un quadro in biblioteca
12 Apr – 7 Mag 2022
Un quadro in biblioteca
1 Giu – 25 Giu 2022

In occasione dell’ultimo mese di apertura di Curatela, Casa Testori ha organizzato Il laboratorio delle 5, un’attività laboratoriale pensata per i più piccoli in grado di avvicinarli agli artisti presenti in mostra e alle loro opere.
Ogni appuntamento ha previsto un focus su un singolo artista (Giorgio Morandi, Fabio Roncato e Alberto Gianfreda), proponendo una visita alla mostra seguita da un momento di approfondimento dialogico e laboratoriale sull’opera.
Per ampliare la capacità di osservazione, aumentare il senso di cura verso il bello e permettere una riappropriazione personale di ciò che si è incontrato, è stato consegnato a ciascun bambino il materiale necessario a creare una propria opera, sviluppata sulle tracce e in continuità di ricerca con quanto osservato insieme.
Il lavoro su Giorgio Morandi si è sviluppato sul tema degli oggetti, protagonisti di gran parte delle opere della sua produzione. Ogni segno è per Morandi una voce, una parola che va a descrivere il suo oggetto, e porta quindi con sé un tono, una inclinazione, uno spessore. 
I bambini hanno lavorato sul disegno dell’oggetto e sulle potenzialità di racconto che questo è in grado di offrire.
L’attività sull’opera di Fabio Roncato ha permesso di avvicinarci alla terra. Le opere di questo artista, infatti, sono l’occasione di un incontro tra natura e progetto artistico. Ci affidiamo come lui a una scultura non sempre pienamente “prevedibile” per indagare la realtà circostante, accostando materiali organici, come la terra, ad artifici dell’uomo, come la vernice, per portarci a casa un pezzo di Casa Testori.
Alberto Gianfreda, infine, accoglie in maniera innovativa e inaspettata la tradizione che gli arriva dalla storia e dalla produzione ceramica. Entrando nel suo lavoro fatto di distruzione e ricostruzione di frammenti, i bambini hanno creato una nuova unità ordinata per forma, colore e intenzione con la stessa cura che l’artista impiega nei suoi assemblaggi.

I Servizi Educativi di Casa Testori sono progettati, curati ed erogati da Ambarabart Aps con la supervisione e collaborazione del responsabile interno Francesca Ponzini.

È stata prorogata fino al 31 ottobre la mostra di Emma Ciceri “Nascita Aperta”, in corso al Museo della Pietà Rondanini al Castello Sforzesco di Milano, a cura di Gabi Scardi e prodotta da Casa Testori.
Per l’occasione pubblichiamo di seguito la recensione di Luca Doninelli uscita su Il Giornale.

