La mia biblioteca è appesa ai muri

Ritorna a Casa la collezione d’arte di Giovanni Testori
14 nov 2026 – 25 apr 2027
«Il tempo che passo a leggere è inferiore al tempo che passo a guardare e studiare un quadro. Perciò, nei limiti del possibile, ho cercato e cerco di riempirmene la casa. La mia vera biblioteca è appesa ai muri».

Informazioni

Titolo

La mia biblioteca è appesa ai muri

A cura di

Davide Dall’Ombra e Chiara Di Palma

Artisti

Giovan Battista Moroni, Tanzio da Varallo, Francesco Cairo, Carlo Ceresa, Fra Galgario, Giacomo Cerutti, Ennio Morlotti e Gianfranco Ferroni

Grafica

Paper Paper studio

Luogo

Casa Testori
Largo Angelo Testori, 13
20026 Novate Milanese (MI)

Orari di apertura

Martedì – Venerdì: 10.00-13.00; 14.30-18.00
Sabato e Domenica: 14.30-19.30
Lunedì: chiuso

Ingresso

Intero 12 € – Ridotto 8 €

Ufficio stampa

Maria Grazia Vernuccio

Racconto

Inaugurazione:
Sabato 14 Novembre – dalle ore 17.00

La mostra dell’autunno 2026 a Casa Testori è un viaggio nel tempo nella dimora dello scrittore e critico d’arte Giovanni Testori (1923-1993), così come appariva tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Grazie a immagini fotografiche e prestiti eccezionali da raccolte private di opere normalmente nascoste al pubblico, sarà possibile scoprire il Testori collezionista,  negli anni in cui erano appese alle pareti opere di Tanzio da Varallo, Fra Galgario, Giacomo Ceruti ed Ennio Morlotti. Dipinti legati alle sue scoperte, mai esposti prima o riemersi dopo decenni di oblio dalle stanze dei loro gelosi custodi.

Sono oltre quattrocento le opere documentate come già in collezione Testori che le ricerche condotte da Davide Dall’Ombra e Chiara Di Palma, curatori della mostra, hanno fatto emergere in anni di studi e messe a punto. Frutto del suo impegno sul fronte della critica d’arte, la sua raccolta era un organismo vivo, fatto di continui mutamenti che seguivano le sue passioni. Un percorso lungo oltre quattro decenni di cui si racconta qui lo straordinario avvio: dalla prima opera entrata in collezione durante la Guerra, una tempera dell’amico Ennio Morlotti, al tramonto di due decenni espressamente dedicati all’arte del passato, in particolare al Sei e Settecento lombardo, riscoperto al fianco del maestro Roberto Longhi.

È un percorso immersivo tra le stanze della casa come appariva tra il 1954 e il 1963, prima del trasferimento, seppur momentaneo, a Milano. Ritratti ufficiali e fotografie di famiglia ci accompagnano in questo viaggio nel tempo, per ritrovare un ritratto femminile di Carlo Ceresa e la straordinaria collezione di opere di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, una delle sue più grandi scoperte critiche, che ha portato alla luce capolavori scovati nei suoi viaggi tra antiquari e rigattieri della provincia e ora presentati in mostra.

Sarà possibile ripercorre l’attività critica testoriana, dal primo saggio su “Paragone” dedicato a Francesco Cairo (1952) alla mostra de I pittori della realtà in Lombardia, dell’anno seguente, dove venne esposto come nella sua raccolta anche lo straordinario dipinto di Giovan Battista Moroni, uno dei più importanti ritrattisti del Cinquecento, in questi anni celebrato da mostre internazionali alla Royal Academy di Londra e alla Frick Collection di New York.

La sala da pranzo della casa sarà il luogo dove rincontrare i grandi capolavori di Giacomo Ceruti e Fra Galgario restaurati per l’occasione: i volti indimenticabili degli umili che, dal Settecento, tornano oggi a guardarci con tutta la loro potente verità.

A completare il quadro del Testori critico e collezionista in quegli anni, il visitatore troverà alcune opere decisive entrate nella sua raccolta per porsi al centro dei suoi saggi. È così che Collina a Imbersago, forse la più grande tela dipinta da Ennio Morlotti, sarà esposta nel salone a rappresentare un momento in cui la critica militante di Testori è quasi esclusivamente dedicata al pittore lecchese, di cui collezionò decine di dipinti. Tra questi, tornano a Casa anche un Paesaggio vincitore del Premio Nazionale di Pittura Città di Gallarate (1955), e Le calendole, esposto alla XXVIII Biennale di Venezia (1956).

Una stanza della Casa si trasformerà per l’occasione in uno straordinario gabinetto dei disegni, grazie all’eccezionale prestito di 13 carte mai esposte prima, attribuite da Testori a Tanzio da Varallo e al fratello Giovanni d’Enrico: i grandi interpreti della fase seicentesca del Sacro Monte di Varallo. È il cuore del suo Palinsesto valsesiano (1964), volume Scheiwiller con cui Testori pose al centro della riscoperta del Sacro Monte il disegno, una sua grande passione, attraversata personalmente non solo come collezionista ma anche come artista. Si tratta di un nucleo unico e mai esposto, eccezionalmente arrivatoci intatto, ancora nelle cornici volute da Testori e restaurato per l’occasione.

