Inaugurazione: Sabato 18 aprile, dalle ore 18

Robert Gschwantner, artista austriaco (Steyr, 1968) ha consacrato la sua attività artistica all’indagine attorno a questi “paesaggi perduti”, attraverso ricerche e viaggi nei luoghi. Ne sono nati cicli di opere che costituiscono una narrazione in forme plastiche, video o installative di ciò che resta di questi eventi catastrofici e spesso dimenticati.

Gschwantner a Casa Testori, sua quarta mostra in una struttura museale in Italia, presenta i lavori realizzati dopo cinque perlustrazioni in altrettanti luoghi del nostro continente che portano le cicatrici di questa violenza operata sull’ambiente: Las Medulas in Spagna, l’isola di Gyali e Corinto in Grecia, Afsluitdijk in Olanda, Magdeburgo in Germania. Tutti “paesaggi perduti” in quanto radicalmente modificati da inquinamento o da interventi violenti dettati da ragioni economiche o politiche. Nelle missioni sui luoghi l’artista raccoglie materiali che usa poi come contenuto immesso nei tubicini di PVC trasparente utilizzati per realizzare i suoi arazzi o i suoi quadri. Le opere diventano come dei reliquiari contemporanei che incorporano frammenti reali, testimonianza di ferite inferte all’ambiente naturale. Il lavoro di Robert Gschwantner si completa con approfondimenti documentari grazie ai quali le opere sono messe in connessione con mappe, fotografie, video.

Il lavoro di Gschwantner è una riflessione dura e documentata attorno ad un’idea di sviluppo che finisce troppo spesso con il creare danni irreversibili all’ambiente. Nello stesso tempo l’artista vuole risarcire, con azioni molto poetiche, quei paesaggi violati dall’uomo: le sue opere sono come delle ostensioni attraverso le quali i materiali recuperati, sono trasfigurati davanti al nostro sguardo. Le scorie dei disastri si presentano in situazioni di inattesa bellezza.

Fattore importante nel lavoro di Gschwantner è il dialogo stretto con Antonio Latella, tra i maggiori registi italiani e suo compagno di viaggio e di riflessione poetica attorno a questi nodi drammatici che riguardano la vita di tutti. La mostra sarà accompagnata dalla pubblicazione di un dialogo tra Gschwantner e Latella stesso, curato da Gilberto Santini. Un dialogo che approfondisce i temi della mostra e accompagna il visitatore nel percorso. Spiega l’artista: «L’idea per questa mostra nasce dalla versatilità artistica di Testori, attivo sia nell’arte sia nel teatro, settori in cui noi due rispettivamente operiamo. Nel cercare una combinazione tra di noi siamo partiti dai progetti in cui Antonio Latella è riuscito ad accompagnarmi. È sempre bellissimo quando  ha tempo e riesce ad accompagnarmi. È successo cinque volte nei dodici progetti che ho realizzato in tutti questi anni. E sono i cinque progetti che presentiamo in mostra. Sono molto rappresentativi del mio percorso, in cui la mia ricerca è stata condivisa con lui. In uno di questi viaggi Antonio ha cominciato anche a scrivere il suo primo romanzo. Il viaggio è stato di ispirazione per tutti e due».

 

Le sculture di Sara Cortesi, Orecchino da parete e Vetrata, traslano la materia ghiacciata nel linguaggio del vetro e dell’agar agar. Membrane fragili e traslucide si cristallizzano tra le stanze di Casa Testori, modulando la luce come fiocchi di neve e corpi di ghiaccio. 

Vetrata, 2025, agar agar, 13 x 35 cm; Orecchino da parete, 2025, vetro, ferro, bambù, catenina in acciaio, 35 x 50 cm; Orecchino da parete, 2025, agar agar, pigmenti, foglia d’oro, 17 × 13 cm; Orecchino da parete, 2025, vetro, catenina in acciaio, 
17 × 11 cm

Sara Cortesi (Lugo, 1999) vive e lavora a Bologna, dove sta concludendo il biennio di specializzazione in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti. Si è formata alla Libera Università di Design e Arti di Bolzano e all’École Nationale Supérieure d’Arts di Villa Arson, a Nizza.