di Luca Doninelli

Sarebbe sempre bello poter parlare di arte, letteratura, cinema non da esperti, non in qualità di specialisti della materia, ma soltanto come semplici uomini, che leggono e guardano e ascoltano obbedendo a un bisogno naturale.
Comincio così perché so di non avere la competenza per parlare di quello di cui sto per parlare. Per l’esattezza: né di arte classica né di arte contemporanea. So soltanto che amo l’arte, perché non si occupa di sistemi di pensiero ma solo di una ferita che esiste in tutti noi, di un dirottamento, di qualcosa che non si spiega: e più cerca la chiarezza (è suo dovere) e più sprofonda nell’enigma della vita.
Ammirare la Pietà Rondanini, custodita a Milano, al Castello Sforzesco, è quasi un dovere. L’opera estrema di Michelangelo, quasi più un urlo silenzioso, una preghiera fremente che nemmeno una scultura, si trova lì, pronta a interpellare i visitatori. Vale il viaggio, anche da lontano, perciò venite.
Se però verrete nei prossimi giorni, allora avrete la possibilità di ammirare un’altra opera, straziante e meravigliosa, dalla quale potrete imparare, a proposito della Rondanini, tante cose alle quali non avevate mai pensato.
L’enigma di questo capolavoro finale (l’artista continuò a lavorarvi fino a 88 anni, ossia fino alla morte) si spalanca attraverso il doppio video di un’artista, Emma Ciceri, che a pochi metri dalla Rondanini, con tenerissime, semplici immagini ci racconta il suo amore per la bellissima figlioletta, affetta da quella che noi chiamiamo – tradendo l’imbarazzo dell’ignoranza – disabilità.
Le due scene parallele si svolgono una nella cameretta della piccola e una lì, nel museo dove, protetta dal legno di De Lucchi, la Rondanini si alza nella sua solitudine, che a me ha sempre dato un po’ fastidio perché la solitudine impoverisce l’opera, come un posticcio one man show. E penso sempre al museo più felice del mondo, il Bargello di Firenze, che è l’esatto contrario.
Ma a vincere la solitudine ci ha pensato l’artista, Emma, che con la sua azione restituisce a questa Pietà il senso del suo nome. Un’azione pietosa, al cospetto di un’altra (o forse la stessa) azione pietosa, si svolge nei due video paralleli di questa artista. Emma lava, asciuga, accarezza la sua bambina, gioca con lei. Dal viso angelico e perfetto della piccola nascono sguardi enigmatici; lamenti – di gioia, forse – si levano timidi come da oltre un muro: e la mamma li raccoglie, li conserva, li stringe a sé.
Distesa su una coperta, la piccola viene piano piano trascinata intorno alla statua, e a quel punto nessuno spettatore che non sia affetto da distrazione cronica può trattenere un moto di profonda commozione: commozione per quel duplice amore che unisce madri e figli, e per la bellezza che da questo amore si genera, eternamente. Quasi che da questo sguardo nascesse l’Arte, sempre e dovunque.
So che questo non è del tutto vero; eppure, se pensiamo all’arte occidentale e a quello che è nato (anche in termini tecnici) dalla rappresentazione dell’amore di Maria per il suo bambino piccolo, o del suo figlio morto troppo presto, verrebbe da confermare questa impressione volatile, renderla di pietra, e dire: sì, tutto nasce da un bacio, da una carezza.
A questo punto, tornati davanti al misterioso capolavoro di Michelangelo, mentre nel cuore ci scorrono tanti suoi sonetti, la nostra mente si apre, non per un’azione intellettuale ma per l’accettazione dello sconquasso, del felice disordine che lei, la vita! produce nella nostra intelligenza meccanica.
E, a quel punto, si comincia a capire. A capire la beata sfrontatezza teologica, che in faccia alla Chiesa Trionfante ci offre l’immagine scandalosa di un Dio morto, e che proprio nella morte, nell’estrema sconfitta, diviene la salvezza per sua madre: che lo sostiene per esserne sostenuta, che lo stringe per essere da Lui stretta.
Non il Gesù Cristo dispensatore di miracoli e guarigioni, ma quello che non vediamo più, e ci ha lasciato, verrebbe da dire, un simulacro vuoto, un corpo inanimato. I discepoli sono fuggiti, sopraffatti dallo scandalo, ma la madre rimane, accarezza quel corpo, non ha perso la fiducia, ripete tra sé le parole di Pietro, le dice al cadavere: Tu solo hai parole di vita eterna.
Folle, se vogliamo. Eppure umano, umano come niente al mondo. E come la Rondanini è il “Tu” di Maria al figlio, così “Nascita aperta” (questo il nome dell’opera di Emma Ciceri) è il “Tu” di una madre che sa quanto non l’arte, non il successo (che le auguro di tutto cuore) ma quel rapporto è il punto decisivo sul quale si gioca e si giocherà tutta la sua vita.
Riporto, con queste ultime parole, il pensiero di Giovanni Testori, e non a caso, perché proprio Casa Testori ha progettato, prodotto e promosso questo evento (curato da Gabi Scardi, a cui va la mia gratitudine) capace di oltrepassare ogni competenza specialistica con un linguaggio diretto, semplice come tutto ciò che è vero e che, almeno per il sottoscritto, ha liberato il capolavoro di Michelangelo da tutta la polvere che i secoli e le chiacchiere (anche mie) vi hanno depositato.

