Spetta a due opere di Luca Campestri fungere da raccordo visivo e poetico tra i due piani della casa per il proseguo della mostra. Scintilla iniziale e al tempo stesso conclusione del percorso, la nevicata del 1985 è protagonista dell’allestimento del primo piano. L’articolo che Testori dedicò a quell’evento – letto, in mostra, da Roberto Trifirò – dialoga con le diapositive inedite del fotografo Mario De Biasi che ritrasse la Milano innevata: immobilizzata e al tempo stesso accostante. Classe 1923 come Testori, nel 1985 De Biasi non era più il fotoreporter “di professione” che girava il mondo per “Epoca” e poteva scattare per la personale necessità e il genuino piacere di ritrarre il mondo che lo circondava: senza commissioni, senza clienti, senza stereotipi. Affermatosi come uno dei grandi nomi del neorealismo fotografico italiano, si dedicò in questi anni anche a sperimentazioni tecniche e ad alcune serie emotivamente connotate, perché dedicate a luoghi e soggetti del cuore, come certi scorci o monumenti milanesi. Con la sua macchina fotografica girò, quindi, nei giorni della grande nevicata, per strade, parchi e piazze, rendendoli protagonisti di immagini iconiche.
Lo sguardo raffinato e autoriale di De Biasi e Testori lascia, poi, spazio alle cronache di quei giorni e ai ricordi di chi li visse e li interpretò negli anni successivi. L’eccezionalità dell’evento, infatti, lo rese protagonista di reportage, servizi televisivi e temi scolastici in presa diretta, ma anche di progetti come Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85, album che i Bluvertigo pubblicarono nel 1999, quasi 15 anni dopo l’evento.
L’attenzione di Testori per la neve, di cui l’editoriale del 1985 è la summa, viene esplosa, infine, nelle ultime due sale del percorso espositivo, curate da Alice Boltri, perché la neve attraversa poesie, articoli, lettere e testi critici dedicati agli artisti da lui amati, testimoniando il rapporto filiale tra l’autore e questo elemento capace di riunire in sé natura e poesia. Non poteva quindi mancare un affondo su Gustave Courbet, pittore tra i più amati da Testori, al centro di un crocevia tra cervi che lottano per la vita nelle nevi d’inverno e si fanno simbolo dell’amore travolgente per Alain Toubas: tra lettere e manoscritti fino ai Trionfi. Per sempre, come mostra lo straordinario monologo di Alessandro Bandini in questi mesi a teatro.