La sua ricerca si fonda su una raccolta sensibile di materiali organici e sulla loro trasformazione in opere dal carattere onirico e immaginifico. Attraverso un linguaggio che oscilla tra scultura e alchimia, Cortesi costruisce mondi popolati da pelli trasparenti, ali iridescenti e presenze animali che evocano una dimensione totemica e mistica. Le sue opere sembrano provenire da un altrove in cui l’ordinario si trasfigura, rivelando il potenziale magico e vitale della materia.

Tra le mostre recenti: Oí Anemoi (personale, Casa Gramsci, Torino, 2025), Sta crollando il mondo e ti meraviglio (Arte Fiera, Bologna, 2025), Buona fortuna Ribelli (Lunetta11, 2024), Tre angoli, una porta e una colonna (a cura di Massimo Bartolini, P420, 2024), Tana (Megadue, Bologna, 2024).

Stefano De Paolis esplora il calore e la sua assenza in una topografia dell’interiorità. Stufa Ideale reinterpreta il fuoco domestico come un’architettura muta, bianca e granitica; Verso il regno presenta un autoritratto meditativo, assorto nella lettura, che emerge pian piano da un chiarore lattiginoso, velato e sospeso.

Verso il regno, 2025, matita su carta, 34 × 44 cm; Stufa Ideale, 2025, carta, alluminio, 91,5 x 265 cm

Stefano De Paolis (1992), vive e lavora a Milano. Tra le recenti mostre: for the kingdom, if I can, Ondo, Pistoia, 2025; Five O’Clock, Premio Treviglio, Treviglio, 2024; Salottino Rendezvous, Castiglioni, Milano, 2023. La sua pratica si concentra su un disegno che utilizza punta d’argento e matite dure, in cui figure e arredi domestici si fondono in composizioni che mettono in dialogo la realtà dell’opera con la dimensione immaginativa della rappresentazione.

Arianna Marcolin fissa sulle sue tele la luce tenue del crepuscolo innevato e un’impronta luminosa: l’ombra di un fiocco di neve, o forse di una stella.

Speranza, 2025, olio su tela e pigmenti minerali, 98,5 x 78 cm; Ombra di stella, 2025, olio su tela, 25 x 35 cm

 

Arianna Marcolin, 1998

Vive e lavora tra Schio (Vi) e Parigi. Ha esposto in diverse mostre recenti tra cui: 102ma e 103ma mostra collettiva, a cura di Angel Moja Garcia, Fondazione Bevilacqua La Masa – Venezia; Dall’Antropocene al Biocene, Muse – Trento; L’utile et l’agreable, a cura di Yvannoé Kruger, Poush – Parigi; Promemoria, a cura di Luisa Amatori, Piazza dei Signori – Vicenza; Stanza Iperbarica, Ex Elettrofonica – Roma; Cet Amour Caché, Casa Capra – Schio. Ha partecipato a residenze come: Via Farini – Milano; Poush Manifesto – Parigi.

In Like Velvety Scars, Luca Campestri indaga presenze effimere e fugaci attraverso immagini impresse per sublimazione su velluto: tracce animali e residui tattili appaiono e svaniscono come uno spettro.

Like velvety scars, 2025, stampa a sublimazione su velluto a pelo lungo, 190 × 130 cm

 

In Like Velvety Scars, Luca Campestri indaga presenze effimere e fugaci attraverso immagini impresse per sublimazione su velluto: tracce animali e residui tattili appaiono e svaniscono come uno spettro.

Like velvety scars, 2025, stampa a sublimazione su velluto a pelo lungo, 190 × 130 cm

Luca Campestri

1999

Luca Campestri (1999) vive e lavora a Bologna. Mostre recenti includono “Day and Night” (2025) a Palazzo Monti, “Shelters” (2025) e “A Breadcrumb Trail” (2024) con Capsule Shanghai. La sua ricerca si serve del medium della fotografia e di installazioni video e sonore, focalizzandosi sul concetto di spettro in quanto essere parziale. Nell’immaginario notturno delle sue opere i frammenti di un microcosmo animale e vegetale echeggiano e amplificano un senso di smarrimento e dislocazione.