Scopri di più sulla mostra

Ottobre 2021

In occasione dell’ultimo mese di apertura di CuratelaCasa Testori ha invitato critici e curatori in grado di generare un dibattito pubblico per approfondire la tematica affrontata dalla mostra: il confronto tra l’arte contemporanea e del Novecento con la figura del critico-curatore.
Il dialogo si è strutturato in tre appuntamenti:

Incontro con Emma Zanella e Alessandro Castiglioni
9 Ottobre 2021
Emma Zanella è la direttrice del museo MAGA di Gallarate. Alessandro Castiglioni è vicedirettore e senior curator del museo MAGA di Gallarate.
Il museo MA*GA ha recentemente ospitato la mostra dell’artista Marzia Migliora Lo spettro di Malthus e di Francesco Bertocco Historia, e gli stessi Zanella e Castiglioni sono i curatori della mostra in corso: Impressionisti. Alle origini della modernità.
Riguarda l’incontro

Incontro con Demetrio Paparoni
16 Ottobre 2021
Demetrio Paparoni è un critico d’arte e curatore indipendente. Ha recentemente curato la mostra L’ultima cena dopo Leonardo alla Fondazione Stelline di Milano e, nel 2020, ha pubblicato, insieme a Arthur Danto, Arte e poststoria: Conversazioni sulla fine dell’estetica e altro.
Riguarda l’incontro

Incontro con Eva Fabbris
23 Ottobre 2021
Eva Fabbris è exhibition curator per Fondazione Prada. È curatrice associata della mostra Stop painting, in corso alla sede veneziana della Fondazione, e di Project Room, un programma della Fondazione Arnaldo Pomodoro dedicato ai più recenti sviluppi del panorama artistico internazionale.
Riguarda l’incontro

I progetti 2022 di Associazione Testori Onlus sono realizzati anche grazie al contributo di Fondazione Cariplo, nell’ambito del Bando per il sostegno dell’ordinaria attività degli Enti del Terzo Settore.

Teatro Franco Parenti – Sala Giovanni Testori
17-19 settembre
Preview stampa 16 settembre

In occasione di ArtWeek 2021, Casa Testori e il Teatro Franco Parenti presentano al pubblico una nuova esposizione estemporanea, allestita nella sala dedicata a Giovanni Testori, scrittore, drammaturgo e critico d’arte all’origine delle rispettive storie…Si tratta di una sorta di spin off della mostra “Curatela”, allestita in queste settimane a Casa Testori, a Novate Milanese. Un ponte culturale e artistico teso tra i due luoghi così legati fra loro e offerta ai visitatori del Parenti e dei Bagni Misteriosi, in questi giorni dedicati all’arte contemporanea.

Quella allestita a Novate, “Curatela”, è la mostra curata da Davide Dall’Ombra che lancia il progetto “(Ri)cambio la visita”, sostenuto dalla Fondazione di Comunità Milano, con il patrocino del Consiglio Regionale della Lombardia. Un’esposizione che vede al fianco di tre grandi maestri del ’900, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis ed Ennio Morlotti, proprio i tre giovani artisti contemporanei bn+BRINANOVARA, Alberto Gianfreda e Fabio Roncato, presentati in queste sale.
Ad essere indagato è il ruolo del critico e del curatore, raccontando i diversi approcci nel rapporto con l’artista, adottati per dar spazio e parola alla sua opera, interrogandosi su come esporla e/o raccontarla ma anche collaborando alla definizione del processo artistico che la genera. S’intesse così il filo conduttore tra i sei artisti presentati che dà il titolo alla mostra, la CURATELA, appunto, squadernando i mezzi del passato e del presente, capaci di innescare un processo di crescita e comprensione dell’opera d’arte che giovi all’artista e al pubblico.
Il percorso di questa mostra al Teatro Franco Parenti, nei vecchi spogliatoi della Piscina Caimi, è incentrato sui lavori dei tre giovani artisti e prende avvio dalla ricerca intrapresa nella mostra novatese, proponendo però opere nuove e inedite.