In mostra si potrà seguire il filo rosso della passione testoriana per gli artisti del passato, anche attraverso le scoperte del mercato e alla sua collaborazione con la casa d’aste Finarte. Al 1966 risale la mostra testoriana dedicata ad altri 32 dipinti inediti da lui attribuiti a Giacomo Ceruti, organizzata dalla casa d’aste milanese e seguita, l’anno seguente, dalla mostra al Museo Civico di Torino Giacomo Ceruti e la ritrattistica del suo tempo nell’Italia Settentrionale, con cui poté realizzare il desiderio di Longhi di vedere a confronto opere settecentesche di artisti veneti e lombardi. Una “sfida” ora rievocata in mostra, anche grazie allo splendido Ritratto di ecclesiastico di Ceruti, allora nella sua raccolta, con cui aveva “sfidato” il pittore veneto Alessandro Longhi.

Il 1967 segna in qualche modo lo spartiacque su cui si chiude il percorso del pian terreno e si apre l’allestimento al primo piano, passando attraverso un tracciato che, pubblicazione dopo pubblicazione, ripercorre gli episodi collezionistici che portarono dalla Natura morta di Morlotti, il primo quadro entrato nella collezione grazie all’acquisto da parte del padre Edoardo durante lo sfollamento del pittore nella loro casa di Sormano (1943), fino al Lago di Gianfranco Ferroni, acquistato alla fine degli anni Sessanta, rimarcando la forte presenza di autori contemporanei accanto agli antichi maestri.

La rottura con la casa d’aste Finarte di Casimiro Porro, avvenuta proprio nel 1967, fornisce l’occasione di un racconto legato alla passione testoriana per Théodore Géricault, autore francese fondamentale anche per la sua produzione poetica. Testori raccolse un importante nucleo di opere inedite che riteneva del maestro, seguito a stampa dal critico Antonio Del Guercio che volle pubblicarle nel suo catalogo del pittore. Alcuni nudi maschili erano appesi nella sua stanza da letto, immortalati dal fotografo Giacomo Pozzi Bellini all’inizio degli anni Sessanta e trasformati in una straordinaria opera contemporanea da Andrea Mastrovito nel 2011. Ora, in questa stanza, per la prima volta, sarà possibile rivedere dal vero il quadro cardine del gruppo: l’affascinante e misterioso Trionfo della Miseria, anch’esso restaurato per l’occasione. Gli anni, e gli studi seguenti, hanno mostrato che si trattava di folgorazioni d’amore, riconducendo le opere a maestri anonimi dell’Ottocento francese. Ma la mostra non vuole limitarsi a presentare gli straordinari successi critici di Testori e il grande dipinto si espone come simbolo del suo impeto creativo a tutto tondo, capace di folgorazioni ed errori, come si addice alla vita di ognuno. La storia dell’arte procede, infatti, anche per continui aggiustamenti critici e i maestri sono in grado di dettare una linea interpretativa che resiste ai problemi attributivi, facendoli diventare anch’essi occasione di conoscenza e scoperta.

Un focus sul rapporto col maestro Roberto Longhi, ricostruito attraverso la fitta corrispondenza recentemente pubblicata e commentata da Davide Dall’Ombra (Feltrinelli, 2026), permette di ricomporre il quadro del Testori scrittore, critico e collezionista, dalle fasi embrionali di studio e formazione attraverso il confronto col maestro, fino al compimento di mostre e pubblicazioni. Un rapporto che costituisce un vero filo rosso sotteso a tutta la mostra.

Entrato nel vivo del laboratorio critico testoriano, il percorso al primo piano prosegue con uno sguardo serrato al contemporaneo e articolato attraverso un dialogo tra opere, documenti d’archivio e volumi, volti a restituire il fermento culturale dell’epoca. Qui viene ricostruito il tormentato dibattito sul naturalismo di Ennio Morlotti, che vide Testori confrontarsi e scontrarsi con la visione del critico bolognese Francesco Arcangeli. Un corpo a corpo intellettuale restituito dalle carte e volto a definire i confini tra realismo e naturalismo, chiamando in causa anche Renato Guttuso. Il legame tra il critico e il pittore siciliano, già vivo nei primi anni Quaranta, culmina nella mostra antologica di Parma del 1963, introdotta da un saggio testoriano fuori dal coro e destinato ad innescare un acceso dibattito critico.

Molti capolavori passati per la collezione di Testori sono oggi parte delle raccolte permanenti di importanti musei italiani, spesso in seguito alle sue donazioni. Il percorso espositivo prosegue perciò idealmente nelle sedi dei Musei Civici di Torino e Vercelli, del Museo del Novecento di Milano e della Pinacoteca di Brera: qui le opere rimangono fruibili al pubblico, appositamente segnalate come “testoriane” all’interno degli itinerari museali.

PRENOTAZIONI PER GRUPPI e VISITE GUIDATE: eventi@casatestori.it

 

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