Nel gennaio del 1985, Milano e l’Italia furono colpite da una straordinaria nevicata che paralizzò la città per diversi giorni. Fu un evento eccezionale a cui Giovanni Testori dedicò un editoriale sul “Corriere della Sera” del 17 gennaio: Benedetta tu, sorella neve. Per Testori la neve non doveva essere percepita come un ostacolo fastidioso allo scorrere della vita cittadina, ma come un’occasione unica per fermarsi, riconnettersi con se stessi e con gli altri, riscoprendo il valore del vivere comune e del tempo. Quarant’anni dopo, mentre Milano torna protagonista dell’inverno grazie alle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026, Casa Testori presenta NEVEr alone, un progetto multidisciplinare a cura di Davide Dall’Ombra, in cui la neve è protagonista. Attraverso l’arte, la letteratura, il cinema, la fotografia e la scienza, la neve è indagata sotto ogni aspetto: dal suo poetico candore all’urgenza dei temi legati al cambiamento climatico che esplicita.
Curata da Giacomo Pigliapoco, la mostra al piano terra prende avvio da un’immagine poetica e ambigua: la neve che cade, si posa e infine si scioglie. Presenza effimera, stratificazione silenziosa, la neve è un atto di copertura che, paradossalmente, rivela. Cancella i contorni consueti del mondo, sospende il tempo ordinario e costringe a un nuovo modo di guardare. Negli spazi di Casa Testori la neve si libera della sua dimensione puramente atmosferica e meteorologica per farsi presenza trasformativa. Una presenza che, permeando la realtà, agisce simultaneamente sul paesaggio e sulla psiche umana. In questa visione, che riecheggia quella di Giovanni Testori, la neve non è atto di seppellimento, ma di rivelazione: un gesto che risveglia un’umanità autentica, troppo spesso offuscata dalla fretta e dall’efficienza moderna. Attraverso le opere dei dodici artisti in mostra, siamo invitati a percepire la neve in questa duplice natura: non solo come elemento che isola, raffredda e congela, ma anche come forza che, nel suo stesso silenzio, avvicina. È una coperta che unisce, un linguaggio comune che ristabilisce legami dimenticati, aprendo spazi di incontro, solidarietà e cura. NEVEr alone diventa, così, una lente per esplorare le relazioni dialettiche tra isolamento e intimità, distanza e prossimità, silenzio e ascolto. È un invito a riconoscere, anche nei momenti più fragili e sospesi, una trama di relazioni e una reciproca cura che lega indissolubilmente. La neve, nel suo lento sciogliersi, ricorda che i momenti di malinconia e attesa non sono mai definitivi, ma preludono a un rinnovato calore condiviso. Come l’inverno cede il passo alla primavera, la tristezza individuale si trasforma in forza collettiva e in fiducia rigenerata nel futuro.
In melatonina, progetto protagonista della project room curata da Greta Martina (22 novembre 2025 – 17 gennaio 2024), la coreografa e artista Elena Francalanci trasforma lo spazio in un luogo sospeso tra sonno e veglia, isolamento e reclusione. L’opera-azione melatonina è una risposta al senso di prigionia e frustrazione derivanti dall’attesa e dal continuo tentare e fallire. La stanza accoglie un lavoro installativo e performativo, un itinerario sonoro e gestuale che esplora la vulnerabilità del dormire e l’intensità del risveglio. Ispirandosi alle fiabe scandinave Frau Holle e La regina delle nevi, l’intervento esplora il sonno come metamorfosi, solitudine e pericolo: il dormire come atto di fiducia e sottomissione profonda, legato all’inverno e al sonnambulismo. La voce, che richiama il carattere orale della fiaba, acquisisce fisicità e gestualità, modulandosi dal sussurro al grido, fino al silenzio. La cura che Gaia Nanni Costa ha riservato alla realizzazione dell’abito indossato da Francalanci evoca la perizia delle antiche arti della filatura e della tessitura, pratiche che nelle fiabe assumono valore simbolico.
Il progetto La Via dei Laghi dell’artista Simone Scardino, presentato nella project room a cura di Rosita Ronzini (24 gennaio – 28 marzo 2026), nasce dall’osservazione dei nuovi laghi alpini generati dallo scioglimento dei ghiacciai, simboli fragili e potenti del cambiamento climatico. Attraverso un approccio che unisce ricerca scientifica, immaginazione e partecipazione collettiva, la project room si trasforma in un laboratorio condiviso. Bambini e bambine sono invitati dall’artista a “inventare” nuovi laghi, dando forma, nome e vita a geografie immaginarie. Disegni, collage e maquette compongono la “pista-gioco” installativa protagonista della stanza, luogo praticabile e poetico. L’opera finale, costruita a partire dai gesti e dalle visioni dei partecipanti, propone una riflessione sul paesaggio come spazio in trasformazione, dove natura e comunità si incontrano per immaginare insieme il futuro.
Scintilla iniziale e al tempo stesso conclusione del percorso, la nevicata del 1985 è protagonista dell’allestimento del primo piano. L’articolo che Testori dedicò a quell’evento dialoga con le diapositive inedite del fotografo Mario De Biasi che ritrasse la Milano innevata: immobilizzata e al tempo stesso accostante. Classe 1923 come Testori, nel 1985 De Biasi era di fatto un “fotografo in pensione”, che lavorava per la personale necessità e il genuino piacere di ritrarre il mondo che lo circondava. Affermatosi come uno dei grandi nomi del neorealismo fotografico italiano, si dedicò anche a sperimentazioni tecniche e a serie emotivamente connotate, perché dedicate a luoghi e soggetti del cuore – come certi scorci o monumenti milanesi. Con la sua macchina fotografica girò, quindi, nei giorni della grande nevicata, per strade, parchi e piazze di Milano, rendendoli protagonisti di immagini iconiche. Lo sguardo raffinato e autoriale di De Biasi e Testori lascia, poi, spazio alle cronache di quei giorni e ai ricordi di chi li visse e custodì negli anni successivi. L’eccezionalità dell’evento, infatti, lo rese protagonista di reportage, servizi televisivi e temi scolastici in presa diretta, ma anche di progetti come Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85, album che i Bluvertigo pubblicarono quasi 15 anni dopo, nel 1999. L’attenzione di Testori per la neve, di cui l’editoriale del 1985 è la summa, torna, infine, al centro nelle ultime sale del percorso espositivo, dove la neve attraversa poesie, lettere e testi dedicati agli artisti da lui amati – da Courbet a Varlin – testimoniando il rapporto filiale tra l’autore e questo elemento capace di riunire in sé natura e poesia.