bn+BRINANOVARA

Il duo artistico bn+BRINANOVARA esplora la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello. Il lavoro di decostruzione del sistema compositivo come un linguaggio – a discapito degli aspetti iconografici – traduce la “struttura spaziale” in struttura “pittorica”, sostituendosi alla prospettiva. La loro opera ha un duplice valore: è sia un nuovo codice di “accesso” per l’immagine storica, sia un’immagine autonoma, con una nuova identità unitaria e contemporanea. L’ambito mediale rimane invariato ma l’immagine è forzata, ripetuta – sempre la stessa – più volte. Gli artisti deformano la struttura, forzano i limiti, fanno collassare gli equilibri, ridefiniscono le gerarchie, fino a rivelare nuove condizioni di esistenza per l’immagine che così riaccade.

Alberto Gianfreda

Alberto Gianfreda affronta il tema della distruzione in favore di un processo di ricongiungimento del frammento per generare una nuova bellezza e unità. Un grande vaso cinese di produzione industriale decorato con soggetti figurativi e floreali è dustrutto a martellate e i frammenti sono ricostruiti su una rete metallica. Il supporto è mobile e conferisce alla scultura la possibilità di trasformarsi nello spazio. Effimera, ispirata ai grandi tondi rinascimentali ceramici, continua la tradizione secolare italiana della ceramica da Andrea e Giovanni Della Robbia a Benedetto Buglioni, da Cantagalli a Ginori. Partendo però da un oggetto di origine cinese, la scultura vuole anche essere un’occasione di riflessione sui rapporti tra Italia e Cina. Le relazioni tra i frammenti infatti sono vincolate ma instabili pur definendosi nella forma perfetta del cerchio.

Fabio Roncato

Fabio Roncato porta in mostra l’ultimo esito della sua ricerca, che si esprime da anni nel rapporto inesausto di partecipazione con la natura. In Landscape torna la centralità del processo artistico, che ha richiesto un susseguirsi di sperimentazioni e tentativi, articolandosi in diverse azioni complementari, perché “la superficie è la parte più esterna delle cose, che ci rivela la reazione di contatto tra la materia”.
I blocchi di terra vengono colorati in superficie con una vernice spray e adagiati sul pavimento generando i movimenti dell’assestamento impostogli dalla morfologia e dalla gravità. La vernice non può seguire puntualmente la terra e, inevitabilmente, asciugando, si contrae, sposta e crepa, registrandone, di fatto, il movimento. Interviene a questo punto un secondo materiale sintetico, la schiuma poliuretanica che, spruzzata sulla vernice, vi aderisce perfettamente, fissandone la forma. Irrobustita dalla schiuma, a sua volta armata da una fine rete metallica, la pellicola di vernice che ha registrato il movimento della terra è fissata per sempre e può essere liberata dalla terra stessa, grazie ad un processo d’immersione in grandi vasche d’acqua.

Curatela. Spin-off Parenti
Un progetto di Casa Testori per il “Parenti District Art & Design”
In occasione della Milano Art Week 2021

Teatro Franco Parenti – Sala Giovanni Testori, dal 17 al 19 settembre

Preview stampa: 16 settembre dalle 10 alle 19

Ingresso: gratuito, con green pass obbligatorio

Orari: venerdìì – sabato– domenica, ore 10 – 19.00
informazioniwww.casatestori.it | info@casatestori.it | tel. +39.02.36586877
www.teatrofrancoparenti.com | biglietteria@teatrofrancoparenti.it | tel. +39.02 59995206

UFFICIO STAMPA CASA TESTORI
Maria Grazia Vernuccio – Mob. +39 3351282864 \ mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it

PR E UFFICIO STAMPA FRANCO PARENTI
Carlotta Tonon – Mob. 339 6219432 | carlotta@carlottatonon.com
Francesco Malcangio – Mob. 346 4179136 | fmalcangio@teatrofrancoparenti.it

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