Bianca Schröder innesca un loop caleidoscopico di colori in movimento: è una pittura che non si guarda, ma si attiva e dà vita a uno spettro luminoso dai toni glaciali. 
Feedback Loop #1-5 (Gira-Quadri)
, 2025, olio su tela su gira-quadri, 230 × 200 cm

Bianca Schroder (1993) vive e lavora a Bologna. Dal 2018 al 2023 ha diretto Traffic Festival, festival dedicato alle arti visive e performative nel territorio marchigiano. Tra le recenti mostre: Storie di Provincia tra Pesaro e Urbino (Spazio Torrso, Pesaro), Vasca Corta (Localedue, Bologna), What is to be done? (Radioartemobile, Roma), Pelle doca (Villa Vertua Masolo, Nova Milanese), Free Stage (ArtVerona, Verona). La sua pratica esplora la pittura come campo di trasformazione materiale, concettuale e affettivo. Convivono due poli costanti, spesso affrontati per serie: da un lato una riflessione concettuale sullo status della pittura, dallaltro un’indagine emotiva e politica del gesto pittorico e del suo contenuto.

 

 

Martina Rota, tramite un’installazione site-specific, affronta la presenza del male e la sua dissoluzione. Attraverso un’incisione a muro, una farfalla e la voce di Testori, la neve diventa eco di redenzione. 

Domani, 2025, scritta a muro, intervento site specific; Turn turn turn around, till the shadows comes, 2025,  stampa fotografica su vetro, 100 x 60 cm

Martina Rota

1995

Vive e lavora tra Bergamo e Milano, tra le sue recenti mostre: Cripta747, Short Theatre, BASE, Toast Project, Fondazione ICA. La sua ricerca artistica indaga attraverso una forte transdisciplinarità i traumi e i desideri del corpo personale e collettivo. Rota considera il proprio lavoro un’opportunità per creare parentele e riflettere sul sentire comune.

Nicola Ghirardelli con Il Limite della Neve evoca figure totemiche e fragili, erose e cristallizzate dal gelo, come stalagmiti nate da una lenta sedimentazione di detriti.

Il Limite della Neve, 2020, resina ad acqua e polvere di marmo, dimensioni variabili

Nicola Ghirardelli 1994

Nicola Ghirardelli vive e lavora a Firenze. Tra le recenti mostre a cui ha partecipato:

Un’altra notte in bianco, a cura di Edoardo Durante, UnoBis – Padova; Arco, a cura di Diana Segantini, Bollate (MI); la personale Giardino in cenere, con un testo di Arnold Braho, The Address Gallery – Brescia.

La sua pratica si configura come un rituale speculativo. Un esercizio di metamorfosi

materica fedele ad un’etica postumana, fonde saperi artigianali tradizionali e tecnologie

contemporanee per scomporre la linearità temporale progressivista. Ghirardelli opera come un alchimista dell’Antropocene: il fuoco, i processi chimici e agenti non umani, co-autori delle

opere, oltre che l’appropriazione di forme, decostruiscono la linearità autoriale.

Sofie Tobiášová raffigura scene quotidiane sospese tra intimità e assurdo, dove la neve diventa lo sfondo di gesti distorti e di una realtà piegata dal peso leggero dell’immaginazione

 So much for this weather event, 2025, olio su tela,  120 x 80 cm; Nowhere 2, 2024, olio su tela, 22 x 30,5 cm; Winter 1, 2024, olio su tela, 50 x 25 cm

Sofie Tobiášová (*1996) è una pittrice ceca che vive a Collesino (MS), dove co-gestisce e co-cura lo spazio artistico Easter.

Il suo lavoro intreccia esperienze quotidiane con ispirazioni letterarie e teoriche ed esplora temi intimi e personali attraverso autoritratti e narrazioni stratificate che collegano le prospettive individuali a contesti culturali più ampi. Le sue opere sono state esposte, tra l’altro, alla UNA Galleria (IT), Hunt Kastner (CZ), Berlínský model (CZ), Cabanon Paris (FR), City Surfer Office (CZ), Karlin Studios (CZ), Centre for Contemporary Art Cursor (CZ), Galleri CC (SE), Boccanera Gallery Trento (IT) e la Galleria d’arte regionale di Zlín (CZ). Nel 2026 sarà artista in residenza alla Cité des Arts (Parigi).

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